uep_logo
Strada delle Scotte, 6 53100 Siena
tel 0577 233228
info@insostanza.it

Sei in:

Il furto del futuro

Sono cresciuto pensando che la mia vita si sarebbe sviluppata nel futuro. Avrei potuto inventarmi un lavoro mai visto prima o imbarcarmi per un paese esotico, come il poeta Arthur Rimbaud, e se fosse andata male, in alternativa, avrei potuto avere un grande amore e anche un lavoro poco avventuroso ma dignitoso, poi avrei avuto dei figli, prima o poi una casa e, forse, con i sacrifici, avrei potuto dare cose belle e utili ai miei cari per il loro, e il mio, benessere.
Ho vissuto un epoca in cui la povertA� sembrava un problema superato e ci dicevamo con gli amici: nessuno muore piA? di fame.
Sono passati anni da allora e tantissime cose sono cambiate.
Nel 2003 Benasayag e Schmit, nel loro celebre L’epoca delle passioni tristi, scrivevano del futuro come minaccia per giovani, oggi siamo andati ancora oltre, siamo alla scomparsa del futuro.
Il mondo giovanile si presenta alquanto variegato. Si va dai giovani iper-responsabili, che tengono duro nonostante l’assenza di futuro – sono i giovani che si impegnano, e preparano le valigie se la loro comunitA� non ha niente da offrire, pronti ad espatriare; ci sono i giovani che provano a competere sull’esiguo mercato del lavoro con i migranti – provenienti da tutte le parti del mondo – accontentandosi di paghe sempre piA? basse; ci sono poi quelli che, sentendo che non hanno piA? niente da perdere, si buttano in tutte le esperienze piA? autodistruttive, non ultime quelle dell’abuso di sostanze. Questi ultimi sono mossi, piA? di altri, dalla segreta convinzione che sia meglio cogliere un futile piacere oggi, non perchA� A? migliore di una gratificazione maggiore domani, ma perchA� domani non potrebbe piA? esserci neanche quello.
Esistono motivazioni che guidano gli individui a preferire una ricompensa immediata rispetto a profitti piA? proficui futuri, ma se un futuro non c’A? questa scelta appare meno irrazionale che non negli anni passati. Le scelte divengono impulsive e imprevedibili nel lungo periodo. La nostra mente, dopo che si A? guardata attorno, si rifiuta di immaginare un futuro.

E’ improprio parlare di furto del futuro; il futuro A? una proiezione della nostra mente, nessuno puA? rubarcelo, ma possiamo spegnere questa luce interiore con un click depressivo e quando questo accade allora si appiattisce sul presente, perde la sua prospettiva e la sua profonditA�: tutto si risolve nella ricerca di un nuovo immediato piacere, nell’ossessione del raggiungimento di un benessere e di una felicitA� che negli anni passati passava attraverso l’acquisizione di beni e al raggiungimento di obiettivi desiderabili.
I giovani di oggi sono piA? poveri; non possono neanche raggiungere la gratificazione che fino a qualche anno fa dava il facile accesso ai consumi. La disoccupazione giovanile non impedisce solamente la realizzazione di progetti a lungo termine, impedisce anche la gratificazione immediata dovuta allo shopping, con conseguente calo dei consumi e tutto quello che ne segue sulla produttivitA�. Scarsa produttivitA� che a sua volta si traduce in carenza di lavoro.
I dipendenti da sostanze preferiscono l’urgenza del guadagno immediato, il piacere conseguito con l’uso di sostanze, minimizzando le conseguenze negative legate a tale comportamento.
Il furto del futuro provoca l’impossibilitA� di qualsiasi investimento a lungo termine. L’assenza di speranza in un futuro provoca un diffuso senso, se non di disperazione, di disagio e tristezza, in una societA� che apparentemente la bandisce.
Per molti giovani la mancanza di un futuro si traduce in assenza di progettualitA�. Difficile, e improbabile, si fa l’idea di avere un lavoro abbastanza stabile da garantire un mutuo per la casa o la possibilitA� di mettere su famiglia e crescere dei figli.
Tutto questo puA? generare una forza contraria all’istinto di conservazione, sia dell’autoconservazione che della conservazione della specie. Il conservare stesso manca lo scopo perchA? non c’A? piA? un futuro dove allocare desideri e progetti?
Tutto collassa sul presente, dominato da un incombente senso della fine: fine dell’effetto di una sostanza, fine del poco benessere legato ad esso, fine di quel minimo guadagno, in una negoziazione, tra costi e benefici, che fa accettare qualsiasi rischio pur di ottenerlo.
Ma quanto siamo disposti a rischiare nel convincimento che domani potremmo non avere neanche quel poco che riusciamo ad ottenere oggi?
Per quanto tempo ancora?

 

tags: #droghe #futuro #giovani

Due parole sull'autore

Giuseppe Montefrancesco

Dal 2004 è Direttore Scientifico del “Centro Studi sulle Dipendenze Patologiche” (Ce.S.Di.P.) presso il Dipartimento di Farmacologia “G. Segre”. Dal 2011 è Responsabile della Unità Operativa “Prevenzione Dipendenze Patologiche” della Azienda USL 7 di Siena.

I commenti sono chiusi.

 

LE CREAZIONI DI INSOSTANZA