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Dio A? grande

Il 7 gennaio c’A? stato l’attentato alla redazione del settimanale satirico Charlie Hebdo che ha prodotto dodici morti.
Otto erano disegnatori della redazione, il piA? noto dei quali in Italia era Wolinski per aver collaborato alla rivista Linus. In ventiquattro ore gli attentatori sono stati identificati e in quarantotto ore sono stati uccisi mentre uscivano, sparando, da una tipografia nella quale si erano asserragliati. Sono morti da martiri secondo il loro volere.
Martiri della jihad, per aver colpito a morte chi offendeva il Profeta.

Matite della stira contro kalashnikov, questo abbiamo visto riprodotto in innumerevoli vignette sui social-network. Come abbiamo anche visto la matita spezzata di Banksy che si trasforma in due matite entrambe ben appuntite. La satira non si A? arrende. MercoledA� prossimo Charlie Hebdo uscirA� con la tiratura di un milione di copie, mentre tutto il mondo occidentale dichiara : je suis Charlie.
Voltaire sosteneva di essere disposto a morire perchA? il suo avversario nelle opinioni potesse continuare a manifestare le proprie. Ognuno ha i suoi martiri. Charlie Hebdo era nel mirino dei jihadisti ed A? stato colpito e con lui tutti noi che crediamo nella libertA� di stampa, di espressione e nella libertA� di irridere ai poteri sotto qualsiasi forma si presentino.
In Francia a sostegno degli attentatori a Charlie Hebdo A? seguito un’altra tragica azione terroristica in un supermercato ebraico. Tra l’uno e l’altro degli attentati in 54 ore si sono fatti 20 morti.
Abbiamo ascoltato per tre giorni molti argomenti su questa vicenda, strateghi, esperti di terrorismo, politici. Uno stato parossistico di allarme che fatalmente coinvolgerA� anche il nostro paese. Qualcuno evocherA� uno scontro di civiltA� tra un Occidente sempre piA? in declino dal punto di vista economico ma che si vorrebbe ben radicato nei propri valori di tolleranza, libertA� e eguaglianza e democrazia, e un mondo primitivo, anche se in grado di usare le nuove tecnologie, rigido, fatto di regole ferree per uomini e donne, fatto di controllo, liberticida e violento. Tra un mondo laico che tutela la libertA� di culto religioso e un mondo teocratico con mire espansionistiche e che non tutela i diritti umani di espressione e le libertA� personali, prima fra tutte la libertA� di ridere dei poteri forti.

A noi la forza sprigionata da un atto di fede interessa e ci riguarda perchA� nella nostra esperienza abbiamo constatato spesso che i tossicodipendenti riescono ad uscire dal loro grande disagio imboccando la strada della fede religiosa, come se questa fosse la��ultima e potente risorsa in grado di far virare il bisogno di droga in bisogno credere in qualcosa che possa sconfiggere la morte e ogni male del mondo, di correggerne ogni imperfezione.
Ci sono esperienze che annullano la��essere umano, lo riducono ai minimi termini e la fede appaga il bisogno di riscatto, dA� loro un senso piA? alto.
Ea�� un nuovo grande, grandissimo amore da cui si puA? anche dipendere e pensare che le sue leggi siano oggettive. Ea�� una��esperienza alquanto complessa, ma in questi casi, ogni atteggiamento ritenuto blasfemo offende e ferisce, facendo vacillare la��ultimo appiglio a un senso che riscatta una��esistenza altrimenti inutile e vuota.
Questi ragazzi, questi attentatori erano francesi, avevano studiato nelle scuole francesi, ma erano orfani, abitanti delle banlieue, vite allo sbando dedite al piccolo spaccio e forse al consumo di sostanze, vite balorde e marginali, nelle quale il richiamo alla jihad ha funzionato da catalizzatore di energie, ma non abbastanza da ricostruire persone con un progetto di vita, la loro vita non aveva altro senso che non di qualcosa che poteva essere sacrificato.
Questi ragazzi sanno che vanno a morire, lo chiamano martirio, ma sono vite che non si recuperano a un senso terreno ma vivono e hanno identitA� solo in funzione di una certezza ultraterrena.
Se la religione A? l’oppio dei popoliA�molti giovani oggi stanno andando in overdose ed A? giunto il momento di pensare a qualche forma di metadone per disintossicarli e ricondurli alla ragionevolezza, possibilmente non con le armi ma con la forza di trattati, delle leggi, della persuasione e, non per ultima, della satira.
Dio A? grande ed anche Allaha��.e anche la��eroina e anche il consumo e anche il desiderio e anchea��.

Due parole sull'autore

Giuseppe Montefrancesco

Dal 2004 è Direttore Scientifico del “Centro Studi sulle Dipendenze Patologiche” (Ce.S.Di.P.) presso il Dipartimento di Farmacologia “G. Segre”. Dal 2011 è Responsabile della Unità Operativa “Prevenzione Dipendenze Patologiche” della Azienda USL 7 di Siena.

Una replica a “Dio A? grande”

  1. D. ha detto:

    Quei ragazzi vanno sopattutto ad uccidere perchè questo è il loro scopo , mettono in conto di poter morire come in una roulette russa e comunque vendono cara la pelle prendendo in ostaggio persone indifese ed uccidendo ancora. le azioni poste in essere da tali gruppi rappresentano non “un atto di fede” ma , secondo la loro ideologia, un tentativo di ricreare una società perfetta , utopistica . La loro è una scelta ideologica che ha alla base la violenza . Direi che è la violenza il vero oppio dei popoli ,proporre oggi “La religione oppio dei popoli” mi sembra un residuo ideologico . Perchè non pensare che i ragazzi che escono dal tunnel della droga attraverso una fede religiosa possano aver trovato semplicemente un cammino che ognuno percorrerà a suo modo?

 

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