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Una fottuta fumatrice.

Era il 1890 quando Italo Svevo riferiva di conferenze indette da medici per arginare il fenomeno del fumo delle sigarette. In queste conferenze venivano non solo descritte le conseguenze di questa a�?cattiva abitudinea�? negli adulti ma ci si interrogava anche su come impedire che vi incorressero i giovani e i minorenni.
Questa��anno i nostri ragazzi e le nostre ragazze hanno trovato il divieto di fumo nelle scuole, che giA� era previsto dal 1975, esteso anche nei cortili e negli annessi spazi aperti.

Il fumo di sigaretta da quanto rilevato nel nostro studio sul patrimonio linguistico dei giovani relativo all’uso di sostanze non viene neanche contemplato; per a�?fumoa�� si intende in genere la��uso di cannabinoidi (marijuana, haschisc), quello di sigarette viene specificato con frequenza cosA� rara da essere irrilevante.
Italo SvevoA�ha raccontato piA? volte del piacere di questo uso, e ne ha raccontato anche la��assurditA�. Non ca��A? motivazione che tenga, non ca��A? giustificazione alcuna alla��uso se non il fatto che si A? dipendenti da nicotina, una sostanza che non modifica il carattere e le emozioni se non in virtA? della dipendenza che scatena provocando uno stato ansioso che si placa solo accendendo la��ennesima sigaretta, per un piccolo ma intenso piacere che dura dai quattro agli otto minuti.
Quante volte vogliamo ripetere questo rito durante il giorno? Mettiamo dieci volte? SarA� un piacere garantito per quaranta minuti o una��ora e venti nelle ventiquattra��ore. Ma se fumiamo venti o trenta sigarette al giorno la quantitA� di piacere sarA� raddoppiata o triplicata ? Come dicono i fumatori man man che si fuma nella giornata il piacere diminuisce sempre di piA?…ma c’A? sempre da fare, quindi c’A? sempre un motivo per accendere un’altra sigaretta. Un rito teoricamente infinito.
La scelta migliore A? non cominciare mai, con un guadagno economico non indifferente e anche un guadagno in salute. Se si fuma sotto le dieci sigarette al giorno A? quasi come non fumare, specialmente se si riesce a differire a fronte di un divieto esplicito o implicito.
Tra le venti e le trenta, o oltre, siamo in pieno tabagismo seguito da una serie di comportamenti che non si riferiscono solo alla smania incontrollabile di fumare ma anche al suo corollario: urgenza di allontanarsi dal luogo di lavoro, difficoltA� a frequentare le case di amici che non fumano, conversazioni interrotte al ristorante per uscire fuori a fumare e cosA� via a�� insomma anche la vita di relazione ne risente.

Che non siano i divieti a trasformare conversatori brillanti con sigaretta in tristi figuri che si isolano in angoli di cortili esterni, o in strada, comunque appartati, per coltivare in pace la propria insana abitudine, con danno alla propria autostima e all’immagine di sA�? Queste fumate fortuite non restituiscono piacere, sono fumate per a�?fare scortaa�� di nicotina per continuare a svolgere le attivitA� senza sentire a�?la fame del bacoa�� nella testa.
Certo A? che le leggi oggi danno la caccia al fumatore, lo spingono ai marginiA�delle societA�: A? ormai come un pugile alle corde.
Ci faranno smettere per esasperazione? Per non sentirci piA? il loro acido biasimo alitarci sul collo? O smetteremo perchA� troveremo altre forme di guadagno che ci compensino di questa fottuta fatica di vivere? O, peggio ancora, perchA� diventeremo adulti ancora un poa�� di piA??

Una fottuta fumatrice.

 

 

tags: #Carla Caterina Rocchi #dipendenza #nicotina #sigarette

Due parole sull'autore

Gabriella Franchini

Infermiera specializzata presso USL n° 7 Alta Val d’Elsa al SERT. Mi occupo dei principali argomenti medici forniti dalle principali agenzie mondiali sulla prevenzione delle dipendenze...

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