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Un paradiso artificiale per un suicidio assistito.

Tutti noi normodotati siamo liberi di porre fine alla nostra vita se lo vogliamo veramente. In modo cruento e solitario. Lontano dalle persone care, da quelle che nella sofferenza abbiamo avuto vicino e che avremmo voluto vicino anche nel momento del commiato.
DJ Fabo da anni, in seguito ad un grave incidente, era rimasto tetraplegico e cieco. Chi ha sentito il suo ultimo messaggio sa che poteva comunicare verbalmente solo con grande fatica.
Tutti i media oggi ci ricordano cosa fosse stata la sua vita prima dell’incidente, con quanta intensitA� l’avesse vissuta. Quasi a rendere piA? drammatico, per confronto, il suo stato a seguito dell’incidente.
E’ dovuto emigrare per compiere quel gesto che in Italia gli era negato per vuoto legislativo.
Aveva dovuto chiedere a un politico quale A? Marco Cappato, radicale dell’associazione Luca Coscioni, di accompagnarlo e che ora rischia dai 5 ai 12 anni di carcere.
Lo Stato italiano non solo impedisce ciA? che DJ Fabo ha potuto fare in Svizzera, ma impedisce di farlo circondati dagli affetti di cui in quel momento si puA? non solo aver bisogno ma aver conforto. Anche questo gli A? stato negato.
Con la dipartita di DJ Fabo proviamo leggerezza e sollievo: finalmente ha smesso di soffrire e ha ottenuto quello che cosA� profondamente voleva .
Finalmente libero da quell’inferno di dolore, di dolore, di dolore, come diceva lui. Finalmente libero? Possiamo dire provocatoriamente che forse per alleviare la sua angoscia di vivere si poteva tentare l’uso di oppiacei…..forse anche di eroinaa��.la��uso progressivamente aumentato di dosi di eroina che consente una completa anestesia emotiva affrancando la��uomo dalla��angoscia del vivere.
Aggiungo sempre provocatoriamente che la stessa eroina (che in realtA� non a�?servea�? a nulla e potrebbe cosA� acquisire uno status vagamente terapeutico) potrebbe evocare un risveglio verso la vita considerato anche il grandissimo piacere che procura.
Quindi la��eroina al posto dei barbiturici.A�
Per una buona morte o per risentire la vita e rinunciare al suicidio.
Si potrebbe discutere no?
Quanto scritto in grassetto sono mie personali opinioni – dott. G. Montefrancesco – e prima di tutto voglio scusarmi con i lettori che potrebbero giudicare le affermazioni scandalose ed inopportune. Sono tantissimi anni che lavoro e studio nel campo delle dipendenze patologiche e spesso mi A? sopravvenuta l’idea di ragionare attorno alla possibile utilitA� dell’eroina. Dico in particolare dell’eroina e non degli oppiacei senza i quali l’umanitA� non avrebbe potuto controllare le innumerevolissime urgenze accompagnate dal dolore. Per questo immenso regalo possiamo ringraziareA�Dio.
L’eroina A? altra cosa sia per gli effetti che per la sua reale “controllabilitA�” farmacologica. Poi parlo di una sostanza illegale, di una sostanza che continua a fare decessi veri e procurare mille gravi problemi ma volevo aprire una discussione e forse anche un’altro tabA?. Comunque chiedo scusa.

Seguiremo ora le vicende di Cappato che ha deciso di autodenunciarsi per aver accompagnato DJ Fabo a fare quello che ha fatto. Sperando che si apra un bel dibattito all’altezza della sfida che la questione comporta e capace di far progredire l’iter legislativo. Ci fosse stata la possibilitA� anche in Italia forse il grande regista Monicelli non si sarebbe buttato dalla tromba delle scale e forse tanti non sarebbero costretti a impiccarsi o tagliarsi, o sfinirsi di alcol e psicofarmaci.
E si poterebbe parlare del desiderio di farla finita con una vita quando questa ha perso di senso ai nostri occhi. Dovrebbe non essere un tabA?. Bisognerebbe poterne parlare.
Bisognerebbe essere liberi di decidere e ricevere la piA? adeguata assistenza.

Carla Rocchi
giuseppe montefrancesco

Due parole sull'autore

Giuseppe Montefrancesco

Dal 2004 è Direttore Scientifico del “Centro Studi sulle Dipendenze Patologiche” (Ce.S.Di.P.) presso il Dipartimento di Farmacologia “G. Segre”. Dal 2011 è Responsabile della Unità Operativa “Prevenzione Dipendenze Patologiche” della Azienda USL 7 di Siena.

Una replica a “Un paradiso artificiale per un suicidio assistito.”

  1. francesco ha detto:

    E’ uno scritto molto bello e colpisce nel profondo. Ho una zia, che era medico, che alla fine ha deciso di vivere con un tumore senza chemio ed aveva una sacchetta da cui prendeva quando aumentava il dolore eroina.
    Ed ha passato gli ultimi mesi vicino alle persone più care.

    Quello che scrivete è, dunque, realtà.

    Ora non so se un chiunque possa o meno, opportunamente seguito dal medico, fare uso di tali sostanza per fini teraupetici.

    Penso e sono d’accordo con voi che vada fatta una sera riflessione

 

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