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Ne vogliamo parlare? #insostanzaparliamone

Da poche settimane abbiamo pubblicato on line a�� vedi nel sito Sez. Pubblicazioni – una nostra ricerca sul patrimonio linguistico, dei ragazzi e delle ragazze della nostra provincia, relativo alla conoscenza e alla elaborazione della��esperienza di uso di sostanze legali o illegali.

Il titolo per esteso del lavoro A? a�?Il patrimonio linguistico o delle parole mancantia�?

Sono risultati assolutamente preliminari tanto che gli stessi vengono pubblicati in forma non definitiva (pre-report) ma in ogni caso talune considerazioni sono possibili.
Ad esempio, lo studio ha tenuto conto delle differenze di genere nella idea che questo potesse esprimersi in un differente patrimonio di parole mentre al contrario A? risultata una sostanziale omogeneitA�.
Se confrontiamo i primi 5 termini, dei 25 piA? frequenti, questi risultano, in sequenza:
droga, dannoso, piacevole , pericoloso e divertente, per i maschi (tab 10) e gli stessi termini, ma in sequenza differente: pericoloso, dannoso, droga, piacevole e divertente, per le femmine (tab 17).
Come se per i ragazzi la��attenzione si focalizzasse sulla cosa in sA� e per le ragazze sulle conseguenze. La pericolositA� infatti tiene conto del contesto in cui il fenomeno accade. Per i ragazzi la sostanza puA? essere dannosa e piacevole, per le ragazze A? prioritariamente pericolosa e dannosa.

Nelle prime 25 parole piA? frequenti, i maschi includono anche a�?cocainaa��, a�?parolaa��, a�?malea��, a�?rilassarea��, a�?costosoa��; le ragazze, invece, a�? felicitA�a��, a��amicoa��, a�?piacerea��, a�?alcola��, a�?divertimentoa��.
Nessuno dei due generiA�nomina a�?nicotinaa�� e a�?sigarettaa��, come se queste due cose non avessero a che fare con le sostanze d’abuso.

Ma anche altre parole mancano.
Mancano le parole che indicano una riflessione etica e politica sulle sostanze, parole come a�? legalizzazionea��, a�?proibizionismoa��, a�?liberalizzazionea��. Ma forse le domande poste con il questionario non stimolavano una risposta in questo senso.
Qualcuno forse puA? trovare questo patrimonio linguistico a�?poveroa��, a fronte di una esperienza sociale, personale e culturale, alquanto complessa da elaborare e raccontare. I termini sono a volte talmente vaghi e generici da poter stare per qualsiasi cosa, con scarsa capacitA� di individuazione della��esperienza sottesa e della reale conoscenza delle sostanze.
Quando si parla di linguaggio povero come non pensare alla poesia a�?Er padre de li santia�? di Gioacchino Belli.
La poesia che tutti i professori dovrebbero conoscere e segnalare ai ragazzi che credono di rispondere chiaro dicendo sempre a�?cazzoa�� qui, a�?cazzoa�� lA� o a�?perchA� cazzoa��a��.mentre a�?cazzoa�� si puA? dire almeno in 45 modi.
Questa A? la ricchezza di linguaggio che perA? non tutti possiamo avere.
A noi resta di riflettere che a fronte di tante droghe e di svariati modi di usarle e significarle resta comunque un vocabolario ristretto, generico, vago, sbiadito e sfumato, un linguaggio che lascia svaporare queste esperienze nell’insignificanza.

Il silenzio puA? essere ammesso come pausa di riflessione, o riposo, non certo come censura. Ma sul mondo delle sostanze e del loro uso, nelle comunitA�, ca��A? molto di non detto, e non trovando parole per nominarle si crea attorno all’esperienza di uso e alla conoscenza di queste un inespresso debolissimo.

Se non ci sono parole non ci sono i principi delle cose e quindi i fenomeni si possono solo subire.

Infine, Elias Canetti, ne La provincia della��uomo, ci avvisa: il sapere non espresso si vendica.
A? forse per questo inespresso che la droga, piA? che per la��alterazione di uno stato mentale, puA? essere considerata una a�?piagaa�� che, come tale, a livello di comunitA�, o personale , puA? fare molto male?

Ne vogliamo parlare?

Abbiamo lanciato un hastag per twitter e facebook aiutate a diffonderlo #insostanzaparliamone

 

tags: #aimone pignattelii #Giuseppe Montefrancesco #linguaggio e droghe

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