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Mancano i padri

Mancano i padri.

Ci sono troppe madri a gestire la sofferenza. Non voglio dire che i padri manchino di autorevolezza. In questo sono altrettanto bravi sia le madri che i padri. Ma mancano le figure maschili. In particolare. Manca il maschio.

Questi padri – noi padri- A�sono nascosti dietro i ruoli del lavoro, del fare soldi e nelle loro ordinarie funzioni dicono di sA�. Il padre diventa una roba che sta dentro un mutuo.

Quando parlo coi miei pazienti, sento le voci delle madri ma non sento mai le voci dei padri. Mancano i padri e A�i figli hanno un atteggiamento da orfani.A� Orfani presunti, orfani dell’indirizzo paterno. Quindi vendicano e rivendicano quanto non hanno avuto. Rivendicano il diritto alla irresponsabilitA�, alla incontinenza comportamentale. Osano tanto perchA? tanto non c’A? nessuno a guardare.

E’ come se A�la componente maschile mancasse di forza o di indicare una via psicologica. Il padre non A� solamente colui che assicura stabilitA� economiche e realtA� para-affettive. E’ colui che puA? dare indirizzo.

Quale indirizzo? I padri non riescono a fareA� contratti coi figli. Sono confusi dall’idea che esiste solo amorevolezza e non seria, adulta, contrattazione. In sostanza manca la figura di chi riesce ad insegnareA� la realtA� del contratto nella vita. Nella vita puoi fluttuare quanto vuoi ma sei dentro un contratto relazionale, con i suoi pesi e misure.

E questo te lo spiegano i padri. Esiste l’onestA�, il rispetto, la doverositA� della contrattazione ed anche la fierezza della riuscita. Poi la libertA� A� sposare il tuo desiderio. Ma qualsiasi scelta A� all’interno di un contratto; e questo non A� mai gratis.

I padri hanno perso la capacitA� di dare la��indirizzo dell’adultitA� che si conquista nella coscienza che molto esiste fuori da noi. PerchA� i padri forse non contrattano piA? nella vita ma sono dipendenti da qualcuno o da qualcosa, parte passiva di contratti realizzati da altri. In questo modo non insegnano a dipingere una libertA� di qualitA�. Non riescono ad insegnare come si fa. L’orgoglio e la vanitA� di saperlo fare. Quindi il loro allievo diventa orfano, manca di esempio e si perde.

Gli rimane solo la forma della provocazione. Cercare il padre con le provocazioni, nell’idea che fermarlo possa dire instaurare un rapporto. Un altro contratto. Finalmente giusto.

Forse ora, i padri, non dovrebbero fare figli. O semplicemente non devono avere paura di diventare orfani. Loro.

giuseppe montefrancesco

 

 

tags: #padri

2 risposte a “Mancano i padri”

  1. Carla ha detto:

    Caro dott. Montefrancesco

    ho letto e riletto più volte la lettera, la risposta e l’editoriale.
    Sappiamo tutti che c’è una crisi della figura paterna che ci pesa tra capo e collo. Una crisi conseguente a quella del patriarcato e dei poteri monocratici.
    Certi padri è un bene che non ci siano più.

    Quello che voglio dire è che a mio parere le figure genitoriali ormai devono riconoscere se stesse come ‘incomplete e imperfette’ e per questo, fin dalla più tenera età dei figli, dovrebbero far intendere loro che ci sono figure terze, altrettanto autorevoli, con i quali devono di volta in volta  imparare a fare i conti e confrontarsi, anche se non gli piacciono – come avviene con certi insegnanti – e che quando questi siano soddisfacenti affidarsi. Queste figure terze vanno valorizzate agli occhi dei figli anche se non ci sembrano perfette, ci può sempre essere altrove qualcuno di migliore. Deve restare, nei ragazzi e nelle ragazze, uno spazio interiore di fiducia nella perfettibilità in caso gli adulti sbaglino, o non siano del tutto autorevoli, affidabili e sufficienti, rispetto alle domande che il bambino/a, o il ragazzo/a, porta.

    Io penso che ogni padre, come anche ogni madre, fanno il possibile per crescere bene i figli. Il fatto è che proprio non è umano fare tutto bene e tutto giusto! Allora in molti casi si deve poter permettere che intervenga una figura terza.

