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dott. Giuseppe Montefrancesco

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Dott. Giuseppe Montefrancesco

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L’Intelligenza Artificiale (AI)

Come oramai è noto, l’Intelligenza Artificiale (AI) è strumento di particolare potenza e la stessa interverrà in vari ambiti, se non in tutti, inclusa quindi la sfera personale.
Fa paura e strabilia. Saremo costretti ad avere a che fare con questa “mostruosità”.
Le nuove generazioni potranno osservare, e forse godere, delle straordinarietà e delle allucinazioni dell’Intelligenza Artificiale.
In ogni caso, e non per caso, Time Magazine ha nominato l’Intelligenza artificiale “persona” dell’anno 2025.
E’ importante il termine persona; è ovvio l’incredibile spostamento del termine umano (persona) su uno strumento.
Ma in un certo senso l’AI è una persona. In questo sta molto della sua pericolosità.
E’ evidente il profondo legame che può svilupparsi tra l’utilizzatore e l’AI, soprattutto se inesperto e non educato.
Un legame profondo significa necessità, urgenza, indispensabilità, sostituzione.
Per deformazione professionale, che spero mi sia perdonata, posso accennare ad una delle tante forme di dipendenza ?
La strabiliante capacità tecnologica propria dell’Intelligenza Artificiale è provvista di un”potere” superiore alle capacità umane ed istituzionali di contenerla, comprenderla e regolarla.
E’ in grado, tra le altre, di influenzare enormemente la cognitività e l’indirizzo emozionale della persona.
Si può risentire la potenza distruttiva che possono generare alcune droghe; quella condizione di totale sopraffazione delle decisionalità, se volete della libertà di ognuno.
Le preoccupazioni sono tante e cominciano ad essere palesemente espresse.

Quest’oggi (domenica 14 dic) ho “sbobbinato “ un breve intervallo della discussione odierna presente in Media e Dintorni, una rubrica di Radio Radicale condotta da Emilio Targia con la presenza di Edoardo Fleischener analista e progettista multimediale, docente all’Università degli Studi di Milano.
Le pericolosità presenti nel web e l’interesse mondiale rispetto a misure di controllo sono evidenti.
Notate anche qui le frasi: meno droghe cui attaccarsi o anche proteggere i bambini dalla dipendenza digitale.

“….L’altra notizia della settimana, mercoledì 10 dicembre, è stata attivata una legge (che tu hai appena citato): l’Australia, ufficialmente, ha legiferato il divieto di accesso ai social media per i minori di 16 anni.
Una legislazione che gli stessi Australiani, le mie fonti australiane la definiscono quasi tutte pionieristica; addirittura, pionieristica a livello mondiale e che ovviamente è stata accolta da applausi ma anche con alcune difficoltà tecniche iniziali ma superabilissime (ecco mettiamola così).
C’è ovviamente la resistenza di una bella quota di adolescenti che tentano di aggirare il blocco (adesso non voglio raccontare on line come si fa ma molti di voi lo sanno molto bene come si fa e gli adolescenti pure); comunque sono piattaforme come Instagram, Facebook, come Snapchat, come TikTok, YouTube e così via che hanno iniziato in Australia a disattivare gli account.
Il governo federale su questo punto è piuttosto serio e avverte che le sanzioni  possono arrivare fino a 49,5 milioni di dollari per le compagnie inadempienti. Queste multe che possono arrivare sino a 100 milioni di dollari, io le ho sempre definite punture di spillo.
però insomma sono multe ma sono anche e soprattutto multe all’immagine e fanno discutere.
Fra l’altro restano fuori dalla misura i servizi di messaggistica…. che non sono social network e che quindi vengono ritenuti meno pericolosi, meno droghe a cui attaccarsi quando si è piuttosto giovani.
La mossa Australiana ha chiaramente catalizzato l’attenzione e anche la discussione internazionale e ha spinto molti Paesi a valutare misure simili…….
Negli Stati Uniti, l’ex capo di gabinetto di Obama che si chiama Rahm Emmanuel ha detto che l’America dovrebbe seguire l’esempio australiano e proteggere i bambini dalla dipendenza digitale…”