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I “falsi positivi” agli esami tossicologici

Avv. Giacomo Chiuchini
[Avvocato del Foro di Arezzo]
e.mail: giacomochiuchini@gmail.com

L’accertamento dello stato di alterazione psico-fisica del conducente: i c.d. “falsi positivi”
Negli articoli precedenti è stato analizzato il reato di “guida in stato di alterazione psico-fisica per uso di sostanze stupefacenti”, disciplinato dall’art. 187 C.d.s., nonché le modalità di accertamento del connesso stato di alterazione psico-fisica, a cui si rimanda per l’esame generale della fattispecie criminosa.
Oggi analizziamo la specifica problematica dei c.d. “falsi positivi”.

Il terzo comma della sopracitata norma, indica le modalità attraverso le quali si deve accertare se il conducente si trovi o meno in uno stato di alterazione psico-fisica per aver assunto sostanze stupefacenti, stabilendo che “gli agenti di polizia stradale, debbano accompagnare il conducente presso strutture sanitarie fisse o mobili afferenti ai suddetti organi di polizia stradale ovvero presso le strutture sanitarie pubbliche o presso quelle accreditate o comunque a tali fini equiparate, per il prelievo di campioni di liquidi biologici ai fini dell’effettuazione degli esami necessari ad accertare la presenza di sostanze stupefacenti o psicotrope”.

La norma è chiara nel prevedere l’obbligo gravante sugli agenti di polizia stradale di accompagnamento del soggetto fermato presso una struttura medica per procedere ad appurare lo stato di alterazione psico-fisica mediante visita medica, nonché per l’effettuazione dei prelievi funzionali all’accertamento della presenza di sostanze psicotrope o stupefacenti nell’organismo del medesimo nonché della loro quantità e tipologia.
Lo stato di alterazione del conducente può essere accertato esclusivamente nei modi stabiliti dall’art. 187 C.d.s., ovvero attraverso un esame tecnico dei campioni di liquidi biologici, dovendosi escludere modalità di accertamento differenti, richiedendosi a tal fine conoscenze tecniche specialistiche sia in relazione alla quantificazione che alla individuazione delle sostanze; nonché previo esperimento di una visita medica che certifichi uno stato di alterazione psico-fisica riconducibile all’assunzione di sostanze stupefacenti o psicotrope.
Tuttavia, nonostante la norma sia evidentemente volta a disciplinare in modo dettagliato il procedimento di accertamento dello stato di alterazione del soggetto fermato tramite il ricorso a soggetti e processi caratterizzati da precise conoscenze tecniche, sussistono problematiche in ordine al campionamento del materiale biologico, agli esami da condurre sullo stesso ed alla lettura degli esiti dei medesimi.
In particolare, quanto agli esami effettuati sul materiale biologico campionato è possibile che le analisi, soprattutto se effettuate con test rapidi e superficiali, forniscano “falsi positivi” cioè indichino la presenza di sostanze stupefacenti o psicotrope o loro residui, nonostante la mancata assunzione delle stesse da parte del conducente.
Errori nei test anti-droga (la cui stima, secondo una recente indagine, è di circa il 5%) possono essere causati dall’assunzione di numerose sostanze legali, quali ad esempio, alcuni medicinali (sciroppo per la tosse, farmaci per il raffreddore, antidepressivi, antibiotici, etc…), ma anche prodotti non medici come shampoo o olii di contenenti canapa, semi di papavero, etc…L’assunzione di queste prodotti in un periodo precedente all’accertamento sul campione biologico del conducente, possono fare ritenere, in maniera falsata, che il medesimo abbia assunto sostanza stupefacenti, con le relative e gravi conseguenze penali ed amministrative di cui all’art 187 Cds.
E’ quindi necessario che il campione di materiale biologico venga custodito al fine di ripetere eventualmente l’analisi, qualora il conducente ritenga di non avere assunto sostanze stupefacenti e voglia quindi provarlo al fine di evitare la condanna.

E’ ormai prassi eseguire successivamente alle analisi di primo livello (o “test di screening”), analisi di secondo livello da effettuarsi nei successivi sei o dodici mesi.
Quelle di secondo livello sono analisi più approfondite idonee ad accertare l’effettività o meno dell’assunzione delle sostanze in questione e sono ad esempio il test cromatografico unito a quello spettrometrico di massa.
Il rischio di “falsi positivi” sussiste anche con riferimento al tipo di materiale biologico campionato.
Ad esempio, è stato riscontato che le analisi effettuate su campione di sangue, ove positive, sono correlabili alla possibile assunzione di sostanze stupefacenti o psicotrope nell’arco di alcune ore, mentre dove si utilizzino le urine, l’analisi positiva risulta indicativa di un’assunzione delle sostanze in questione ore o addirittura giorni prima rispetto al momento del prelievo.
Proprio per evitare di falsare gli accertamenti necessari, il legislatore ha previsto la necessità non solo di ripetere le analisi tenendo conto del materiale biologico campionato, ma anche di sottoporre la persona fermata a visita medica, proprio al fine di poter collegare con certezza la presenza di sostanze stupefacenti o psicotrope alla situazione di alterazione psico-fisica riscontrata.
Infine, si sottolinea come lo stato di alterazione psico-fisica può, però, essere desunto da qualsiasi elemento sintomatico dell’assunzione di sostanze psicotrope o stupefacenti quali l’alterazione della deambulazione, il linguaggio sconnesso, la sonnolenza o la difficoltà di movimento, tuttavia è necessaria una fase di accertamento che sia caratterizzata dall’effettuazione di analisi di liquidi biologici anche ripetute nel tempo nonché della sottoposizione del fermato a visita medica volta ad attestare il collegamento tra lo stato confusionale tipico dell’alterazione psico-fisica e l’assunzione di sostanze stupefacenti.

Avv. Giacomo Chiuchini
[Avvocato del Foro di Arezzo]
e.mail: giacomochiuchini@gmail.com

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