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dott. Giuseppe Montefrancesco

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L’eroina o “I diari di Finix House”

La Nota Antiproibizionista di Roberto Spagnoli. – Trasmissione di lunedì 11 agosto 2025, ore 7,30

L’eroina o “I diari di Finix House”

Negli ultimi anni, periodicamente, si è parlato del ritorno dell’eroina; in realtà non se ne mai andata.

Quando iniettata l’eroina giunge al cervello entro 7-8 sec.; può anche essere fumata, “sniffata” o inalata soprattutto se è di buona qualità evitando così il rischio della trasmissione infettiva.
L’eroina, possiede una attività di tipo inibitorio, da cui l’analgesia ed il “rallentamento” di tutte le funzioni. Quello che interessa però all’uomo è la sua specialissima azione sul circuito del piacere per cui diviene desiderabile e urgente “farsi”. Ciò è conseguente alla sua azione di inibizione su particolari interneuroni cerebrali, quelli di tipo GABAergico, presenti nell’area ventrale tegmentale del mesencefalo (VTA) che inibiscono la produzione di dopamina all’interno del sistema cerebrale della gratificazione mentre l’eroina, inibendo tale inibitore, aumenta la dopamina in tale sistema favorendo la percezione di un intensissimo benessere.
Essa induce rapidamente tolleranza, dipendenza fisica e psicologica di grado elevato; da questo stato di tossicodipendenza è spesso molto difficile uscirne. Gli effetti collaterali dell’eroina sono potenti quanto le sue apparenti convenienze, dai decessi alle malattie infettive, dai problemi con la legge ad una condizione di separazione dalla normalità sociale; è una specie di carcerazione in cui si entra e si rientra per le frequenti ricadute.
Il trattamento è di notevole efficacia: metadone, buprenorfina, interventi psico/sociali o la scelta di una Comunità Terapeutica consentono di affrontare la malattia; le ricadute sono parte di essa e non una sconfitta. Le profonde ragioni del paziente, la volontà di separarsi dall’eroina sono strumenti indispensabili al successo di un percorso terapeutico (dott. g. montefrancesco)

Negli ultimi anni il narcotraffico ha puntato su altre sostanze: prima di tutto sulla cocaina che ormai si trova a prezzi stracciati.
Le pasticche (ecstasy o altre NPS= nuove sostanze psicoattive, ndr) ormai offerte in varianti sempre nuove ma l’eroina è rimasta anche se è difficile avere un quadro della situazione, l’impressione di chi lavora sul campo è che dopo il picco di 30-40 anni fa il numero dei consumatori è rimasto pressoché stabile, alternando flessioni e rialzi, insomma un po’ ciclicamente.

L’eroina arrivò in Italia verso la metà degli anni 70. Il decennio successivo, quello che conosciamo come quello degli anni del riflusso, gli anni 80, il ritorno al privato, il benessere, fu anche quello della morte per overdose che colpì una intera generazione.
Le periferie delle grandi città ma anche i piccoli centri di provincia furono messi alla prova da un fenomeno che la società non sapeva come affrontare.

Chi finiva nella dipendenza aveva poche alternative: il carcere, la strada o qualche servizio che alcuni professionisti cercavano di mettere in piedi non senza difficoltà.
I servizi sociali e sanitari per le dipendenze erano ancora tutti da costruire e le prime comunità di recupero nacquero più per necessità che sulla base di una progettazione consapevole.
Tra quelle più note c’era la Finix House di Londra che aveva fama di riuscire a risolvere il problema dell’eroina. Era ispirata al modello americano; era molto più di una comunità, era un sistema, un mondo chiuso con regole ferree, ruoli e linguaggi propri basato su un controllo psicologico quotidiano e reciproco, senza mezzi termini.
La logica non era quella del supporto individualizzato ma della ricostruzione collettiva dell’identità.
Bisognava annullare la persona dipendente e farla rinascere come parte integrante della comunità.