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Ho spessissimo osservato chi telefona con il suo cellulare

Mi ha sempre incuriosito il movimento complessivo, il gesto, la faccia di chi telefona. ChissA� chi c’A? dall’altra parte, poi.
Pare lA� per lA� una esposizione pubblica delle proprio cose; non maleducata, dico pubblica nel senso che un po’ tutti la possono vedere e forse decifrare. Mi attrae il modo in cui cambia il tono della voce o la��espressione del viso.
Penso che i piA? vogliono farsi notare. E cosi appare evidente la differenza tra la natura della telefonataA�A� e la complessiva teatralitA� della��individuo; perchA� la prima puA? essere di qualsiasi tipo ovviamente, forse anche banale, non ca��A? ne una in particolare che vada occultata o esposta, credo. MaA� la telefonata va camminata, commentata con il corpo,A� contemporaneamente e nervosamente, conA� repentine risate o aumenti di qualche ottava. A�Non bisogna inciampare, e quando ci sono tante altre cose da portare, la testa si china in su e giA? per evitare una caduta delle peggiori con tutte le cose e la��argomento nelle orecchie.
Bellissimi quelli che mettono la mano a non voler disturbare gli altri, mentre si capisce e si sente ogni cosa.
Nascondono la telefonata, in una tenera A�forma di buona educazione, tipo “Sono costretto a farlo altrimenti eviterei.” A�La colpa A? sempre di chi sta dall’altra parte.
Avete visto che chi telefona cerca con lo sguardo la��approvazione degli altri. L’occasione non deve essere sprecata; A? cosA�. Esponiamo ad un pubblico esterno che ci potrebbe amare le nostre opportunitA� comunicative,A� le nostre misteriose, numerosissime relazioni sociali. “Ora mi telefona questo ma tra un poa�� mi telefona un altro e poi una��altro ancora e cosA� per molte altre volte”.
Noi indirizziamo all’esterno la nostra seduzione comunicativa e facciamo immaginare. La dopamina si alza; siamo in fase erettiva. Una risata squassante distrugge gli astanti. Lui vive, noi no!
Termina la telefona: la��individuo di norma alza la testa e guarda verso la��orizzonte o verso la��alto che stanno di lA�, lontano. Va beh!A� Beato lui.
Diverso A? il caso dei messaggi; questiA� con minore frequenza espongono lo scrivente-avente cellulare ad un processo comunicativo con gli altri. Io guardo malvolentieri qualcuno che scrive; mi sembra di copiare come a scuola. Poi magari quello si ritrae un poa�� con il corpo e fa il gesto a cucumella dicevano a casa mia; le dita strette in un punto e la mano che si muove come per andare avanti e indietro, a chiedere “Ma che vuoi”.
No, di norma non si guardano quelli che inviano messaggiA� (i messaggiantiA� diciamo, se pure A? un brutto termine).A� Salvo alcuni. Sono costoro velocissimi, di sicuro non sbagliano, suonano una specie di ritmo free quando toccano i tasti. TatA�, ti-tA�, tatata. Forse hanno studiato il solfeggio ritmico.
Con una mano messaggiano con la��altra ripetono parole che commentano il messaggio, “Accidenti a lui, no, ti ho detto di no – oppure -A� che scocciatore ma devo rispondere”. E appena finito il messaggio quello dalla��altra parte risponde subito e lui..ricomincia a sbuffare e a ticchettare. Finisce quasi sempre con un ora basta! A�Insomma un teatro.
Poi ca��A? il tipo, piA? spesso donna, che digita in modo vellutato; scivola su monitor di telefonini di classe, swarovski , double sim et al., e vi compie sopra un massaggio (che coincidenzaA� messaggio-massaggio).
In sostanza non invia lettere, seduce. Non si sente rumore ma si puA? vedere un dito che si muove in modo circolare, uniforme, deciso. Si ferma per brevissimi istanti, sospeso,ma subito dopo ricomincia con il tocco finale. Questo ultimo fa un rumorino. Ta – ta.
E finito la��invio e mi guarda.

Ca��A? una news insostanza sulla��argomento; date una occhiata.

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