Tanta cocaina in Europa, come non mai.
Uno tsunami bianco così afferma il ministro dell’interno francese Bruno Retaux riferendosi a cocaina ed ecstasy nella prefazione al rapporto 2025 dell’Agenzia Francese Antinarcotici. Il rapporto si intitola: Situazione della minaccia legata al traffico di droga.
Il documento riservato e pubblicato a fine luglio, che il quotidiano Le Monde ha potuto consultare, offre una panoramica completa delle rotte del narcotraffico che non solo attraversano gli oceani ma sfruttano anche lo sviluppo delle rotte aeree o utilizzano i principali corridoi terrestri come nei Balcani, per esempio, o nell’Asia centrale.
Negli ultimi vent’anni il traffico internazionale di cocaina ha avuto una crescita costante raggiungendo un livello di estrema importanza.
Secondo il rapporto francese nel 2024 la produzione globale di cocaina è esplosa con quasi 4mila tonnellate.
Nel 2023 la sola Colombia verrebbe raggiunto le 2700 tonnellate con un aumento di oltre il 50% rispetto al 2022.
Il Perù avrebbe raggiunto le 900 tonnellate e spinti dalla prospettiva di profitto i trafficanti stanno espandendo la produzione di cocaina anche in Venezuela, Honduras, Guatemala, El Salvador e Messico.
I consumi sono in aumento ed è probabile che il mercato Europeo, di fronte alla contrazione della domanda americana, stia diventando il più grande mercato al mondo.
La criminalità organizzata, alla conquista di nuovi mercati, ha saputo inserire le sue attività nel flusso mondiale delle merci.
La quasi totalità delle merci viaggiano per mare, la cocaina è una merce globale e dunque il trasporto marittimo ha assunto un ruolo centrale nei traffici.
I grandi porti sono snodi fondamentali e più che mai strategici:
Amburgo in Germania, Anversa in Belgio, Rotterdam in Olanda, Le Havre in Francia, la nostra Gioia Tauro tanto per citare solo i principali porti europei.
Mai prima d’ora era girata tanta cocaina in Europa, come negli ultimi anni. Costa poco, per un tiro bastano 10 euro a volte anche meno.
La usano studenti, la usano operai, autisti, commercianti, impiegati, anche persone, diciamo così, insospettabili.
In decine di città europee, le tracce rilevate nelle acque reflue sono aumentate con l’aumento del consumo e del narcotraffico.
Naturalmente aumentano anche gli interessi economici in ballo, e dunque anche la violenza della criminalità.
In particolare, in Belgio e nei Paesi Bassi, per esempio, le bande criminali hanno dimostrato di non temere la polizia, di non temere la magistratura.
La posta in gioco è troppo alta, è la conquista del potere criminale.
Ho aperto questa nota, parlando della Francia, perché secondo il rapporto dell’Agenzia sui Narcotici la Francia è uno dei Paesi europei più colpiti dalla diffusione della cocaina e l’escalation della criminalità ha raggiunto proporzioni allarmanti con una progressiva penetrazione e diffusione delle organizzazioni del narcotraffico.
E proprio in Francia il narcotraffico si sta estendendo ad un nuovo territorio, le piccole città; quegli angoli pittoreschi del paese che magari conosciamo che magari amiamo anche.
Ecco proprio questi registrano un aumento della violenza e della criminalità e a seguito di una ondata di violenza legata al traffico di droghe, diverse città francesi hanno imposto il coprifuoco notturno ai giovani.
Nimes, nel sud della Francia, è l’ultima in ordine di tempo ad introdurre misure che secondo le autorità dovrebbero impedire che i minori di 16 anni siano esposti alla violenza. Dovrebbero servire a contenere le tensioni. Dove il provvedimento è stato adottato da più tempo i risultati sono tutt’altro che positivi; è il caso di Bezier o di Limoges o di altre località.
Allora, ho parlato della Francia perché quello che sta accadendo in Francia può servirci da utile raffronto, utile esempio per quello che potrebbe anche succedere in Italia anche se in Italia abbiamo situazioni specifiche diverse.
La riflessione che credo sia utile fare è che, se l’azione repressiva non funziona o comunque è insufficiente, allora occorre ripensare i modelli di sicurezza urbana.
Occorre coinvolgere tutti gli attori interessati, favorire la partecipazione dei cittadini.
E’ importante, è urgente affrontare la politica delle droghe in tutti i suoi aspetti che sono complessi, che sono molteplici. Occorre un approccio innovativo, integrato, che metta al centro i diritti delle persone, la salute pubblica, la riduzione del danno.
E’ necessario uscire dalla logica punitiva, liberare le energie per una lotta efficace alla criminalità organizzata. E proprio su questi presupposti è nata in Italia Elide, la rete degli Enti Locali per una politica innovativa sulle droghe. Ne abbiamo parlato diverse volte da questi microfoni.
La riunione annuale che si è tenuta lo scorso gennaio a Milano aveva come titolo proprio: Ripensare le politiche sulle droghe. Città, buone pratiche e innovazioni necessarie.
La prima sessione era intitolata: Forze dell’ordine, politiche sociali e riduzione del danno; un nuovo dialogo.
E proprio lì si è discusso di modelli di sicurezza urbana che limitino l’azione repressiva e puntino ad un coinvolgimento di tutti i soggetti interessati e anche degli stessi cittadini.
Insomma, le città possono diventare dei laboratori dove sviluppare modelli di gestione delle situazioni problematiche all’insegna di un diritto alla città che punti all’inclusione, che punti alla convivenza, che valorizzi quel lavoro di strada che ha come obiettivo l’accesso ai servizi da parte della popolazione più marginalizzata.
Ma occorre anche una concreta depenalizzazione, occorre una legalizzazione delle sostanze per consentire di combattere efficacemente le organizzazioni criminali e toglierli una enorme fonte di guadagni.
Insomma bisogna uscire finalmente dalla guerra alla droga, trovare una soluzione duratura senza più scaricare sui cittadini i costi enormi del suo fallimento.
Occorre uscire dalla logica di pensare di risolvere i problemi sociali con decreti sicurezza che non fanno altro invece che peggiorare la situazione.
Roberto Spagnoli La nota antiproibizionista –
lunedì 25 agosto 2025 ore 7,30
