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Internet e la non libertA�

Egregio Direttore,

pochi anni fa orecchiai alla radio un programma scientifico che parlava del fatto che la corteccia cerebrale deputata al “senso di responsabilitA�” maturava nell’essere umano intorno ai 24-25 anni.
Purtroppo allora non feci in tempo a guardare la fonte di questa notizia. Forse un qualsiasi neurologo me la potrebbe confermare o smetire.
Mi A? rimasta perA? impressa e, dentro di me, la do per vera.
Se lo fosse veramente dovremmo ridiscutere il limite d’etA� della patente o la capacitA� di voto. Cose enormi!!!
Eppure quando penso alla potenza che sprigiona internet, con la quale ti coinvolge fino a rapirti e inghiottirti, io non posso fare a meno di chiedermi se sia giusto dare accesso illimitato a questo strumento a ragazzini di 11 o 15 anni.
Io mi indigno e questa indignazione A? piA? forte di me.

Io stessa ho permesso a mio figlio di stare chiuso in camera davanti al monitor a quell’etA�, e una volta credo di aver sbirciato una chat che mi parve “non appropriata” e non dissi niente, nA? cambiai il mio atteggiamento perchA? mi sentivo sopraffatta dal mezzo. Mi sentivo impotente. incapace di vietarlo, incapace tecnicamente di gestirne un controllo. Non ero in condizione di proteggere mio figlio come avrei voluto, eppure come una cretina mi sentivo rassicurata dal fatto che lui stesse in camera e non in giro per strada chissA� dove e a fare chissA� che.
Da un lato provavo orgoglio per la sua capacitA� di usare il computer, mi sembrava segno di intelligenza, e io mi sentivo stupida e analfabeta perchA? non riuscivo a stargli dietro. Intanto mi affidavo alla ‘sorte’ proprio come una incosciente superstiziosa.
Nutro da tanti anni dubbi sulle competenze relazionali di mio figlio e mi vivo questo fatto come un fallimento educativo.

Come al solito incolpo la periferia dove vivo, un ambiente angusto, privo di stimoli, dal quale io per le mie ansie non riuscivo a portare fuori me stessa e mio figlio.
Se mio figlio ha potuto fare corsi di teatro e musica A? solo merito di mio marito che veniva a prenderlo, lo accompagnava in cittA� e lo riportava a casa. CosA� A? stato anche quando voleva uscire il sabato sera.
Penso a una tecnologia che dovrebbe evolvere sviluppando limiti di accesso ad intenet.
Penso a leggi di tutela dei ragazzi e di indirizzo dei genitori.
L’infinitA� dell’offerta di Internet deve avere dei limiti per i minorenni, altrimenti A? come dare loro una Bmw potentissima da guidare, a 11 anni, su un numerodi strade e di lughi infinitamente superiori a quelli della vita reale.
Penso che la rete libera debba essere un prodotto d’accesso solo per adulti.
Penso che i cittadini e le cittadine dovrebbero poter esercitare la Legge, imporre un limite a tutto questo abuso sui minori e sui genitori.
L’infinitA� di Internet, il suo flusso infinito di informazioni non tutte lecite, la stiamo subendo tutti: genitori e ragazzi.
Questa non A? libertA�.

Cordiali saluti

Una madre

 

tags: #Giuseppe Montefrancesco #internet #internet addiction #libertà

Due parole sull'autore

Giuseppe Montefrancesco

Dal 2004 è Direttore Scientifico del “Centro Studi sulle Dipendenze Patologiche” (Ce.S.Di.P.) presso il Dipartimento di Farmacologia “G. Segre”. Dal 2011 è Responsabile della Unità Operativa “Prevenzione Dipendenze Patologiche” della Azienda USL 7 di Siena.

4 risposte a “Internet e la non libertA�”

  1. Unità Operativa Prevenzione Dipendenze Patologiche ha detto:

    Abbiamo ricevuto quanto in basso e riporto esattamente.

    Rispondo alla signora della lettera:

    Ogni tanto noi adulti abbiamo bisogno di dare materia alle nostre paure di genitori.
    L’uso di internet per i ragazzi è, dal loro punto di vista, divertimento e un modo per comunicare. Il divertimento e’ rappresentato dagli innumerevoli giochi che catturano completamente la mente, la comunicazione dal numero di amici accumulati in facebook, twitter ecc.
    L’abuso e’ un’altra cosa e non e’ rappresentato dal numero di ore trascorse al computer. Almeno non solo da quello.

    I rischi per i ragazzi sono legati alla difficolta’ di avere un rapporto costante con il divertimento variando le sue forme senza intrappolarsi in una sola e alla difficoltà di trasformare i centinaia di amici in qualche relazione significativa fatta anche di scambio, confronto e impegno.

    Noi genitori dovremmo essere di aiuto e accompagnarli nel processo di crescita che trasforma il gioco in sano divertimento e la comunicazione virtuale in relazione autentica sincera leale. Non penso che le regole rigide ci possano aiutare nel nostro ruolo. Penso piuttosto che noi dovremmo cercare di essere un buon esempio nel senso di avere noi una relazione significativa con il divertimento e con gli altri.
    Perché spesso noi dimentichiamo che i figli ci guardano.
    E qui si apre una voragine dentro ciascuno di noi e allora meglio pensare che il nemico sia fuori.

