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La coltivazione di cannabis per uso personale resta punita penalmente.

di Roberto Spagnoli Radio Radicale

MercoledA� scorso la Corte costituzionale ha stabilito che la coltivazione di cannabis per uso personale resta punita penalmente. I giudici della Consulta hanno infatti dichiarato, non fondata la questione di illegittimitA� che era stata sollevata dalla Corte di Appello di Brescia che aveva accolto il ricorso presentato un anno fa del difensore dell’ imputato del quale era stato dimostrato la detenzione di cannabis per uso personale ma al quale A? stata anche contestata la coltivazione di alcune piante.A� La questione sottoposta alla Consulta dai giudici della Corte d’ Appello di Brescia riguarda le disposizioni contenute nel decreto del Presidente La Repubblica 309 del 1990 cioA? il Testo Unico delle leggi in materia di stupefacenti nella parte in cui tra le condotte sottoposte alla sola sanzione amministrativa qualora finalizzata al solo uso personale, ma non comprende la coltivazione di piante di cannabis. La decisione dei giudici costituzionali ha anche negato secondo il comunicato ufficiale,A� riferito all’ articolo 75 del del testo unico ed A? stata assunta lei ci ha comunicato nel solco delle precedenti pronunce in materia da parte della Consulta A? evidente che chiunque auspica un cambiamento dell’ attuale normativa italiana in materia di droghe sperava ovviamente in una decisione diversa da parte dei giudici costituzionali una decisione che sanasse l’ incongruenza per cui il consumo personale di cannabis e la detenzione per uso personale sono depenalizzati ma la coltivazione per uso personale invece no.

Tanto piA? che molti tribunali in giro per l’ Italia in diverse sentenze si sono giA� mossi in questa direzione, evidente che una contraddizione, una decisione del genere avrebbe avuto una considerevole portata,A� perA? a ben guardare era difficile pensare che la Corte costituzionale smentisse le sue precedenti decisioni,A� cosA� A? stato.

D’ altra parte non si puA? pretendere che siano i giudici e nella fattispecie quelli costituzionali a risolvere questioni che sono prima di tutto politiche e quindi spetta alla politica risolvere. La legge attualmente in vigore in Italia sta per compiere ventisei anni puA? trovate infatti nel luglio del mille novecentonovanta ed A? frutto della svolta repressiva imposta in Italia alla fine degli anni Ottanta in materia di deroghe da Bettino Craxi sull’ onda della War Drugs che era stataimportata dagli Stati Uniti di Ronald Reagan una svolta che fu accompagnata anche da una forteA� pagandaA� mediatica martellante e pervasiva l’ unico intervento di riforma di quella normativa A? stato il referendum del 1993A� promosso dai radicali, anche grazie all’ appoggio alla decisione di forze politiche sociali che erano favorevole ad abolire gli aspetti piA? punitivi della legge del novanta poichA� dal 2003 al 2014, come sapete c’A? stata la parentesi deleteria della legge Fini-Giovanardi che per fortuna A? stata abrogata poi dalla Corte costituzionale anche se va ricordato,A� A? stata dichiarata illegittima a causa delle modalitA� con cui fu presentata e fu poi approvata dal Parlamento e non per i suoi contenuti. Insomma ci troviamo ora con una legge vecchia piA? di un quarto di secolo anacronistica giA� al tempo della sua approvazione fallita nei suoi obiettivi ampiamente superato dalla realtA� e ormai non piA? sostenibile annientarne ciA? che non sia mai stato in Parlamento da tempo ci sono proposte di legge per una nuova regolamentazione delle sostanze che attualmente sono proibite c’A? il disegno di legge sottoscritto da duecentonovanta tra deputati e senatori promosso dall’ intergruppo per la cannabis legale del costituito dal sottosegretario Veneto Della Vedova che all’ esame delle Commissioni giustizia e affari sociali della Camera ci sono le proposte di legge per la revisione della legge del mille novecentonovanta e per la regolamentazione della coltivazione nel mercato della cannabis che sono state elaborate dalle associazioni del che si riuniscono in cartella di Genova nel nome di don Gallo. Radicali italiani e l’ Associazione Luca Coscioni stanno per iniziare la raccolta di firme su una proposta di legge d’ iniziativa popolare per la legalizzazione della cannabis; hanno lanciato una petizioni via internet al Parlamento europeo per chiedere politiche comuni sulle droghe per la legalizzazione della cannabis la depenalizzazione nell’ uso del consenso personale di tutte leA� sostanze.A� Annunciano nuove iniziative di disobbedienza civile mentre sono attualmente sempre in corso anche quelle promosse in questi anni da da Rita Bernardini. Insomma si tratta di rivedere alla radice in tutti i suoi aspetti la politica delle droghe in vigore nel nostro Paese. Bisogna avviare una riflessione approfondita sul quadro normativo alla luce anche di quanto emerso nelle sperimentazioni delle politiche internazionali promosso in questi anni. Arrivare finalmente ad una nuova legge che faccia prevalere la razionalitA�, il buonsenso, le evidenze scientifiche rispetto al furore ideologico proibizionista del passato e questo perA? non possono farlo i tribunali, non puA? farlo la Corte cosmica stazione, non puA? farlo la Corte costituzionale. E’ un compito che spetta alla politica e di cui la politica deve assumersi la responsabilitA�.

 

Ascolta l’Editoriale dal podcast di radioradicale.it

“La nota antiproibizionista” di Roberto Spagnoli su Radio Radicale, 14 Marzo 2016.

 

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