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Hikkikomori di Moondabor, da Flickr.com

Hikikomori. Arriva in Italia la��anoressia sociale che ha sconvolto il Giappone

Hikikomori, ovvero A�a�?stare in dispartea�?, chiudere la porta al mondo esteriore, per rinchiudersi nella propria isola “felice”.

Il termine, derivato dalla contrazione di shakaiteki hikikomori (ritirarsi dalla societA�), A? stato coniato negli anni a�?80 per indicare un preoccupante fenomeno diffusosi in Giappone all’incirca negli anni ’70.E’ la storia di un disagio relazionale piuttosto forte, ormai dilagante anche negli Stati Uniti, in Europa e purtroppo anche in Italia, seppure in forme diverse.

L’ utilizzo travolgente delle nuove tecnologie, associato allo sfaldamento progressivo dei rapporti interpersonali e alla decadenza di modelli relazionali di riferimento, come la famiglia, incide probabilmente sul dilagare del fenomeno.

In Italia l’ UniversitA� di Palermo ha avviato una serie di studi su questa forma di disagio sociale, A�svilppatasi inizialmente nella cultura nipponica, e fortemente caratterizzata dalla dipendenza parentale (amae).

La ” sindrome da apatia”, pur esprimendo le sofferenze individuali del singolo in un dato modello e contesto sociale, individua una forma di auto-reclusione piuttosto grave, oltre che trasversale a differenti culture.

Il dott. Tamaki Saito (direttore del Sofukai Sasaki Hospital), considerato il maggior esperto della sindrome di Hikikomori, rivolge la��attenzione alla causa della malattia, nella complessitA� della cultura giapponese, il cui substrato, espressione sociale della dottrina di Confucio, enfatizza la componente di “realizzazione” ed “emersione” sociale. L’autoesclusione sarebbe quindi una reazione dovuta al terrore dell’insuccesso, un preferire l’isolamento alla competizione.

Il fenomeno coinvolge principalmente la fascia adolescenziale, in una percentuale preoccupante: secondo una stima del Ministero della SanitA� giapponese il 20% degli adolescenti maschi sarebbero Hikikomori; colpite anche le donne, seppure in percentuale inferiore.

Quasi un milione di adolescenti e giovani adulti che “scelgono” di isolarsi dal mondo.

Improvvisamente cala il sipario sulla vita: famiglia, sport e amici diventano estranei; si spengono le luci di scena e scende il buio nei rapporti sociali e familiari.

Una�?tirarsi fuoria�? dal gioco della vita teso a difendersi da ipotetici e probabili delusioni procurate ai genitori animati da elevatissime aspettative nei confronti del futuro professionale dei loro figli; una sorta di non misurarsi con la realtA�, preferendo la scelta del silenzio e dell’auto-emarginazione.

Il dott. Saito, da qualche tempo, ha avviato un programma rieducativo chiamato New Start, che prevede il recupero delle relazioni interpersonali attraverso una��azione di formazione-lavoro, A�destinato alla��instaurarsi di legami che possano fare da cerniera tra il ragazzo disagiato ed la societA� in cui vive. La��azione terapeutica mira a distaccare il ragazzo dalla dipendenza, ponendolo a confronto con le proprie A�paure, rendendole oggettive, tanto da riuscire ad affrontarle. Secondo il programma del dott. Saito un buon recupero richiede dai pochi mesi ad alcuni anni.

Scriveva Thomas Merton “No man is an island”.

 

 

Notizia a cura di Mediaxion SocietA� Cooperativa

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tags: #hikikomori

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