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EROINA in casa, COCAINA fuori. MARIJUANA con buoni amici

E’ conoscenza di tutti il fatto che ogni esperienza viene vissuta e giudicata secondo la sua particolarità ed anche in rapporto all’ambiente che complessivamente circonda l’esperienza.
Il nostro stato d’animo, il posto in cui incontriamo l’evento, le persone che partecipano, le aspettative attese e sperate per quanto dovrebbe accaderci sono parti essenziali di un accadimento.
E se il fatto avviene in contesti che non ci piacciono, conseguentemente non ci piace quanto capita o potrebbe accadere.

Tutto questo riguarda anche l’uso di droghe, i cui “risultati” non sono solo diretta conseguenza della loro specifica azione ma sono fortemente condizionati dall’ambiente in cui avviene l’utilizzo.
A fare un piccolo esempio è quanto viene riferito da chi fuma la cannabis e derivati.
Un buon ambiente, gente sentita come simpatica, uno stato mentale libero da problemi predispone ad una assunzione prevedibilmente piacevole;  al contrario, fumare in un contesto sentito come estraneo, giudicante o avverso può vanificare gli effetti, renderli addirittura spiacevoli (paranoia) o può impedire l’azione di fumare e preferire di fare altro.

A conferma di ciò vi sono i risultati di uno studio condotto all’Università del Sussex da neuroscienziati italiani (Università La Sapienza di Roma ) e pubblicato dal Journal of Neuroscience. Costoro hanno testato l’ipotesi del disadattamento (mismatch hypothesis) ovvero che se l’assunzione di eroina o di cocaina avviene in contesti non “idonei “ – eroina in un ambiente pubblico o cocaina in uno privato, a casa – si crea un contrasto emotivo che può impedire l’espressione del piacere atteso.

Per questo hanno misurato l’attività cerebrale – con risonanza magnetica funzionale – di pazienti “consumatori”nel momento in cui raccontavano, pensavano alle loro esperienze con le droghe.
I risultati hanno mostrato che:
• tra gli eroinomani, nove su dieci degli eroinomani (89,1%) riportavano che l’esperienza era piacevole quando utilizzavano eroina a casa
• meno di quattro su dieci (il 39,1%) hanno riportato uno stato positivo quando il consumo di eroina avveniva fuori casa
• il 50% dei cocainomani ha riferito di uno stato piacevole o misto (17,3%) durante l’assunzione di cocaina fuori casa; al contrario, solo poco del 25% di questi ha riportato uno stato piacevole se la cocaina veniva assunta a casa.

L’importanza di quanto rilevato, interessa anche la fase di trattamento.
Il professor Badiani, direttore del SARIC (Sussex Addiction Research and Intervention Centre) ha infatti affermato:
….Il solo metadone non è sufficiente a trattare la dipendenza da eroina. Il trattamento deve essere complessivo ovvero affrontare importanti fattori sociali e ambientali.
Per esempio, interventi basati sull’evidenza come la terapia cognitivo comportamentale o le applicazioni telefoniche (app da smartphone) cui le persone possono accedere ovunque e in qualsiasi momento nella loro vita reale se in uno stato di urgenza di uso dovrebbero essere una parte fondamentale del processo di trattamento…”

In sostanza come le droghe possono non produrre gli effetti desiderati se le circostanze non sono giuste, al pari un trattamento deve essere “contestualizzato” e prodotto nelle migliori e più complessive condizioni.
g. montefrancesco

Fonte
Silvana De Pirro, Gaspare Galati, Luigi Pizzamiglio, Aldo Badiani. The affective and neural correlates of heroin vs. cocaine use in addiction are influenced by environmental setting but in opposite directions. The Journal of Neuroscience, 2018; 0019-18 DOI: 10.1523/JNEUROSCI.0019-18.2018

Due parole sull'autore

Giuseppe Montefrancesco

Dal 2004 è Direttore Scientifico del “Centro Studi sulle Dipendenze Patologiche” (Ce.S.Di.P.) presso il Dipartimento di Farmacologia “G. Segre”. Dal 2011 è Responsabile della Unità Operativa “Prevenzione Dipendenze Patologiche” della Azienda USL 7 di Siena.

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