Gli editoriali

a cura del prof. Montefrancesco

Foto dott. Giuseppe Montefrancesco
Responsabile del sito
Dott. Giuseppe Montefrancesco

Dipendenza da steroidi.

Oggi più che mai si sente la necessità di apparire sani, forti e belli. Necessità che non deriva solamente da ragioni culturali ma anche dal fatto che il mondo dello spettacolo è divenuto per molti l’unica via di riscatto, l’unico modo per avere un futuro. E allora si rincorre questo mondo, si investe sul proprio aspetto e laddove non arriva la natura si cerca di arrivare con le sostanze. Almeno in parte questi elementi sono alla base di un incremento nell’utilizzo di integratori alimentari e farmaci che consentano con più facilità di raggiungere la forma fisica sperata, un incremento tanto significativo da aver portato gli Steroidi Anabolizzanti a rappresentare la principale forma di abuso di sostanze nel mondo con 4 milioni di utilizzatori all’anno nei soli USA. Ecco allora che torna di estrema attualità per la comunità medica il problema degli Steroidi Anabolizzanti: sostanze sintetizzate chimicamente e con azione del tutto sovrapponibile a quella del testosterone, il principale ormone sessuale maschile. Il termine anabolizzanti è legato alla loro particolare attività di acceleratori dei processi anabolici fisiologici, cioè di quei processi che portano alla sintesi di proteine, lipidi e carboidrati all’interno dell’organismo e che quindi esitano in un aumento della massa muscolare e della forza.
Il prezzo da pagare è però troppo alto dal momento che gli effetti collaterali sono molti e molto gravi: su di essi focalizza l’attenzione lo studio del gennaio di quest’anno del dottor Gen Kanayama e dei suoi collaboratori, pubblicato dalla SSA (Società per lo Studio della Dipendenze) sulla propria rivista. Tale studio sottolinea come il problema della produzione di ormoni sessuali indotto da queste sostanze da cui poi deriverebbero tutta una serie di condizioni cliniche. Solo raramente però questo problema è stato discusso nella letteratura scientifica psichiatrica o delle sostanze. Questi studi hanno suggerito come in realtà, quello delle patologie indotte dall’utilizzo di anabolizzanti, sia un problema più comune e persistente di quanto generalmente ritenuto (fino al 43% degli uomini con profondo ipogonadismo hanno fatto uso di anabolizzanti) e hanno costituito la base per le ricerche di Kanayama. A partire dall’ormai ben noto meccanismo di feedback negativo per cui l’apporto di steroidi anabolizzanti porta alla soppressione della’Asse Ipotalamo-Ipofisi-Testicolo e quindi ad una diminuzione dei livelli di testosterone circolante (anche fino a 50 ng/dl rispetto ai 300-1000 ng/dl delle condizioni normali), Kanayama mette in evidenza come i soggetti che fanno uso di queste sostanze siano a rischio di sviluppare ipogonadismo, specialmente se ingerite e assunte per lunghi periodi. L’ipogonadismo si manifesta in particolare durante i periodi di interruzione dell’assunzione ed è caratteristicamente rappresentato da sintomi quali diminuzione o scomparsa del desiderio sessuale, disfunzioni erettili e sintomi depressivi che, seppure più spesso lievi, possono essere anche molto gravi e portare a tentativi di suicidio; inoltre questi sintomi sono sufficienti ad indurre una nuova assunzione di anabolizzanti per alleviare la sintomatologia da ipogonadismo (il sistema endocrino del soggetto non essendo più in grado di produrre testosterone a sufficienza diventa dipendente dagli steroidi esogeni) che può portare alla così detta Hooked On Hormones Syndrome, una condizione di vera e propria dipendenza da queste sostanze.
In particolare, lo studio in questione, analizza un gruppo di utilizzatori tra i 35 e i 55 anni in cui si sono manifestate queste condizioni e dimostra come le condizioni appena descritte possano protrarsi per oltre un anno dall’ultima assunzione di anabolizzanti. In alcuni casi si è riportato il testosterone a livelli normali attraverso la somministrazione di agonisti degli ormoni di rilascio delle gonadotropine (es. triptorelina), modulatori selettivi dei recettori per gli estrogeni (es. clomifene citrato) o sostanze simili ad LH e FSH; in molti di questi casi però anche la normalizzazione dei livelli di testosterone non è stata sufficiente a risolvere le disfunzioni sessuali ed i sintomi depressivi.
Ciò potrebbe riflettere una irreversibile alterazione della regolazione del rilascio di testosterone a livello dei recettori androgeni o dei meccanismi di regolazione intracellulari. Infine Kanayama conclude suggerendo come lo sviluppo di queste condizioni e di una dipendenza possano essere prevenute mediante trattamenti mirati a ripristinare la normale funzione dell’asse Ipotalamo-Ipofisi-Testicolo eventualmente accompagnati da un trattamento con antidepressivi. Si tratta quindi di un problema sempre più reale e frequente su cui, con buona probabilità, dovrà essere convogliata una parte significativa del lavoro clinico e di ricerca dei prossimi anni e che per essere affrontato necessita di una sempre maggiore collaborazione tra addetti al trattamento delle dipendenze patologiche, medici dello sport, endocrinologi
ed urologi.
Mattia Bozzelli
Fonti: – Kanayama G., Hudson J. I., Pope H. G. – Illicit anabolic androgenic steroid use. – Horm Behav 2010; 58: 11121. Kanayama G. et. al. – Prolonged hypogonadism in males following withdrawal from anabolic androgenic steroids: an under-recognized problem – Addiction, 2015, 110, 823-831