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Quella ipertensione emotiva che permea la nostra societA�…

Ho pensato di chiamarla ipertensione emotiva. Cosa?
Quella tensione che permea il nostro tessuto sociale fatta di ansia di accaparramento e accumulo, fretta, paura, urgenza di appagamento e soddisfazione, spasmo che ci spinge a fuggire la noia nel divertimento e negli eccessi pur di non sostare un pA? presso di noi per ascoltare il conflitti che ci portiamo dentro e che aggiungono dolore al dolore per una vita che ci appartiene sempre di meno avendola ormai deposta e affidata agli oggetti e alle connessioni tecnologiche, al lavoro, alle sostanze, ai divertimenti.
Parlo di iper-tensione emotiva perchA? vi ravviso un eccesso che non si lascia elaborare, che non elaboriamo, e che perciA? fa male come un’invisibile spina nel fianco, o come un piccolissimo sasso nella scarpa, che ci rende claudicanti e comunque bisognosi. Per questo qualcuno ogni tanto “inciampa”, cade, o dA� di matto, secondo imperscrutabili black-out neuronali.

Sono andata a cercare queste inconguitA� nelle cronache locali partendo dagli articoli sulle sostanze legali o illegali. Spesso dietro gesti violenti verso altre persone, per lo piA? tra uomo e donna, o genitori e figli, c’era l’abuso di alcol, rarissimi gli articoli in cui qualcuno si faceva molto male con ‘le droghe’.
PiA? frequenti gli articoli che festeggiavano i vincitori di gratta a vinci, nessun dato invece sulle proporzioni dei giocatori patologici.
Se vengono arrestati degli spacciatori A? ovvio che c’A? un mercato per le sostanze illegali, A? ovvio che il loro uso A? diffuso anche se non si sa quanto.
Per il vino il discorso A? diverso, non solo perchA? A? legale, ma anche perchA? A? un marchio della nostra cultura enogastronomica. Un punto forte delle nostra economia. Innumerevoli le iniziative in cui il vino ‘si sposa’ con arte e cultura, o gli aperativi per per promuovere la mostra in Duomo di un quadro del Caravaggio. Il vino A? Cultura, la marijuana A? subcultura.

Un fiume di cronaca raccontato con l’inchiostro A? passato dal tavolo della biblioteca comunale su cui tenevo spiegati i giornali, ai miei occhi, da lA� allo stomoco e quindi alla testa.
Molti gli articoli che segnalano avvenuti atti vandalici compiuti dai giovanissimi, molte le scritte sui muri. Considerando che viviamo in societA� molto razionali dove l’irrazionalitA� non trova tanti modi per dirsi se non con lo scempio mi A? tornato in mente quel cartello di Poggibonsi con il divieto di giocare a pallone su tutta la piazza, sopra al quale qualcuno ha scritto ‘allora noi ci droghiamo’.
La foto di questo cartello A? diventata virale sui social net-work. Ma a questo cartello delizioso assocerei i cartelli stradali modificati in versione poetica dall’artista Clet Abraham.
Un tocco d’arte per interrompere gli automatismi in cui siamo intrappolati e per un attimo stupirci e tornare a respirare liberi e decompressi dall’angoscia, finalmente leggeri.

dott.ssa Carla Caterina Rocchi

 

tags: #Carla Caterina Rocchi #iper-tensione emotiva #poggibonsi #sostanze legali e illegali

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