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Le parole di chi parla dal carcere.

Sino a qualche anno addietro questa UnitA� Operativa non c’era.A�C’era solo il mio lavoro nei Sert e per motivi professionali le visite al carcere.A�Nacque nel Sert l’idea di poter raccogliere, in forma scritta e di racconto breve, la esperienza che i carcerati avevano vissuto con le sostanze illegali visto che la maggior parte di loro era dentro per reati connessi con l’uso e l’abuso di sostanze illegali.

In realtA� le storie erano giA� state raccolte e mi furono gentilmente consegnate nella speranza di “farci qualcosaa�?; un progetto (?).

Conservo due cartelle, una con le lettere che i carcerati immaginavano di inviare a qualcuno dei loro cari, uno con le storie delle loro vite. Erano tutti uomini o giovani uomini.
Questi carcerati prendevano posto nella��angustia delle loro celle, tra l’imbarazzato e l’incerto, convinti forse dall’opportunitA� di fare qualcosa che li portasse fuori dalla solita routine, della serie: “proviamo anche questa tanto qua dentro non c’A? molto da fare”, per poi scontrarsi con la fatica di fissare i pensieri e le emozioni sulla carta.A�
Erano testi, brevi e scarni. Spesso pochi pensieri densi di nostalgia per i genitori, i figli o le mogli distanti. Traboccavano di sensi di colpa e desiderio di riscatto. Non era importante che il linguaggio fosse povero e scarno, come puA? essere quello di chi A? poco avvezzo a leggere o a scrivere perchA? la vita, prima di entrare in carcere, li teneva occupati in tante e diverse attivitA� non tutte lecite. In queste lettere e in queste storie si sentiva tutta la fatica di provare ad esprimere un sentimento, la fatica nel metterlo a fuoco, con frequenti ricorsi a stereotipi narrativi.A�Poche parole e come nelle canzonette ‘cuore fa rima con amore’, e poco piA?. Ne riportiamo una per intero eblematica per i contenuti espressi:

Cari genitori mi dispiace tantissimo di avervi fatto soffrire in questi ultimi 20 anni, so che voi in qualunque momento mi siete stati accanto, mi avete aiutato e siete le uniche persone che mi hanno dato coraggio e forza nella vita per andare avanti,anche se io non sono mai riuscito ad uscire da questo tunnel della tossicodipendenza so che sarete sempre con me e spero che riuscirA? a farmi perdonare e darvi delle soddisfazioni.A�

Uomini che avevano vissuto adolescenze squassanti con perdite e abbandoni, esperienze forti e fuori dal comune e dalla legge, si riducevano a compitare ‘chiedo perdono ai miei genitori’, oppure ‘ voglio cambiare per mio figlio’ e dell’esperienza della droga ci si limitava ad una semplice dichiarazione di uso o abuso accompagnata dalla blanda promessa di non farlo piA?.

A tutti loro A? dovuto un sentito ringraziamento.

Quelle storie e quelle lettere hanno ispirato uno dei nostri progetti piA? importanti: l’inventario del patrimonio linguistico che ruota attorno alle esperienze di uso di sostanze legali o illegali che possono indurre dipendenza patologica.Quelle storie e quelle lettere sono l’ embrione di tutte le storie che abbiamo poi deciso di pubblicare nel sito.A�
Senza quella loro fatica, senza quella loro generositA�, forse non saremmo pervenuti alla convinzione che tutta l’esperienza di uso o abuso di sostanze A? ad oggi particolarmente povera di parole, parole indispensabili per essere detta, elaborata, affrontata e perchA� no?
prevenuta.

PerchA? poi, nella realtA� dei fatti e dalla elaborazione dei nostri dati, A�a a�?parlare malea�? del fenomeno delle droghe sono tutti:A�carcerati, guardie, operatori sanitari e non, pazienti tossicodipendenti, parenti, giovani, adulti ed anziani; maschi e donne.

 

 

 

 

 

tags: #carcere #tossicodipendenza

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