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Ma la scelta A? sempre di piacere? Determinismo neurobiologico vs costruttivismo

Il dott. Sanna Francesco ha commentato in forma di editoriale la notizia pubblicata da Science. Ho pensato che le sue riflessioni, che in veritA� non mi trovano moltoA�d’accordo ma in parte si, avevano la profonditA� e la “punta” polemica di chi vuole suscitare un possibile dibattito. Allora, ad esempio, io per primo, giacchA? come medico mi sono sentito chiamato in causa, subito dichiaro che – secondo mio giudizio e per quanto ho potuto cogliere nelle frequenti letture – le scienze naturali non sono afflitte dall’ossessione del determinismo apprezzando, al contrario e A�moltissimo i fenomeni che si dipanano apparentemente senza legge. A�Le scienze naturali hanno piena coscienza del collateralismo ed in piA? hanno piena coscienza che non A? assolutamente possibile chiudere la complessitA� della decisione o la scelta psicologica di un individuo nella dimostrazione di come ciA? avvenga eliminando o favorendo una o piA? funzioni; in altri termini costruendo a tavolino le reazioni attese. A questo proposito c’A? un interessante articolo pubblicato su Addiction dal titolo What neurobiology cannot tell us about addiction, di Harold KalantA� 2009, Addiction, 105, 780a��789; nello stesso si esplicitano, senza timore alcuno, i limiti di molti studi delle neuroscienze in cui pare governare l’ossessione della ricerca del meccanismo, finalmente ultimo, che dimostri la complessitA� umana. E ciA? ovviamente non A? possibile trovare. Rimane perA? l’indubbia necessitA� di cercare la dimostrazione su quale terreno poggia e puA? camminare la complessitA� che di seguito, nel singolo individuo, diventa mistero della diversitA�.

Infine se tale determinismo ci fosse in natura, non avremmo i problemi che invece, grandissimi, abbiamo nei confronti dei pazienti, nei quali ritroviamo similitudini nonA�uguaglianze; perchA? la natura, per noi, A? sempre un passo avanti.

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Il lavoro del dott. Sanna.

Nell’ultimo numero di Science A� possibile trovare un articolo dal titolo “Injectable, cellular-scale optoelectronics with applications for wireless optogenetics“.

Come spesso accade in ambito accademico l’articolo ha generato a cascata una serie di pubblicazioni divulgative della “notizia” dei risultati di questa ricerca e, in conseguenza del comune processo di re-interpretazione dei testi scientifici ogni fonte ha colto un significato differente in questi.

Mentre infatti lo studio era sostanzialmente teso a dimostrare l’ultima frontiera della elettronica ottica – ovvero la possibilitA� da parte di input ottici A�(quali la luce) di generare risposte elettriche – A�una porzione della stampa scientifica e la quasi totalitA� della stampa generalista che ha citato la ricerca ha raccontato un aspetto, marginale per i ricercatori ma comunque interessante, legato all’induzione della scelta.

Cos’hanno fatto questi ricercatori americani e sud coreani? Hanno impiantato nei cervelli di alcuni topi da laboratorio un filamento piA? piccolo di un capello, avente come terminale un led. Il filamento, collegato via wireless ad un sistema di accensione, A� stato inserito nella scatola cranica dei topi fino a raggiungere un punto dal quale A� stato possibile stimolare il “fascio dopaminergico” (reazione elettrica) attraverso l’accensione del led (impulso ottico).
I ricercatori sono riusciti cosA� a dimostrare la possibilitA� dell’elettronica ottica di attivare reazioni cerebrali mediante stimoli ottici, con l’unica accortezza di aver precedentemente preparato geneticamente i topi a questa, per cosA� dire, “sensibilitA� intracranica alla luce”.

