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Le sigarette elettroniche e sviluppo di dipendenza

Riporto in basso un editoriale scritto qualche anno fa – nov. 2015 – da uno studente di medicina ora medico…molto acuto e bravo.
Esso sottolinea l’attenzione che bisogna porre ad ogni tipo di intervento perché appunto va contestualizzato e non accettato passivamente; le verità scientifiche non sono immuni da contraddizioni e sono spesso altalenanti.
La notizia ora pubblicata (ved. Notizie), e che ha fatto il giro del mondo, dà certamente speranza ma lo stesso strumento potrebbe arrecare danno ai giovani fumatori che attualmente “svampano” per strada. Questi espongono la loro sigaretta elettronica come una nuova conquista, come le bottiglie di birra in mano o talvolta i cani.
Speriamo che domani non diventino fumatori di sigarette ma il pericolo c’è.
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Secondo lo studio realizzato in USA lo scorso agosto dall’Istituto Nazionale della Salute, gli adolescenti che utilizzano sigarette elettroniche sarebbero maggiormente inclini a fumare tabacco. Pur non essendo questa una scoperta particolarmente sorprendente, può essere utile per descrivere in modo analitico i rapporti tra il tradizionale tabacco e le avanguardistiche e-cigarettes oltre che rivedere e ridimensionare il ruolo preventivo e sostitutivo di queste ultime.

Da quanto emerge dallo studio in questione, gli studenti che hanno fatto uso delle sigarette elettroniche prima dei 14-15 anni cominciano, nel giro di un anno, a fumare le tradizionali sigarette o prodotti come sigaro, pipa e narghilè in cui il fumo è prodotto mediante la combustione di tabacco. La differenza essenziale tra i prodotti tradizionali e le sigarette elettroniche è infatti questa: mentre nei primi il fumo è prodotto dalla combustione di tabacco, nelle seconde è la vaporizzazione di un liquido contenente nicotina a produrre l’ aerosol che viene inalato dall’utilizzatore.
Lo studio, in particolare, compara l’inizio dell’uso di tabacco tra 222 studenti che hanno usato sigarette elettroniche prima dei 14-15 anni e 2.308 coetanei che invece non le hanno mai utilizzate: durante i primi 6 mesi di osservazione oltre il 30 % dei soggetti appartenenti al primo gruppo aveva cominciato ad utilizzare tabacco, mentre solo l’8 % di quelli del secondo gruppo lo aveva fatto; a 12 mesi il dato era molto simile con percentuali rispettivamente del 25% e del 9%.
I dati sono stati raccolti e selezionati come parte di uno studio finalizzato alla sorveglianza dell’utilizzo di sostanze e della salute mentale, facendo compilare dei questionari agli studenti che frequentano le scuole superiori di Los Angeles.
Va comunque riferito come gli autori sottolineino, al termine dello studio, la necessità di ulteriori ricerche per comprendere se la connessione tra sigarette elettroniche e tabacco è causale oppure no. Inoltre va posta l’attenzione sul fatto che lo studio analizza solo i rapporti tra sigarette elettroniche e tabacco tralasciando quelli con altre sostanze che potrebbero invece rappresentare un interessante ed ulteriore approccio al problema.
Seppure con questi limiti, lo studio ha suscitato numerose reazioni tra gli addetti ai lavori; particolarmente interessante è il commento di Nora Volkow, direttrice del National Institute of Drug Abuse: “Nonostante l’utilizzo di tabacco tra gli adolescenti sia significativamente diminuito negli ultimi anni, questo studio conferma che dobbiamo continuare a monitorare con attenzione la diffusione del fumo tra gli adolescenti. Genitori e adolescenti dovrebbero infatti tenere presente che anche se le sigarette elettroniche potrebbero non avere lo stesso effetto cancerogeno delle normali sigarette, esse hanno un rischio molto elevato di dare dipendenza“.
È forse quest’ultimo l’aspetto maggiormente interessante del problema se non altro perché contestualizza la sigaretta elettronica nell’ambito delle dipendenze e ci consente di definire quello che al momento è il suo reale impatto sulla salute: sebbene ad oggi non siano stati definiti con certezza i rapporti tra cancro ed e-cigarettes, questa ricerca mostra come la loro recente diffusione vada in fin dei conti a far sviluppare una dipendenza da nicotina e di fatto solamente a ritardare di qualche mese l’utilizzo di tabacco.

Non è comunque nell’interesse né nelle possibilità di questa trattazione dare dei giudizi definitivi di carattere scientifico o culturale sulle diverse “formea” di sigaretta, certo è però che se le conclusioni di questo studio dovessero essere confermate da ricerche successive, la sigaretta elettronica rappresenterebbe una misura se non altro irrilevante nel contrastare la diffusione del fumo e delle malattie ad esso correlate.

Mattia Bozzelli, studente di medicina.

Due parole sull'autore

Mattia Bozzelli

Studio medicina presso l’ Università di Siena; la psichiatria e la farmacologia delle sostanze rappresentano i miei principali interessi in ambito medico e non solo, il loro ruolo sociale e culturale sono infatti per me costante fonte di ricerca...

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