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Ea�� la settimana delle felicitA�.

Ea�� la settimana delle felicitA�; giorno 19 A? san giuseppe e io mi chiamo giuseppe e giorno 20 marzo A? il giorno istituito della felicitA�. Quindi dovrei essere felice per forza.
Di questa strana creatura dovrA? accennare perchA� con questa, per mestiere e per date, in qualche modo ho a che fare.
In vero non proprio con la felicitA� che mi appare concetto alto ma con i cortigiani che gli stanno attorno, il benessere e il piacere. Due terribili ragazzini che le droghe traghettano artificiosamente e verso i quali, tutti proprio tutti, drogati e non, hanno rispettositA� e riverenza molto spesso irragionevoli e non dovute.
Forse molti di noi pensano che avere vicino benessere e piacere, al massimo grado, voglia dire felicitA�.
A me non pare, neanche quando la��eroinomane raggiunge quella��anestesia emotiva che assolve la��individuo dalle fatiche di vivere.

CosA� allora io dico di me.
Con la felicitA�, personalmente, non ho mai avuto un buon rapporto.
Devo anzi dire che mi imbarazza la parola che appunto non riesco a ben definire.
Non so dove perfettamente sia, non la vedo.
Per me A? come essere ciechi e descrivere il mare dietro le dune; A�senti e percepisci ma non lo vedi.
Mi immagino che la��acqua A? probabilmente di fronte a me e ne aspiro la possibile identitA� ma non la vedo.

Mi da piA? la��idea di una attesa, di una specie di speranza, di un anelito.
Un poa�� come Dio. Esiste o no ? Speriamo di si.
Non so neanche se riesco a raccontare qualche episodio che si avvicina a questo. E io non sono un tipo tendente al depresso. Proprio A? che non so come descrivere il concetto.

Forse a volte ho anche pensato fosse un dovere, perchA� dietro questo inseguimento dovevo assolvere a tutte le cose che costruiscono la��edifico della felicitA�; quindi faccio, consumo e giro la��economia della vita, nei suoi sentimenti e nelle sue cose.

Ea�� piA? possibile associarla alle mancanze e alla esaltante percezione che si avverte quando vengono risolte. Allora quella strana sensazione sopravviene e ti pare di essere a posto.
Quindi io, o gli uomini, dobbiamo a�?mancarea�? per poter assaporare la felicitA�; dobbiamo vivere il pericolo della mancanza per avere la felicitA�.
Se A? cosA� A? un trucco e quindi la felicitA� non A? vera.
Ma non mi dispiace di questo ma del fatto che tutte le mancanze che fanno la grande e diffusa infelicitA� della vita siano, non solo le parti piA? vere, ma soprattutto quelle indispensabili e maledettamente inevitabili. Quindi invincibili.
E ancora di piA? sono necessari coloro i quali subiscono e soffrono di infelicitA� perchA� A? questa��ultima che va tenuta viva. La��altra, la sorellastra, A? quella promessa che tradisce e resta poco in casa perchA� deve andare in giro ad imbrogliare altri in attesa.

La povertA�, la malattia, la��omicidio dei pari e dei a�?disparia�?, la��imbroglio, la differenza, la corruzione, la diseguale distribuzione della ricchezza, tutta la declinazione dei peccati della��uomoa��come faremmo senza di loro ?
Comunque A? bello ragionarci intorno e in fondo, a ragionarmi dentro, mi sento fortunatamente felice.
Ho la pressione alta, una certa etA�, qualche problema con il denaro, qualche debito affettivo, un futuro da aggiustare ancora, i figli che faranno, e, prima o poi morirA?a��

giuseppe montefrancesco

p.s.
Mio padre mi raccontava questo volendomi dire come si puA? stare meglio.
Lui diceva: la ricchezza dei soldi e delle proprietA� ce la��hanno in pochi e solo per fortuna.
PerA? sia i ricchi che i poveri hanno debiti. Cristo non vuole nessuno felice. I debiti sono di due tipi, debiti di denaro e debiti della��anima.
I primi vanno restituiti subito, per i secondi va detta la veritA�. Stanno meglio solo quelli che hanno risolto i debiti.
In sostanza sono cresciuto con il senso che la a�?felicitA�a�? A? la risoluzione di debiti.
Se servea��.

 

5 risposte a “Ea�� la settimana delle felicitA�.”

  1. Daniela Cerretani ha detto:

    Devo dire che l’articolo esprime il concetto in modo totalmente veritiero, ma non solo…condivido pienamente i contenuti che non avrei saputo descrivere altrettanto bene!!!!!!!!!!!!!!!

