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La��abbandono

Questo spazio chiamato ‘editoriale’ lo usiamo per proporre spunti di riflessione, qualche nostro convincimento e, a volte,A�piccole provocazioni. Spesso trattiamo argomenti troppo grandi per stare interamente in una pagina o nelle nostre competenzeA�e molte volte aggiungiamo briciole della nostra esperienza.
Sono solo opinioni che non hanno nessuna pretesa di veritA� o di esaustivitA�.

La��abbandono

L’abbandono A? un’esperienza traumatica che, prima o poi, ci tocca tutti almeno una volta nella vita. E’ il risultato di una relazione che si rompe unilateralmente, senza che l’abbandonato possa farci qualche cosa per rimediare. La morte di una persona cara A? un caso limite. Ma si puA? essere abbandonati perchA? il lavoro porta l’amato lontano, oppure perchA? una persona si innamora di un’altra persona, e in questo caso all’abbandono si associa al tradimento, oppure puA? succedere che un amore finisca e che, tra l’uno e l’altra, si frapponga l’indifferenza di uno dei due verso il compagno. Ma come abbiamo detto si abbandona anche per la morte, spontanea o procurata con il suicidio.

Per chi resta, per l’abbandonato, A? sempre un trauma. Tutto deve essere rivisto, la nostra stessa identitA� subisce una dolorosa trasformazione. Inizia un lavoro che A? simile al lutto se l’ex partner A? in vita, ed un lutto vero e proprio se la perdita A? irreversibile e senza possibilitA� d’appello. Farsene una ragione puA? richiedere molto tempo e molte energie.
Nel caso della rottura di una relazione amorosa potrebbe essere semplice : il ragazzo o la ragazza non ti ama piA?, volgi lo sguardo altrove aperto a un nuovo incontro amoroso che potrebbe persino essere piA? appagante. Ma le cose non vanno cosA�, non nella maggior parte dei casi, non se la relazione era di lunga durata. Un mio amico mi raccontA? che quando fu lasciato dalla sua ragazza si sentA� come se gli avessero tagliato un orecchio. Forse per lui era molto importante quello che si dicevano, quello che lei diceva, al punto che l’abbandono gli aveva procurato una sorditA� fantasma: udiva tutto tranne ciA? che avrebbe desiderato, la voce di lei, le sue parole, i suoi argomenti. Ma si possono riferire altri disturbi: chi si sente mancare una mano, o le gambe, chi soffre di insonnia. Ogni storia di abbandono A? seguita da una serie di ‘segni’ che ci dicono come immaginiamo che il corpo sia coinvolto.
Il corpo stesso si fa metafora di quanto vive l’anima.

Con l’abbandono si sperimenta l’essere gettati nel mondo, proprio come al momento della nascita, solo che non ci sono braccia amorevoli che ci accolgono, soffriamo il freddo per la mancanza di quanto umanamente ci scaldava, soffriamo la fame perchA? viene meno quel nutrimento simbolico su cui contavamo. Diventiamo animali inquieti oppressi dal bisogno di cercare nuovi appagamenti e la disperazione di non riuscire a rimpiazzare chi ci ha abbandonati. Lo odiamo e l’invochiamo. Ci si sente nudi, dimezzati e fragili. Si ha paura e si risponde in uno dei tre modi possibili: attacco, fuga o paralisi, spesso con l’aiuto, ma a volte anche con l’abuso, di farmaci che possano sedare il dolore, la depressione o l’ansia.
L’esperienza dell’abbandono per alcuni uomini puA? essere cosA� devastante che non riescono ad accettarlo e arrivano a commettere un femminicidio seguito spesso da un suicidio.

Da piA? parti si sentono proporre rimedi, ricette culturali, per prevenire simili gesti: educazione ai sentimenti, educazione al rispetto della libertA� e del corpo dell’altra che mai puA? appartenerci come ci appartengono le cose.
Non lo so. E’ difficile capire in che misura e perchA� gli uomini e le donne vivano l’abbandono in modo tanto differente. Le donne sembrano piA? attrezzate, non so se naturalmente o culturalmente, ad affrontare un abbandono. La donna sa prendersi cura di sA� in modo differente e piA? intenso, cura sA�, cura la sua casa, i suoi amici. L’uomo manca di questa pratica, A? portato a pensarsi oggetto di cure che altri gli devono dispensare, A? frequente che, dopo una separazione, le amiche portino il sugo giA� cucinato all’uomo separato, difficile che facciano la stessa cosa con la donna separata. Il maschio lo si consola e soccorre molto piA? di quanto non si faccia con le femmine. Il maschio tende a rimpiazzare velocemente; la donna sa prendersi anche lunghe pause di riflessione da sola. Culturalmente gli uomini sono meno attrezzati a subire un abbandono. C’A? una differenza di genere nel vivere l’abbandono. Le donne ne parlano spesso tra di loro, gli uomini sono piA? restii a queste confidenze, dicono poco e cosA� facendo si spezzano piA? facilmente e piA? drasticamente.
L’uomo fatica a concepire l’abbandono.

Forse raccontare la nascita, i continui progressi fatti dopo la separazione dalla madre o da chi ne fa le veci, puA? essere una nuova ricetta, per ricordare a se stessi le proprie risorse a fronte di una separazione non voluta. E per le madri bisogna dire che potrebbero preparare i figli a conoscere i primi piccoli abbandoni, senza approfittare del grande potere che da l’avere la massima cura dei figli perchA� non si stacchino, perchA� non vadano via, per tenerli sempre con sA� legati con i lacci dell’amore materno.
Non so se mille piccoli abbandoni possano preparare al grande abbandono, forse non c’A? sempre un rimedio per tutti i grandi dolori della vita, eppure anche questi fanno parte della nostra storia personale e ci costituiscono come persone capaci di empatia, di capire qualcosa di piA? e condividerlo con gli altri, perchA�, come insegnano le donne, parlarne A? meglio.

Infine, una mia amica, che pare tanto sapere, dice che l’abbandono significa dolore ma anche lasciare sA� stessi allo stordimento emotivo.
Vanno lavorati entrambi; noi maschi siamo poco capaci in questi casi.
Dice che siamo abili nei processi sostitutivi; compriamo donne e sentimenti. Alla fine perA? rimaniamo soli…e cosA� ricomincia la ruota.

I generi vivono differenti solitudini ed abbandoni.

 

 

 

tags: #abbandono #amore

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