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Gli effetti esilaranti della��oppio.

Ognuno sa che gli orientali prendono dell’oppio per procurarsi un’estasi deliziosa.
Si legge con stupore ciA? che i viaggiatori raccontano in proposito. Che si ricerchi l’effetto de’ liquori vinosi e alcoolici; basta ricordarsi che queste bevande ci rendono piA? vivaci, moltiplicano le nostre sensazioni, e danno loro piA? di vivacitA� per concepire ch’essi devono avere molte attrattive per noi. Ma che si trovi piacere a servirsi dell’oppio: ecco un fatto che sarebbe sorprendente se non sapessimo che questa sostanza agisce fortemente sugli emisferi cerebrali, che determina un accumulamento di sangue nella polpa midollare che li forma, che si effettuano allora in questi organi dei movimenti singolari che danno luogo ad una moltitudine di percezioni; mentre da ciA? proviene il piacere che intiere popolazioni trovano nell’impiego del’oppio; mentre per il sangue che si porta al’a testa, il turco ed il persiano diventano gajosi, sentono aumentarsi le forze, provano desiderj venerei; ed A? in questo medesimo tempo che divengono molto irascibili, ec. Questo tempo d’eccitazione A? passeggiero; e se una congestione sanguigna si forma nel cervello questa induce una specie di torpore. Il turco o il persiano sottomesso all’azione dell’oppio resta immobile; ma le sensazioni le piA? dolci, dei sogni voluttuosi, delle visioni deliziose vengono ad incantarlo. Allora che tutti gli atti della vita esteriore sono annientati, allora che si porrebbe in dubbio la sua esistenza, egli gode una felicitA� inesprimibile.
Nelle cittA� dell’Asia vi sono dei luoghi pubblici ove si vendono le preparazioni oppiate, ove gli amatori si riuniscono per prenderle.
In questi luoghi, che possono paragonarsi ai nostri caffA?, si trova pure il decotto dei capi di papavero, a cui si aggiunge un poco di zafferano e diverse essenze; sebbene questi capi di papavero siano colti avanti la maturazione dei grani, il liquore che si compone con essi A? poco inebriante; ma questo liquore basta ad ottenere per alcune ore delle visioni piacevoli o un ameno delirio.
Si A? distribuito in questi caffA? una bevanda assai piA? forte; essa era fatta con le foglie e sommitA� della canapa ordinaria, alla quale si aggiungeva un poco di noce vomica: l’uso della medesima A? severamente proibito, poichA� porta prestamente ad una consunzione mortale, ed estingue le facoltA� intellettuali e morali. Mentre il Sig. Olivier era in Persia, si punivano di morte coloro che la somministravano, e coloro che ne prendevano. (Viaggi nell’impero Ottomanno, etc. t. 111 pag. 256).
E’ una cosa sorprendente nella Storia dell’uomo la passione ch’egli ha, in tutti i luoghi ed in tutti i tempi, per le cose che possono fargli provare nuove sensazioni; egli conferisce pure a turbare la sua ragione, questo dono della DivinitA�, coll’uso di sostanze disgustose, ed anche nocevoli, per ottenere delle illusioni di felicitA�, de’ sogni piacevoli.
E’ singolare che delle condizioni patologiche dell’apparecchio encefalico abbiano dato dei somiglianti prodotti. Si sono vedute persone le quali erano cadute in sincope, altre che avevano un affezione comatosa, piangere amaramente perchA� si erano levate da quello stato, che procurava loro una ineffabile felicitA� accompagnata da inesprimibili godimenti.

Sopra di noi l’azione dell’oppio non produce niente di piacevole; coloro che per studiare gli effetti fisiologici di questa sostanza di sono sottoposti al suo potere (io pure sono di questo numero), non hanno sentito che un oppressione morale, una nullitA� fisica, una stupiditA� generale una incuranza, quindi delle vertigini, delle nausee, dei vomiti, il bisogno di dormire: niente hanno provato, che li potesse risarcire di quanto hanno di cattivo questi sintomi. La terapeutica solamente offre delle occasioni in cui l’oppio da luogo ad uno stato di felicitA�; ed A? quando serve a combattere una veglia molesta, un malessere che duri nel da qualche tempo, un dolore permanente, quando fa cessare una tosse penosa, una oppressione, quando allontana dei pensieri, delle crudeli inquietezze, ec. Allora un poco di oppio fa passare sovente il malato in una situazione deliziosa; egli era agitato, diviene tranquillo, i suoi dolori sono cessati, egli A? felice, ed esprime la sua felicitA� con maggiore energia. Ancora in questo caso l’oppio ha sembrato ad alcuni pratici, e soprattutto a Sydenham, che operasse come un potente cordiale, perchA� ristorava le forze, moderando un turbamento nervoso che le snervava; ma questi non appartengono all’azione fisiologica dell’oppio; A? necessaria una condizione patologica per indurli; questi effetti si referiscono agli effetti terapeutici.