    Non voglio naturalmente colpevolizzare i genitori perché anche questa strategia e’ sfruttata. Fuori c’e tanta brutta roba, la politica, la mancanza di un futuro lavorativo, le madri che muoiono fatte fuori dai padri…..

    Voglio solo dire che l’aspetto educativo, nella relazione con i figli, e’ qualcosa di molto complesso che comprende non solo le regole imposte o condivise ma la capacita’ e la disponibilità a mettersi in gioco.

    • Unità Operativa Prevenzione Dipendenze Patologiche ha detto:

      L’autrice dell’editoriale.
      Ringrazio la signora per la risposta lucida e intensa.
      C’è molto di vero in quello che dice ma mi permetto di porre un’ulteriore domanda di riflessione.
      Non so se sia pertinente paragonare la navigazione in internet con l’andare per le strade del mondo reale.
      Quando ero bambina tornavo a casa dalla scuola a piedi con la mia migliore amica e compagna di classe. Facevamo a piedi circa un chilometro, forse di più. Non usava che i genitori venissero a prenderci. Forse perchè abitavamo in un paese e ci conoscevano tutti.
      Mio figlio, invece, pur abitando in un paese, sono sempre andata a prenderlo. Anzi mi sembra che nelle scuole elementari chiedano regolarmente il nome dei genitori o di chi ne fa le veci per consegnare i bambini al cancello. Quindi i bambini, oggi, non vanno per strada da soli come ci andavo io. Per i ragazzi delle medie non so come sia, mio figlio andava in pullman e scendeva vicino casa, però quando usciva da solo o con gli amici in paese sapevo che il tabaccaio non gli avrebbe venduto loro le sigarette, il giornalaio non avrebbe venduto loro i giornalini hard e al cinema li avrebbero bloccati se avessero voluto vedere un film che fosse stato vietato ai minori.
      Certo, nessuno di questi divieti ha impedito a chi voleva di fumare la prima sigaretta di nascosto magari nel retro del cortile della scuola o di sbirciare le donnine su qualche pagina di giornale sfuggita a qualche adulto; quello che voglio dire è che nella realtà qualche limite, magari da sfidare per vivere un momento di trasgressione, esiste.
      Con internet tutto sembra invece così facile, così a portata di mano ….così… “senza” divieti.
      Quello che voglio dire è che la percezione dei pericoli ( cyberbullismo, internet addiction, sex addiction, o la possibilità di acquistare facilmente smartdrug, o quant’altro)e del conseguente senso di responsabilità, forse, cambia nel tempo.
      Questo è il tempo di internet, tra i minori ogni fascia d’età può avere, e dare, i suoi problemi, e forse non siamo tutti pronti.

    • Dr. Cinzia Di Cosmo ha detto:

      Molti genitori sono spaventati dal “potere” di internet, come se stare sul web di per sé rappresentasse un pericolo per i propri figli. Conosco ad esempio un bambino di 9 anni che, vivendo in periferia e non potendo frequentare una scuola di ballo, ha imparato delle mosse di break dance seguendo delle lezioni in internet. Oppure pensiamo all’opportunità che hanno oggi i giovani di frequentare corsi di lingua o master sul web.

      E’ anche vero che alcune “stanze” online possono essere potenzialmente pericolose, come certi tipi di chat in cui i più piccoli possono trovarsi a interagire con i male intenzionati. Per fortuna per la tutela dei bambini esistono dei blocchi che i genitori possono mettere al loro computer per limitare la capacità di navigazione. Tuttavia questi sistemi di blocco non sempre sono efficaci, quindi è importante che i genitori siano presenti quando i piccoli navigano.

      Mi pare che le sue preoccupazioni siano dovute alla poca dimestichezza con lo strumento, come testimoniano le sue parole “io mi sentivo stupida e analfabeta perché non riuscivo a stargli dietro”.
      Per questo con suo figlio, per il quale provava “orgoglio per la sua capacità di usare il computer”, potrebbe condividere del tempo seduta davanti allo schermo così da avvicinarsi al mondo del ragazzo e conoscere le potenzialità dello strumento.
      Inoltre sarebbe una buona occasione per aprire un dialogo con lui sulle sue preoccupazioni di madre rispetto al passare i pomeriggi online e per pensare insieme a dei modi alternativi per impiegare il tempo libero.

      • Federico ha detto:

        Gentile signora, è davvero triste notare come siano sempre persone limitate come lei a sfornare questo tipo di sciocchezze. Innanzitutto, per onestà intellettuale, devo ammettere che ho apprezzato la sincerità con la quale ha parlato delle sue ansie e delle sue incapacità nel comprendere cose semplici come il funzionamento di uno dei dispositivi più diffusi del nostro secolo. Ma siamo onesti: sapendo che lei ha un approccio tanto ansiogeno nei confronti di suo figlio, come posso non considerare il suo discorso il frutto di una ulteriore, stupidissima paranoia?
        Se avesse svolto meglio il ruolo dell’educatrice di suo figlio non avrebbe avuto alcun bisogno di chiudersi in camera davanti ad uno schermo. Indipendentemente da internet. Per concludere, sono onestamente stanco di sentire come siano SEMPRE le persone meno dotate ad essere a favore della censura e dell’oscurantismo. Si teme sempre ció che non si capisce e che non si puó controllare… Peccato solo che la vita è piena di questo tipo di cose. Censurarle non cambierebbe nulla
        Cordiali saluti.

 

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