uep_logo
Strada delle Scotte, 6 53100 Siena
tel 0577 233228
info@insostanza.it

Sei in:

Il digiuno A? una droga potente e poco onerosa, spesso si dimentica di dirlo.

Il digiuno A? una droga potente e poco onerosa, spesso si dimentica di dirlo. Lo stato di denutrizione anestetizza il dolore, le emozioni, i sentimenti, e funge, in un primo tempo, da protezione. La��anoressia nervosa A? una dipendenza che fa credere al controllo mentre invece porta il corpo verso la distruzione.A�Niente si oppone alla notte – Delphine De Vigan
La foto A? di Daniellehelm: Take this poison from inside of me.

A�Testo della storia inviata

Sono sempre stata una ragazza sicura, piena diA�energie, forte… O almeno credevo di esserlo. L’anno scorso, finite le feste di Natale e leA�”sane” abbuffate, decisi di perdere peso, inA�realtA� sarebbero bastati 2-3 kg, non di piA?!
Inizialmente la mia dieta poteva considerarsiA�equilibrata: ho limitato il consumo di carboidratiA�aumentando invece la frutta e la verdura, questoA�mi faceva sentire fiera e sentivo di avere il
controllo della situazione, del mio corpo. I mesiA�passavano ed i chili se ne andavano Insieme aA�questi ma quella dieta equilibrata si stavaA�trasformando in una gabbia troppo stretta :A�iniziai ad eliminare pane, pizza, pasta o dolciA�perchA� la voglia di vedere i risultati in frettaA�era maggiore della voglia che avevo verso queiA�cibi, ma poi, c’erano quelle giornate buie, tristiA�e troppo pesanti per una ragazza di 46 kg,A�necessitavo di un sostegno e la mia ancora divenneA�il cibo, l’abbuffata. Iniziavo a mangiare e nonA�ero piA? capace di smettere, sentivo il mioA�stomaco urlare “ancora, ancora” , il mio palato,A�dopo tanto, sentiva di nuovo l’esplosione di queiA�sapori e nella mia testa mi ripetevo ” nonA�preoccuparti, puoi permettertelo, hai perso moltiA�chili e puoi esagerare!” Ma ero ancora ingenua eA�forse “stupida” per rendermi conto che non siA�trattava di una tantum, di una cosa normale, laA�mia era , e lo A? tutt’ora, una malattia.
Me neA�resi conto maA�le abbuffate diventavano sempre piA? grandi, ingestibili e l’unico modo perA�sentirmi meno in colpa era quello: davanti laA�tazza del water con due dita in gola.
La situazione A? andata avanti all’insaputa diA�tutti per un anno perchA� quando tutti tiA�considerano d’acciaio mai nessuno ti chiede ” vaA�tutto bene?” Si, Avrei tanto voluto sentirmi direA�questa frase, sarei scoppiata a piangere e forseA�mi sarei fermata prima ma sono comunque riuscita aA�non vomitare tutta la mia forza e, nonostante nonA�sia affatto guarita, sono riuscita a parlarne conA�mia madre e non A? un traguardo da poco!
Amatevi, amatevi, amatevi all’infinito eA�mostratevi cosA� come siete, siamo donne, scusateA�siamo Donne!

Risposta

Carissima l’anno scorso avevi solo sedici anni. Eri nel pieno dell’adolescenza, in quell’alternarsi di voglia di diventare donna e di paura di lasciarsi alle spalle le certezze dell’infanzia quando tutto, o molto, A? di norma delegato agli adulti.A�Non A? mai stato semplice diventare adulti e diventare donna presenta qualche criticitA�.A�Eri una ragazzina forte e lo sei tutt’ora.

L’anoressia e la bulimia sono solo dei sintomi della tua fase di crescita. Sintomi gravi, importanti di una malattia dalla quale si puA? uscire con gli aiuti appropriati e senza sottovalutarla.
Dietro la storia del sintomo e della malattia che tu cosA� bene racconti, c’A? una biografia che giustamente non appare. Rapporti, relazioni, esperienze, affetti e quelle giornate ‘buie, tristi e troppo pesanti, fatte di chissA� cosa, ma comunque troppo pesantiA� per i tuoi 46 Kg.

Ancora A? il titolo di un saggio di Lacan dedicato al desiderio femminile. ‘Ancora, ancora‘ recita il desiderio femminile mai pago. Ancora A? la cifra di quell’eccesso che spinge la donna a cercare la realizzazione in ogni campo, non solo professionale, come per lo piA? capita agli uomini, ma anche affettivo. Ma si puA? procedere solo per obiettivi e non sempre A? possibile raggiungerli. Crescere significa anche avere a che fare con queste frustrazioni e la forza per sopportarle non A? data una volta per tutte cosA� come una volta per tutte nonA� A? data la soddisfazione del raggiungimento poichA� ne vorremo ancora e poi ancora.

Pensare di essere cosA� forti da poter fare a meno dell’affetto profondo di qualcuno A? una sorta di anoressia affettiva che, prima o poi, ci espone all’esperienza bulimica in cui se ne vorrebbe all’infinito, in uno stato di totale dipendenza dall’altro.
Lunga e complessa A? la strada per imparareA� a gestire il fragile equilibrio tra autonomia e bisogno di legami importanti. Come per il cibo A? difficile individuare la giusta dose tra narcisismo e apertura all’Altro;A� la doseA� piA? appropriata al nostro corpo e alla nostra psiche. La giusta dose ora dell’uno e oraA� dell’altro.

C.C.R.

————–

Due parole sull'autore

Carla Caterina Rocchi

Dottoressa in Filosofia, indirizzo Morale e Politico, insegnante di materie psicopedagogiche. Editorialista. I miei interessi riguardano le riflessioni in ambito esistenziale, sociale e culturale correlato alla ricerca della felicità e al benessere delle persone...

I commenti sono chiusi.

 

LE CREAZIONI DI INSOSTANZA