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Dall’antico strategie farmacocinetiche contro le sostanze da��abuso

Nel secolo XVIII si pensava che gli effetti della��oppio fossero dovuti a vapori caldi che venivano emanati dopo la sua ingestione e che andavano al cervello provocando un sonno profondo. Si A? dovuto attendere fino agli inizi del secolo XIX per comprendere che molti degli effetti osservati erano dovuti alla presenza una particolare molecola, la morfina, che A? il piA? importante alcaloide contenuto negli estratti del papavero, mentre solo dopo la seconda guerra mondiali sono stati scoperti i diversi recettori con i quali gli oppioidi interagiscono per esplicare le loro azioni farmacologiche.

Anche la cocaina ha seguito una storia analoga, infatti, nonostante le proprietA� farmacologiche delle foglie di Erythroxilon coca fossero state utilizzate per millenni da alcune popolazioni andine, si A? dovuto aspettare fino al 1860 per identificare e isolare il a�?principio attivoa�? responsabile degli effetti desiderati. La cocaina A? un alcaloide che A? stato poi ampiamente utilizzato sia a fini ricreativi sia in clinica come anestetico locale.
Storie analoghe si possono raccontare anche per molti altri farmaci, infatti la convinzione che gli effetti provocati da pozioni, unguenti o preparati derivati da piante medicinali sono dovuti a particolari molecole che esplicano la loro azione entrando nel circolo sistemico ed interagendo con specifici recettori, si A? affermata solo agli inizi del secolo XIX ed A? stata favorita non solo dalla��avanzamento delle conoscenze di fisiologia e medicina, ma anche dai grandi progressi della chimica che hanno consentito di isolare ed identificare molti di quei a�?principi attivia�? i cui effetti erano conosciuti da millenni.
Ea�� interessante rileggere cosa scriveva J.B.G. Barbier agli inizi della��ottocento nel suo Trattato Elementare di Materia Medica.

a�? Un medicamento ritiene in se una forza virtuale che diviene sensibile appena il contatto da��una superficie vivente ne provoca la��esercizio. a��a��a��. Ea�� degno di osservazione che i medici, allorquando si occupavano della forza attiva dei medicamenti e degli effetti che susseguono la loro azione restA? fissata sempre la loro attenzione su questi agenti. Essi negligentarono affatto il soggetto sul quale detta forza esercitavasi, e non si curarono se il corpo vivente potesse prestarsi in un modo passivo a tutte le modificazioni che le sostanze diverse che penetrano nel suo interno gli vorrebbero far provarea��a��. In che modo rintracciare nei principi materiali da��un medicamento la causa, la ragione dei cangiamenti fisiologici che la sua amministrazione suscita ? Siffatti cangiamenti sono gli organi che li eseguono, e la��agente farmaceutico non A? che il provocatorea�?.

E ancora: a�?La��assorbimento dei principi che formano la sostanza dei medicamenti, la loro importazione nel sangue, la loro diffusione in tutte le parti del corpo con questo liquido, la loro impressione immediata su tutti i tessuti organizzati, sono tanti punti di dottrina farmacologica sui quali non deve rimaner oggi verun dubbioa��a��a��A misura che esse (le molecule) sono trasportate per assorbimento nel sangue, gli effetti fisiologici dei medicamenti aumentano e assumono della��intensitA�, ed allorquando queste stesse molecule cominciano a fluire ed a scaturire dal corpo per le vie secretorie ed esalanti, diminuiscono eglino e cessano a poco a pocoa��. a�?.

In queste brevi righe sono affermati alcuni concetti basilari che sono a fondamento della farmacocinetica-farmacodinamica e che, come si puA? ben capire, sono il risultato di una lunga e faticosa evoluzione del pensiero scientifico in materia medica.
Da questi concetti si possono ricavare anche indicazioni sulle strategie che possiamo mettere in atto se vogliamo interferire sugli effetti di particolari farmaci o, piA? in particolare, di sostanze da��abuso.
Rispetto a questa��ultime, le a�?strategie farmacocinetichea�? hanno come obiettivo il fine di ridurre le concentrazioni di droga attiva in circolo o agendo sul sistema immunitario o aumentando il metabolismo (e quindi la velocitA� di eliminazione) delle stesse.
Sviluppando anticorpi che si legano alle sostanze da��abuso, la��immunoterapia A? in grado di ridurre la quantitA� di sostanza attiva che raggiunge il cervello attenuandone cosA� gli effetti. I vaccini antidroga sono attualmente le immunoterapie maggiormente sviluppate a questo proposito e i risultati ottenuti in diversi studi clinici sono incoraggianti, tuttavia la��efficacia di questi trattamenti A? limitata essenzialmente da due fattori: dal lungo periodo di tempo necessario per raggiungere livelli efficaci di anticorpi circolanti, e dal fatto che, anche quando questi livelli raggiungono il loro valore massimo, il blocco delle sostanze da��abuso A? solo parziale.
Tra i vaccini in studio ricordiamo: il vaccino per la nicotina, il vaccino anti-cocaina, il vaccino per la metamfetamina e il vaccino per gli oppiacei.
A parte i risultati piA? o meno positivi ottenuti negli studi clinici preliminari, un severo limite di queste terapie risiede nel fatto che gli anticorpi prodotti sono specifici per una particolare sostanza e questo riduce ulteriormente la loro eventuale utilitA� in quei soggetti che fanno uso di piA? sostanze.
Un altro tipo di immunoterapia ancora in sviluppo preclinico A? quella generata attraverso la��immunitA� passiva da anticorpi monoclonali (mAbs) creati al di fuori del corpo.
Questi studi riguardano la cocaina, la fenciclidina, la metamfetamina e la nicotina. Si ritiene che questi agenti possano essere impiegati utilmente nei casi di intossicazione o overdose, tuttavia non esistono ancora studi clinici che confermino queste aspettative.
Infine, si A? pensato anche alla possibilitA� di agire sul metabolismo delle sostanze di abuso per aumentare la velocitA� di eliminazione. Attualmente questa strategia A? stata applicata solo alla cocaina ed ha come obiettivo quello di aumentare la��attivitA� della butirrilcolinesterasi, enzima responsabile del metabolismo della cocaina, che A? in grado di ridurre i livelli di sostanza in circolo e nel cervello con conseguente attenuazione degli effetti comportamentali e tossici.
Come si puA? vedere da questi esempi, la farmacocinetica unita alla farmacodinamica A? uno strumento essenziale non solo per valutare gli effetti clinici dei medicamenti conosciuti, ma anche come base razionale per studiare e sviluppare nuovi farmaci e pensare a terapie innovative.

Renato Urso – fisico esperto in farmacocinetica

Bibliogafia.

J.B.G. Barbier, Trattato Elementare di Materia Medica, Prima Edizione Italiana, traduttore E. Carnigiani, Editore N.N. Gamba, Livorno, 1841.

A. Forray and M. Sofuoglu, Future pharmacological treatment for substances use disorder, BJCP, 77:2, 2012.

L. Caprino, Il farmaco, 7000 anni di storia, Armando Editore-AIFA, 2011

 

tags: #farmaci e droga #strategie farmacocinetiche #vaccini antidroga

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