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Marijuana, vomito, acqua calda e peperoncino.

Seppure può sembrare un paradosso ma la cannabis (la marijuana), che nel suo potenziale profilo terapeutico – confermato da diversi studi ed osservazioni cliniche – ha indicazione di controllare il vomito in pazienti con tumori o in altre circostanze, può essa stessa indurre nei forti fumatori iperemesi (nausea e vomito ripetuti e incontrollabili).

La condizione non è frequente, pare presentarsi dopo un arco di tempo lungo (dopo esperienze di anni di fumo continuativo e pesante) e in fase acuta costringe l’individuo a ricorrere con urgenza al pronto soccorso per ripetuti e incoercibili episodi di vomito, nausea, dolori addominali, sudorazione eccessiva e progressiva perdita di peso.
Il danno renale può ovviamente sopravvenire per la disidratazione.

Gli episodi paiono risolversi entro una o due settimana o anche assumere un andamento ciclico.
Il genere femminile sembra, secondo i racconti, più interessato da questi effetti.
In ospedale i pazienti venivano trattati con aloperidolo per breve tempo (es. il Serenase) per l’attività antiemetica posseduta dai butirrofenoni (antipsicotici…)

La ragione sino a qualche tempo fa non sembrava soddisfacente.
L’idea che ciò avvenisse di più in persone che certamente fumavano da molti anni, ma anche in taluni che non avevano queste abitudini, aveva fatto pensare che, forse, tutti i casi erano dovuti ad una caratteristica individuale ovvero erano lenti metabolizzatori dei cannabinoidi e questo portava ad un progressivo, seppure lento, accumulo della sostanza che causava questo stato tossico.
Ciò poteva essere nelle ragioni del quadro ma a complicare tutto vi era il fatto – questo veramente, sinora, inspiegabile – che una bona, calda, quasi bollente doccia o bagno alleviava rapidamente tutta la sintomatologia.
Naturalmente cessare di fumare risolve i sintomi ma è una ovvia conseguenza; meno spiegabile era appunto l’azione dell’acqua calda.

Perché allora ?

La causa pare sia dovuta al fatto che l’uso cronico di cannabis altera la motilità gastrica ed assieme diminuisce e “disordina” un altro tipo di recettore su cui agiscono queste sostanze; si tratta dei recettori vanilloidi, precisamente il sottotipo 1 di questi o TRPV1.
Il caso vuole che questo stesso tipo di recettore venga attivato, oltre che dalla marijuana, anche dalla capsaicina (principio attivo del peperoncino) e da segnali di calore, quale ad es. l’acqua calda. Con l’uso cronico la marijuana non riesce più ad attivare i recettori dei vanilloidi che, al contrario, vengono stimolati proprio dall’acqua calda e dalla capsaicina.
Questo può spiegare l’uso delle docce bollenti ed anche il miglioramento osservato in pazienti dopo trattamento con capsaicina topica.

montefrancesco

Andrew M. Moon, et al., Successful Treatment of Cannabinoid Hyperemesis Syndrome
with Topical Capsaicin, ACG Case Rep J, 2018;5:e3.

Due parole sull'autore

Giuseppe Montefrancesco

Dal 2004 è Direttore Scientifico del “Centro Studi sulle Dipendenze Patologiche” (Ce.S.Di.P.) presso il Dipartimento di Farmacologia “G. Segre”. Dal 2011 è Responsabile della Unità Operativa “Prevenzione Dipendenze Patologiche” della Azienda USL 7 di Siena.

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