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Fare arte fa stare bene.

Secondo un nuovo studio condotto presso la Drexel University e pubblicato in The Arts in Psychotherapy, 2017, le vie cerebrali di ricompensa diventano più attive mentre si esercitano attività artistiche.
Girija Kaimal, EdD, professore ordinario presso il College of Nursing and Health Professions, ha condotto la ricerca utilizzando la tecnologia fNIRS (spettroscopia funzionale a infrarossi); con questa ha misurato il flusso ematico nelle aree del cervello relative al sistema delle ricompense mentre i partecipanti allo studio completavano differenti attività artistiche.
Kaimal ha detto: “.. ci può essere un piacere intrinseco a fare attività artistiche indipendentemente dai risultati finali. A volte, tendiamo ad essere molto critici rispetto a ciò che facciamo, perché abbiamo introiettato giudizi di ciò che è artisticamente valido o meno e, quindi, chi è esperto e chi no; in questo modo ci priviamo di una fonte di piacere percepita e prodotta dal cervello “.

26 partecipanti hanno completato tre diverse attività, con periodi di riposo tra le stesse, e contemporaneamente veniva loro registrata l’attività cerebrale.
Durante tutte e tre le produzioni artistiche vi è stato un aumento del flusso sanguigno nella corteccia prefrontale del cervello rispetto ai periodi di riposo in cui il flusso di sangue ritornava ai valori normali.
La corteccia prefrontale è correlata al controllo dei nostri pensieri, dei sentimenti e delle azioni. È anche legata ai sistemi emozionali e motivazionali ed è parte del circuito di ricompensa cerebrale. Quindi l’osservazione di un aumentato del flusso di sangue in queste aree può significare probabilmente che un persona sta vivendo sentimenti legati alla ricompensa, al piacere e a sensazioni di benessere.
Ci sono state alcune distinzioni tra le attività d’arte svolte dai partecipanti; lo scarabocchiare attorno o dentro ad un cerchio è quello che ha determinato il maggior flusso nelle aree di studio ma in sostanza non vi erano differenze significative tra le prove.
I ricercatori hanno anche voluto vedere se precedenti esperienze con l’arte potevano influenzare l’attività cerebrale ovvero se questo influenzava il piacere ricavato; tra i partecipanti “gli artisti” soffrivano di più l’attività di colorazione.

Questi risultati relativi agli artisti rispetto a non artisti non sono risultati comunque statisticamente significativi e nel complesso vale soprattutto la constatazione che qualsiasi forma di produzione d’arte determina una imponente e significativa attivazione dei circuiti della di ricompensa.
Tutto ciò è importante sia per i terapeuti d’arte che vedono in questa uno strumento prezioso per la salute mentale ed anche per ciascun individuo che può ricavare benessere operando attività artistiche senza dover pensare di dover essere un dotato o un esperto.
L’arte fa bene sempre.
montefrancesco

Fonte
Girija Kaimal, Hasan Ayaz, Joanna Herres, Rebekka Dieterich-Hartwell, Bindal Makwana, Donna H. Kaiser, Jennifer A. Nasser. Functional near-infrared spectroscopy assessment of reward perception based on visual self-expression: Coloring, doodling, and free drawing. The Arts in Psychotherapy, 2017; 55: 85 DOI: 10.1016/j.aip.2017.05.004

Due parole sull'autore

Giuseppe Montefrancesco

Dal 2004 è Direttore Scientifico del “Centro Studi sulle Dipendenze Patologiche” (Ce.S.Di.P.) presso il Dipartimento di Farmacologia “G. Segre”. Dal 2011 è Responsabile della Unità Operativa “Prevenzione Dipendenze Patologiche” della Azienda USL 7 di Siena.

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