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Uso di droghe. Modalità di accertamento dello stato di alterazione psico-fisica

giaocomo chiuchini

Avv. Giacomo Chiuchini
[Avvocato del Foro di Arezzo]
e.mail: giacomochiuchini@gmail.com

Nell’articolo precedente è stato analizzato il reato di “guida in stato di alterazione psico-fisica per uso di sostanze stupefacenti”, disciplinato dall’art. 187 del Codice della Strada.
Oggi ci occuperemo di come gli Organi di Polizia stradale possono verificare lo stato di alterazione psico-fisica del conducente.
Preliminarmente, è opportuno ricordare che la condotta tipica del reato previsto dall’art. 187 C.d.s. non è quella di chi guida dopo aver assunto sostanze stupefacenti, bensì quella di colui che guida in stato d’alterazione psico-fisica determinato da tale assunzione. Pertanto, il reato in esame sussiste solamente quando lo stato psico-fisico del conducente risulta alterato, e quindi pericoloso per la propria e l’altrui incolumità personale.
Orami, infatti, è consolidato in Giurisprudenza l’orientamento che ritiene che perché possa “affermarsi la responsabilità dell’agente non è sufficiente provare che, precedentemente al momento in cui lo stesso si è posto alla guida, egli abbia assunto stupefacenti, ma altresì che egli guidava in stato di alterazione causato da tale assunzione” (da ultimo, sentenza Cass. Penale n. 3623 del 14.01.2016).
E’ quindi necessario accertare lo stato di alterazione psicofisica della persona e non la mera assunzione delle sostanze stupefacenti o psicotrope.
Ciò premesso, si evidenzia come il reato in oggetto si compone, in relazione alle modalità di accertamento, di due elementi costitutivi.
Il primo, obbiettivamente rilevabile dagli stessi Organi accertatori senza l’ausilio di strumentazioni particolari, è il semplice stato di alterazione per il quale possono valere i soli indici sintomatici del conducente.
Il secondo invece, consiste nell’accertamento specifico della presenza nei liquidi fisiologici del conducente di tracce di sostanze stupefacenti o psicotrope, al di là del dato quantitativo o qualitativo (che non rilevano affatto, come invece accade per la guida in stato di ebbrezza di cui all’art. 186 Cds).

Il comma 2 dell’art. 187 C.d.s. prevede una procedura standardizzata attraverso la quale gli Organi di Polizia stradale possono compiere anzitutto una “pre-analisi”: è la prima fase, nella quale a discrezione degli stessi si può procedere ad un controllo preventivo per rilevare l’alterazione. Lo stesso codice parla di accertamenti da eseguirsi “nel rispetto della riservatezza personale e senza pregiudizio per l’integrità fisica”, non invasivi per colui che sia sottoposto al controllo: nello specifico, si tratta di verifiche attraverso apparecchi portatili (simili all’etilometro), o attraverso il controllo visivo-percettivo del soggetto fermato (ad es. arrossamento degli occhi, odore di droghe nell’abitacolo o nella persona, lentezza nei riflessi, difficoltà a parlare o a deambulare, vistosa sonnolenza o particolare eccitazione…).
La seconda modalità di accertamento è quella basata su specifici esami scientifici da effettuarsi sui liquidi biologici del conducente.
Al comma 2 bis dell’art. 187 del C.d.S. si prevede che vi è la possibilità per gli Organi di Polizia, laddove la prima fase abbia dato esito positivo, di effettuare, a mezzo di personale sanitario ausiliario presente in loco, esami istantanei clinico-tossicologici e strumentali o analitici su campioni di mucosa (tra i più noti sistemi di accertamento, previsti dal comma 2-bis, vi rientra il c.d. “tampone”).
Il comma 3 dell’art. 187 C.d.S., infine ha tipizzato le ipotesi nelle quali gli Organi di Polizia devono accompagnare il conducente, presso le competenti strutture sanitarie, per il prelievo di campioni liquidi biologici necessari ad accertare in concreto la presenza di sostanze stupefacenti o psicotrope. Tale esame, che deve avvenire sempre nel rispetto della riservatezza personale, viene disposto quando vi sia stato esito positivo nelle verifiche preliminari, quando il conducente si rifiuti di sottoporsi al prelievo istantaneo, quando le Autorità competenti abbiano ragionevole motivo di ritenere che il conducente si trovi nello stato di alterazione dall’assunzione di tali sostanze proibite, e quando lo stesso conducente del veicolo rimanga coinvolto in un incidente stradale.

Come anticipato, però, non basta provare la sola assunzione di sostanze stupefacenti da parte del conducente, posto che questa potrebbe essere riscontrata nei fluidi biologici fino a diversi giorni prima dall’effettiva assunzione, ma serve anche per dare concreta dimostrazione del fatto che la guida sia stata alterata. Le tracce degli stupefacenti permangono infatti nel tempo, quindi l’esame tecnico potrebbe avere un esito positivo in relazione a un soggetto che ha assunto la sostanza giorni addietro e che, pertanto, non si trova al momento dell’accertamento in stato di alterazione.

In conclusione, ai fini della configurazione del reato della guida in stato di alterazione psico-fisica per uso di stupefacenti, dovrà essere dimostrata congiuntamente sia la presenza di tali sostanze nella persona del conducente sia che l’assunzione sia avvenuta in un periodo recente, cioè poco prima di essersi messo alla guida del veicolo, e abbia provocato uno stato consequenziale di alterazione psico-fisica.

Avv. Giacomo Chiuchini
[Avvocato del Foro di Arezzo]
e.mail: giacomochiuchini@gmail.com

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