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Cavolo ma mica tutti quelli che hanno avuto un’infanzia difficile finiscono nella droga !

Abbiamo ricevuto e volentieri pubblichiamo.

Corpo del messaggio:
mi chiamo Sara ed ho abusato di qualsiasi sostanzaA�dall’etA� di 17 anni.

Adesso ho 35 anni un figlioA�di 4 e un marito e quello che adesso so A? cheA�l’autostima e l’amor proprio sono la base perA�evitare di cadere in certe situazioni. Se nonA�stimi i tuoi genitori, se questi non ti gratificano, se non senti di essere amata incondizionatamenteA�allora andrai a cercarti l’amore altrove e loA�troverai per contro nelle tue stesse disperazioni.
Vai alla ricerca di un calore che solo nellaA�fanciullezza si prova….quello che nella vita tiA�aiuta a discernere il bene dal male ma soprattutto
il vero dal falso il duraturoA�dall’illusorio…..

Poi perA? mi sono anche dettaA�”cavolo ma mica tutti quelli che hanno avutoA�un’infanzia difficile finiscono nella droga!
Allora cos’A? che ti porta a voler abbandonare leA�tue facoltA� mentali? Io non lo so so solo che mioA�figlio e mio marito mi hanno dato quel calore che cercavo e che non rovinerei per niente alA�mondo….io sono stata fortunata ma riuscirA? aA�far si che mio figlio cresca senza la necessitA�A�di provare certe sensazioni? Come si insegna aA�dire di no allo sballo in una societA� che haA�fatto dell’eccesso la sua bandiera?

Oggi non ciA�droga solo per disperazione oggi lo si fa perA�raggiungere degli standard…perchA? devi essereA�al top perchA? devi essere un vincente o non seiA�niente……sinceramente ho una gran paura

Sara

 

 

tags: #disturbi da sostanze #droghe #Giuseppe Montefrancesco

Una replica a “Cavolo ma mica tutti quelli che hanno avuto un’infanzia difficile finiscono nella droga !”

  1. Unità Operativa Prevenzione Dipendenze Patologiche ha detto:

    Cara Sara, grazie per questa bella lettera, intensa.
    Il tuo percorso non è stato semplice ma una vera conquista, io aggiungerei che anche l’autostima e l’amore proprio, o amore di sé, sono una conquista mai data una volta per tutte. Sono sentimenti che oscillano e ci portando con sé in un altalena che a volte vola alta e poi riscende e allora bisogna riconquistarla e la ri-conquista avviene quando sentiamo di avere fatto qualcosa bene e nella maniera più giusta e per noi stessi più convincente. Questo processo richiede investimento creativo e un serrato confronto con gli altri.
    La tua esperienza ti guiderà, insieme alla sana preoccupazione che provi, a trovare le risposte più adeguate.
    Dovrai trovare da sola, nei piccoli gesti quotidiani e nelle parole che sceglierai per tuo figlio, il modo di fargli capire quanto è importante conquistarsi le soddisfazioni, e che lui appartiene al mondo. Questo significa accompagnarlo fino a quando non potrà muoversi da solo, ma significa anche lasciarlo solo con le sue piccole responsabilità di fronte al mondo, perchè possa già a sei anni ascoltare cosa il mondo gli chiede e dargli il tempo di elaborare la risposta. La gratificazione che ne proverà sarà già un piccolo volo nella sua altalena alla conquista dell’autostima e dell’amor proprio.
    Dagli fiducia e impara tu stessa a restare in forse sui risultati. Crescere un figlio è anche questo: fare del proprio meglio e aspettare che tutto vada bada bene senza poterne avere la certezza matematica prima. Tuo figlio come tutti i nostri figli proverà lo sballo, ma se avrai cura di permettergli di coltivare le sue passioni, lui conoscerà un piacere altro e forse diventerà meno gregario e si amerà, non perchè gli altri lo amano, ma nelle cose che riuscirà a fare bene.
    E’ vero i ragazzi hanno il terrore di perdere, di essere dei perdenti, allora ricorrono a trucchi, falso è il loro rapporto con la perdita e con la vincita ( come illustra anche la storia su insostanza, che calibrano secondo modelli dettati da altri e non per nobili scopi. In realtà questi ragazzi non sanno niente di cos’è la vera perdita e la vera vincita. Vorrebbero forse sapere la verità in proposito ma pochi sono gli adulti capaci di assisterli in questa scoperta perchè gli adulti stessi il più delle volte ne sono terrorizzati, e non parlo di te e della tua sana preoccupazione.
    ________
    Gentilissima,
    sono il dott. montefrancesco.
    Le chiedo cortesemente se posso pubblicare la sua lettera. Ovviamente la prima cosa che modifico è il suo nome (mi dica quello che avrebbe desiderato avere nella vita), nè tanto meno pubblicherò il suo indirizzo email.
    La ringrazio anticipatamente
    montefrancesco
    ________
    sarei molto felice se lei pubblicasse la mia lettera l’ho scritta per questo. Può mettere il mio nome è una delle poche cose che mi piace di me.
    Grazie di tutto e complimenti per il bel progetto,
    vorrei anche precisare che fino all’anno scorso ero in terapia al ser.t della mia zona dove ho avuto la fortuna di incontrare uno psicologo che mi ha incredibilmente letto dentro….è stato per me essenziale
    sara
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    Grazie mille.
    Pubblicherò la sua storia. Ci vuole fortuna nella vita e quindi saluti anche il suo psicologo da parte mia.
    dott. giuseppe montefrancesco

 

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