  2. carla ha detto:

    Per la giornata internazionale della felicità.
    Meglio non prenderla come un invito a dover esser essere felici. Forse è più proficuo regalarci una pausa per ricordare un momento felice o per ricapitolare cos’è per noi la felicità.
    Perchè la felicità è cosa diversa dalla serenità, dal buon umore o dal benessere; anche se imparentata con esse, in questa forma sembra dipendere dalla buona sorte e da un buon carattere.
    A me piace pensare alla felicità come ad un’esperienza puntiforme, gratuita, che mi sorprende come un’ospite inatteso e intensamente gradito, e che con il suo irrompere può gratificare di sé anche chi come me ha un cattivo carattere.
    In quest’ultima forma tutti sappiamo cos’è. Non c’è persona che non ne abbia memoria e che per questo non continui a cercarla.
    Come dice Bauman “..la ricerca della felicità è la cosa che abbiamo in mente la maggior parte del tempo, che ci impegna gran parte della vita, che non può rallentare, e non rallenterà, né tanto meno si fermerà…o almeno , non più di un attimo ( fuggente, come sempre).

    Solo che spesso ci sbagliamo e pensiamo scioccamente di poterla comprare sul mercato come fosse un nuovo maglioncino o una macchina nuova.

    Bauman risponde: Uno dei principali effetti dell’equiparare la felicità all’acquisto di prodotti da cui ci si attende la felicità è di rendere più remota la possibilità che la ricerca della felicità si concluda. …Quella ricerca non può finire: la sua fine equivarrebbe alla fine della felicità stessa. Non essendo raggiungibile uno stato di felicità sicura, solo l’inseguimento di quell’obbiettivo ostinatamente sfuggente è in grado di mantenere i corridori ( moderatamente) felici (…)
    nella pista che porta alla felicità il traguardo non c’è.
    I mercati fanno in modo che la ricerca prosegua all’infinito.

    Ma forse, se smettiamo di cercarla, lei fatalmente, prima o poi, ci trova: nel sorriso di un amico, in una veglia quieta ammirando la luna piena, nel “grazie” di un figlio… cose fuori mercato, che non hanno prezzo.

    Z. Bauman , Che cosa non va nella felicità? In L’arte della vita, Editori Laterza, 2010

    • alice ha detto:

      Quindi felice onomastico!
      Invece di addentrarmi nei concetti filosofici astratti, provo a pensare a quello che “sento”, alle emozioni positive che mi pervadono, il cui livello minimo definisco “benessere” ed il culmine “felicità”; il primo è serenità, rilassatezza ed armonia con me stessa, che aumentando di intensità definisco “gioia”, con una leggera eccitazione psico-motoria, il cuore accelerato, sensazione di leggerezza ed entusiamo. Il picco poi è occasionale e consiste in un accumulo di energia vitale incontenibile che acuisce tutti i sensi, il cuore pulsa veloce, gli occhi sono luminosi, percezione di leggerezza (tanto da “toccare il cielo con un dito”), l’addome gonfio non riesce a contenere l’enorme carica emotiva che inesorabilmente esonda all’esterno e si manifesta alle persone circostanti che vedono la nostra felicità dalla sola mimica facciale; tale energia viene scaricata anche con la risata o il pianto.
      Quante volte ho vissuto questo sentimento! Come ciscauno di noi, probabilmente. Dal raggiungere una vetta dopo ore di cammino alla nascita di un figlio, da un bacio all’innamorato ad un traguardo scolastico o professionale.
      Insomma, se pensiamo bene, questa emozione chiamata felicità l’abbiamo provata tutti, ma importante è la consapevolezza che abbiamo di ciò.
      Oppure io ho l'”asticella” tarata troppo in basso?
      Ma un saggio proverbio dice:”chi si accontenta, gode”…

  3. Francesca ha detto:

    Dostoevskij scriveva:…”l’uomo, oltre a volere la felicità, ha un eguale, identico bisogno anche della sventura…”
    Io ho conosciuto la felicità dal suo apparente contrario: l’infelicità.
    Ho provato la felicità nel raggiungimento di un obiettivo, nel colmare una mancanza, nell’accorciare una distanza…..Un atto illusorio di ricerca e di arrivo rinforzato dall’enorme godimento che ne derivava al momento presente.
    Poi, tutto ripartiva da capo…
    Sono stata molte volte felice nella mia vita perché ho avuto la fortuna di costruire da sola la mia vita…dallo scoraggiamento del niente e del vuoto sono “andata a cercare” e ho trovato la felicità, volta per volta….infelicità dopo infelicità….
    Accanto alla ricercata felicità tuttavia sento l’implacabile angoscia della precarietà di questa…..
    Tutto ciò mi ha portato sempre più spesso a sentirmi nel “qui ed ora” e a conciliare in me tante polarità che spaziavano dall’urgenza, alla posticipazione dei miei progetti, dei miei bisogni….
    Mi piace pensare alla felicità come un cammino, non come ad una destinazione, mi piace pensare che il viaggio continui per tutta la vita….che la ricerca del proprio benessere continui per tutta la vita!
    Epitteto diceva: “la felicità non consiste nell’acquistare e godere, ma nel non desiderare nulla, perché consiste nell’essere liberi” In ciò che sostiene Epitteto mi discosto e per questo mi sento “profondamente schiava” in quanto è dal mio desiderio che parte il mio viaggio verso la felicità…

    Francesca Targi

  4. Gabriella Franchini ha detto:

    Felicità

    Ho sognato di essere felice
    per un attimo
    ho sognato l’assurdo

 

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