Pur tuttavia non A� stato questo a suscitare l’attenzione della stampa generalista, catturata invece dalla tipologia di “reazione” che la stimolazione ha consentito: una reazione centrata sul reward system (ovvero il sistema della ricompensa) a fondamento degli studi sull’adattamento animale – e quindi anche umano – emerso tramite le ricerche neurobiologiche sulla tossicodipendenza.
I ricercatori coordinati da Micheal Bruchas e John Rogers hanno infatti rilevato che per i topi la stimolazione ottica del fascio dopaminergico equivaleva ad una ricompensa, neurobiologicamente definita nella produzione di dopamina, e che, quando sottoposti ad un’associazione tra un comportamento (in questo caso il premere il naso contro una resistenza) e la stimolazione del led, essi apprendevano la “buona resa” della situazione e avviavano una ripetizione di quel comportamento, nel tentativo di ottenere nuovamente la ricompensa dopaminergica.
Questo passaggio della lunga esposizione circa i risultati della ricerca sperimentale ha stimolato in Elena Dusi de La Repubblica il titolo al suo articolo: Costruito l'”interruttore della felicitA�”: una piccola luce e scatta il buonumore.

optoelectronics-mouse

Fig.1 Dall’articolo “Injectable, Cellular-Scale Optoelectronics A� A� with Applications for Wireless Optogenetics”

Ci sono numerosi spunti ricavabili da questa storia. L’attenzione selettiva di chi si occupa di divulgazione scientifica, le potenzialitA� della “optoelectronics”, persino l’impulso per chi si batte contro l’utilizzo di cavie da laboratorio a scopo scientifico (quale sventura infatti per i poveri topi essere ridotti come nella fig. 1).

Come sempre accade, ognuno porta avanti la sua causa – in ambito accademico il suo “paradigma” – e nel compiere questo tipo di scelte, essendo situato nel mondo, genera conseguenze che valicano l’orizzonte di quella causa e di quel paradigma.

Incuriosisce quanto poco il costruttivismo ci abbia insegnato o, per meglio dire, quanto poco il costruttivismo si sia divulgato al punto tale da favorire un approccio consapevole nel descrivere e, qui, nel descrivere quando si parla di scienza.
A titolo di esempio questa indagine A� evidentemente centrata sull’ossessione umana per la generazione di reazioni attese. Nonostante qualche centinaio di anni di evoluzione ed una certa tranquillitA� d’adattamento (non siamo piA? nella foresta, nudi, esposti a temibili predatori che ci vogliono abbattere la prole), l’essere umano continua a coltivare la meraviglia per la reazione controllata: questo stimolo => quella risposta.
Il determinismo, che tanto piace alle scienze naturali, ha incontrato perA? l’evidente insieme di limiti insisti nel generare situazioni attese, risposte attese. E tra tutti questi ancora oggi gli scienziati naturali non riescono a capire il piA? evidente: il collateralismo.
Possiamo stimolare un topo affinchA� il suo cervello “avverta” piacere senza che questo piacere derivi da quelle attivitA� che l’evoluzione ha deciso capaci di dargli piacere. Ma non siamo assolutamente in grado di gestirne gli effetti collaterali e la storia delle dipendenze patologiche ce lo insegna con la straordinaria franchezza di cui solo la natura A� capace.
Abbiamo creato l’eroina, sintetizzando qualcosa che l’evoluzione aveva creato in milioni di anni, e in effetti iniettandosela ci procura degli effetti: anestetizza, fornisce piacere intenso, potenzia la sensibilitA� percettiva. Stimolo => Risposta.
Purtroppo questo straordinario prodigio del progresso scientifico umano si porta dietro una scia di effetti collaterali cui l’umanitA�, ad oggi, non ha saputo in alcun modo porre argine: decessi per overdose, distruzione di comunitA� familiari, degrado e persino, qualcuno dice, il marchio genetico sulla prole.

Ecco il punto A� esattamente questo. Noi possiamo anche creare un minuscolo filamento, inocularlo in un depresso e, con le straordinarie tecniche dell’elettronica ottica, stuzzicargli il fascio dopaminergico per ottenere – come si deduce da quanto scrive Elena Dusi e da quanto accennano gli stessi ricercatori- le condizioni neurobiologiche per rimuovergli la depressione. Ma non siamo assolutamente ancora capaci di capire che questo atteggiamento A� l’esatta causa cui imputare il suo tornare depresso, una volta finito l’effetto di quella lucina che oramai sarA� per sempre nel suo cervello. E soprattutto non riusciamo a capire che gli effetti collaterali – generali e non solo individuali – di questa scelta medicalizzante saranno sempre ben superiori ai benefici attesi.

 

Dr. Francesco Sanna

 

 

tags: #costruttivismo #determinismo #fascio dopaminergico #scelta

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