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dott. Giuseppe Montefrancesco

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I cannabinoidi semisintetici

Nel corso della mia professione ho dovuto fare lezione sui cannabinoidi, come su tutte le altre sostanze.
Con i cannabinoidi entravo in una sorta di difficoltà.
Prima di tutto perché è diffusa l’idea che non facciano male per via dell’origine “naturale” (una grande sciocchezza e questo vale per qualsiasi tipo di sostanza proveniente dalla “natura”) ed in più il loro utilizzo anche a fini terapeutici pare abbia confermato definitivamente la loro bontà e innocuità
Quindi, per logica interna a quanto detto, non possono far male !!

La maggior parte delle persone ignora inoltre la complessità di queste sostanze, identificandole solo come prodotti della cannabis ed ignora che nel nostro organismo c’è un naturale (in questo caso non è una sciocchezza) sistema dei cannabinoidi, con recettori propri e numerose sostanze di tipo cannabinoide che su questi specifici recettori lavorano.
Le funzioni di questo sistema sono molte, diversificate e complesse; si esplicano sia nel sistema nervoso centrale che aldifuori di esso.
Per fare chiarezza, per un inquadramento facile e corretto dei vari tipi di cannabinoidi presenti in natura, nel mercato, nei laboratori e nel nostro organismo, all’inizio della lezione, impiegavo uno schema che ripresento nuovamente.
Nello schema, che potete vedere all’interno dell’articolo, non erano indicati i cannabinoidi semisintetici che invece ora ho collocato e di cui farò cenno.
La denominazione semisintetica deriva dal fatto che tali sostanze sono sì presenti nella cannabis ma sono state poi modificate nella loro struttura chimica in modo da ottenere nuovi composti di variabile potenza e di difficile controllabilità, almeno nelle fasi iniziali della loro diffusione.

Un esempio di sostanza semisintetica è l’eroina, detta anche 2,6 diacetilmorfina o diamorfina.
Deriva dalla morfina che deriva dall’oppio (tutta “robba”  naturale) cui però sono stati aggiunti, per reazione con l’anidrite acetica, due gruppi acetilici in posizione 2 e 6.  Nel cervello viene rapidamente metabolizzata da esterasi che staccano il gruppo acetile in posizione 2 e si ottiene la 6 monoacetilmorfina, che, come tale, può funzionare rapidissimamente (teoricamente, se non avvenissero tali interventi metabolici, l’eroina non funzionerebbe. Per questo, la 2.6 diacetilmorfina è definita come un profarmaco).
Poi dopo si otterrà anche la morfina i cui effetti si protrarranno per un tempo più lungo, con emivita di circa 3 ore.

Quanto vi riporto da ora in avanti è un breve riassunto di quanto descritto in un lavoro dell’EUDA (European Union Drugs Agency) 2025.
I cannabinoidi semisintetici sono apparsi recentemente sul mercato commerciale in alcune aree d’Europa. Sono stati segnalati per la prima volta in Europa nel 2022, dove venivano commercializzati come alternative legali alla cannabis e al delta-9-THC; nel 2024 sono stati individuati 24 cannabinoidi semisintetici.

Il cannabinoide semisintetico più comunemente utilizzato è l’esaidrocannabinolo (HHC).
Più recentemente l’esaidrocannabiforolo (HHC-P) e il tetraidrocannabiforolo (THCP) sono diventati disponibili in commercio in alcuni Stati membri dell’UE.
Altri cannabinoidi semisintetici, anch’essi ampiamente disponibili in Europa, comprendono:
– esaidrocannabinolo-O-acetato (HHC-O),
– esaidrocannabiforolo (HHC-P),
– delta-9-tetraidrocannabiforo (delta-9-THCP)
– esaidrocannabiforolo acetato (HHC-P-O-A).