    Quello che voglio dire si spiega bene con l’episodio del piccolo Mosé messo nella cesta da una madre (guarda caso) e che lo affida alle acque del Nilo dove verrà raccolto dalla schiava della figlia  del Faraone che lo crescerà.
    Io penso che come genitori dobbiamo imparare a costruire delle ‘buone ceste’ perchè i nostri figli possano andare alla deriva via da noi e dalle nostre inefficienze, per trovare, di volta in volta, ciascuno il proprio temporaneo ‘faraone’. Significa crescere disposti ad avere altri ‘padri’ o comunque altri maestri oltre il padre. Se pretendiamo di essere noi i Faraoni dei nostri figli facciamo solo danni.

    Che cosa avrei risposto a quel genitore con il figlio che si droga e lo dice?
    Io avrei detto che, “se non vuoi drogarti di nascosto, allora devi assumerti la responsabilità anche sociale di quello che fai e che sei” la cosa non deve assolutamente essere nascosta o coperta omertosamente nell’ambiente dei familiari e dei conoscenti ( compresi insegnanti  e amici di famiglia) e che tutte queste persone dovrebbero contribuire a creare quell’effetto imbuto per cui il ragazzo o la ragazza venga spinto nella strettoia  che lo porti tra le braccia di chi possa adeguatamente aiutarlo. Pena l’espulsione dal mondo nella quale la famiglia è compresa. Non vedo altro modo di uscire dalle pastoie di un susseguirsi di menzogne che straziano innanzitutto i genitori e che impediscono  la tenuta corretta del contratto comunicativo.
    Se un operatore del Sert può dire :”se vuoi andare non ti seguirò”, oppure “non scenderò sul tuo terreno” o ancora ” rifiuto quello che fai” per un genitore è tutto molto più difficile. Le implicazioni affettive ed emotive permeano ogni piega del contratto comunicativo modificandolo in infinite strategie perdenti rispetto al problema di fondo.
    Quindi se fossi un padre concluderei : ” Figlio mio tu hai un problema e io non posso aiutarti. Devi trovare aiuto in una persona, o più persone, che sappiano come fare. Guardati intorno in quello che offre la piazza. Vai pure lontano a cercarlo. Ti auguro di trovarlo quanto prima”.
    Naturalmente oggi non ci sono più faraoni o re; i poteri assoluti non ci sono più, in democrazia il potere è diffuso ovunque, in mille e più teste , e molte anche capaci, o molto capaci.
    Diamo speranza ai ragazzi e alle ragazzi di poter incontrare i loro ‘maestri di vita’, qualunque sembianza essi assumano.

  2. Rosa ha detto:

    Perché mancano i padri? Se ne sono andati? I padri ci sono, ma non si vedono, perché talvolta vi sono madri ingombranti.
    Queste mamme hanno rivolto il loro sguardo d’amore verso il figlio in modo totalizzante, i loro occhi bastano, non ne servono altri.
    Le madri camminano accanto ai figli, accompagnandoli lungo il percorso di crescita. Mentre i padri stanno dietro, sono stati esclusi, non c’è posto, non c’entrano. Le madri marcano il territorio, talvolta arrivando a sostituire o compensare l’ amore coniugale con quello parentale. Perché un figlio è sangue del tuo sangue, l’ affetto verso di lui è incommensurato, è parte di te.
    I padri si aggirano nell’ombra, esclusi dalla diade madre-bambino e dal letto matrimoniale, dormono nella camera del figlio, che invece sogna tra le braccia della mamma.
    I padri vagano per la casa alla ricerca di un posto, di un ruolo paterno che gli è stato negato o che con forza non hanno rivendicato.
    Sono le madri a farsi carico dei problemi adolescenziale dei figli, sono le madri che si affannano alla ricerca di un significato del perché il loro figlio si droga, perché ha iniziato a fumare o perché siede ore davanti allo schermo che manda immagini di video giochi.
    In quei momenti le madri chiedono aiuto ai padri? Per affrontare una crisi i figli hanno bisogno dei padri?
    Cari padri tornate in camera vostra, sdraiatevi nel lettone accanto a vostra moglie e abbracciatela rassicurandola che quando la vita chiamerà il loro bambino, perché chiede di essere vissuta, voi sarete ancora lì, accanto alla vostra donna, alla madre di vostro figlio, riscalderete il suo letto e le asciugherete le lacrime.
    Come padri, insieme alla madre, direte a vostro figlio che lo seguirete con lo sguardo nella cammino della vita e che quando vorrà tornare per lui ci sarà sempre posto, nel suo letto, nella camera accanto alla vostra.

 

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