….si rialza con fatica per ricadere di nuovo: tutto il suo corpo è agitato da un tremito violento. Sia che si stropicci lungo la spina dorsale, sia che si percuota sul dorso, l’animale non prova niente. (Non è lo stesso durante l’azione della noce vomica. Sui cavalli che hanno preso delle forti dose di questa sostanza, tutti i toccamenti che si fanno sulla colonna vertebrale danno luogo istantaneamente a delle scosse tetaniche, come galvaniche, di tutto il corpo, a delle rigidezze delle membra, ec).
Di tempo in tempo questo cavallo raddrizzava bruscamente la testa, e batteva gli occhi abbassando gli orecchi, come accade quando i cavalli ricevono un colpo nel naso.
E’ rimarcabile che questi accidenti convulsivi cessavano e ritornavano per accessi.
Ventitre minuti dopo, l’agitazione era aumentata: l’animale restava in piedi; ma sovente vacillava e si soffermava; egli è minacciato di cadere. Tutt’a un tratto si slancia in avanti come se fosse spinto da un impulso interno e cade.
Tre ore più tardi la respirazione è lenta; l’animale resta giacente: si osservano dei sussulti convulsivi delle membra che si succedano senza interruzione. Questi movimenti, benché fossero involontari o convulsivi, sembravano coordinati; si può credere che se l’animale fosse stato in piedi si sarebbe slanciato ancora in avanti. Al momento di queste convulsioni il cuore batteva assai fortemente. Questo cavallo non ebbe stato comatoso; non era nemmeno assopito: i segni dell’ingorgo cerebrale così rimarchevoli nell’uomo per gli avvelenamenti coll’oppio, non esistevano: il cavallo non è suscettibile di provare il narcotismo. Questi stessi accidenti convulsivi continuarono ancora per tre ore circa dopo di che l’animale morì.

Avendolo aperto, si è trovato l’aracnoide rossissima, fortemente iniettata sugli emisferi cerebrali e sul cervelletto. La sostanza midollare di questi emisferi non si punteggiò, quando si tagliava. La midolla allungata era ricoperta  di un considerabile inietta mento,  i suoi vasi erano apparentissimi ed assai sviluppati.
Esisteva un poco di sierosità rossastra nella guaina vertebrale: il cordone midollare spinale era sano.
Il pericardio conteneva molta sierosità; i polmoni racchiudevano una quantità di tubercoli.
L’apparecchio digerente si mostrava sano.
E’ evidente che l’oppio ha agito potentemente sugli emisferi cerebrali, sulla midolla allungata, e sulla midolla spinale di questo cavallo. Il sangue era in più gran quantità intorno a questi centri vitali, e nella loro sostanza. L’azione molecolare della polpa midollare aveva preso una misura più rapida e forniva un prodotto troppo abbondante e disordinato. L’innervazione aveva un grado di potenza tutt’affatto perturbatrice; l’influenza dei nervi si trasmetteva a getti irregolari: i nervi istessi provocavano delle contrazioni involontarie dei muscoli della testa e del tronco; queste operavano delle scosse convulsive, dei tremiti, delle rigidezze di membra, ec.
Ma non si vide formarsi congestione sanguigna nell’encefalo: se la polpa midollare degli emisferi cerebrali provò una intumescenza, ella non fu mai spinta a tal segno da occasionare una compressione di questa medesima polpa contro le pareti del cranio, in guisa da sospendere la sua azione. Nei cavalli l’oppio non cagiona assopimento comatoso, perdita di senso, e di moto, stato apoplettico, paralisi; le convulsioni durano sino alla morte. All’incontro questi accidenti sopravvengono prestissimo nell’uomo, per la ragione che la congestione sanguigna che loro da origine formasi in lui facilmente e diviene intensissima.

Ci meravigliamo sempre della rapidità con la quale si opera l’assorbimento per le vie respiratorie del cavallo. Ma sono altresì vaste in esso le cavità del petto, i polmoni dilatati, e le cellule bronchiali molto estese. Faremo pure osservare di passaggio che noi troviamo qui la ragione organica delle lunghe corse che il cavallo può fare.
MORFINA. La morfina è una sostanza azotata alcaloide che si precipita per mezzo dell’ammoniaca da una dissoluzione saturata d’estratto acquoso d’oppio: ottiensi pure con altri processi. Quando è pura, offre le seguenti proprietà: è solida, senza colore, cristallizzata, inodora, insolubile nell’acqua fredda, poco solubile nell’acqua bollente, insolubile nell’etere, solubilissima nell’alcool: queste dissoluzioni hanno sapore amaro. La morfina si combina con gli acidi solforico, idroclorico, acetico, formando con essi dei Sali cristallizzabili solubili nell’acqua e nell’alcool.
Essa acquista un color rosso per mezzo dell’acido nitrico. Nell’oppio, la morfina è combinata con l’acido meconico.
La morfina agisce fortemente sull’economia animale. Tre persone ne presero ciascuna mezzo grano disciolto in mezza dramma di alcool e di pol allungato con qualche oncia di acqua distillata. Un rossore generale, che poteva anche scorgersi ne’ loro occhi, coprì la loro faccia, specialmente le guance; le forze vitali parvero esaltate. Un altro mezzo grano di morfina, preso una mezz’ora dopo, aumentò considerevolmente questo stato, eccitò una voglia passeggiera di vomitare e dei stordimenti. Dopo un quarto d’ora le stesse persone ingoiarono un altro mezzo grano di morfina; l’effetto fu subitaneo: sentirono un vivo dolore nello stomaco, un indebolimento, ed uno stupore generale: esse erano continuamente minacciate da svenimento. Una d’esse cadde in uno stato di vaneggiamento come di sognare, provò fremiti muscolari nelle estremità, principalmente alle braccia….

J.B.G.Barbier, Medico primario dell’Hotel Dieu d’Amnies, Professore di Patologia e di Chimica Interna, 1841

J.B.G.BARBIER, Trattato elementare di materia medica, Prima Edizione Italiana, Sulla Quinta Francese, riveduta e corretta dall’autore, Traduzione del dott. E.Canigiani, Volume Unico, Tipografia Volpi,A�1841, PAG. 310.

 

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