uep_logo
Strada delle Scotte, 6 53100 Siena
tel 0577 233228
info@insostanza.it

Sei in:

Ieri sera mi ha telefonato un cane

Ieri sera mi ha telefonato un cane.
In questi giorni ho ricevuto prima una email e poi una telefonata, da un cane.
Cazzo era la prima volta che mi succedeva ma me lo aspettavo.

Quando giro per cittA� a volte A? una vera canizza e nelle strade strette possono succedere piccoli incidenti.
Come ieri sera, ad esempio.
Nel mezzo della via si erano concentrati per caso 5, 6 cani con i rispettivi accompagnatori; accompagnatori che chiamarli padroni mi suona male se pure in questa parolina vi A? molto il senso del rapporto tra i due.
Vado avanti.
Alla��inizio i cani si sono guardati in cagnesco ma erano fermi o facevano poche mosse.
Poi uno screanzato ha cominciato ad abbaiare forte verso tutti e a strattonare il padrone che cercava di farlo ragionare. E ha fatto cosA� senza motivo apparente. A volte i cani sono come i cristiani, sono nervosi per fatti loro; la vita A? difficile per tutti. Bisogna capire !
Erano tutti di piccola taglia e subito hanno reagito con una voce stridula, un poa�� sgradevole. Insomma si dicevano tante cose, probabilmente brutte, e si agitavano andando avanti e indietro e anche di lato.
Mordevano la��aria a caso e mostravano denti ben curati. Erano di diverse nazionalitA�, alcuni migranti economici, altri migranti a sbafo.
Altri erano locali, cioA? italiani, che si incazzavano con i primi perchA� secondo loro il comune gli dava immediatamente un posto dove mangiare e anche un posto di lavoro, tipo vigilantes.
La discussione era terribile. Gli accompagnatori volevano guardarsi felici ma erano imbarazzati. CosA� hanno cominciato a parlare anche loro. Chi gridava di qua chi gridava di la.
Un casino bestiale.

Nel bel mezzo del casino, subitaneamente, come uscito dal nulla si A? presentato un grosso cane, bianco e con il ghigno prepotente. Faceva un cupo rumore di fondo come quando uno A? contrariato e vuole litigare. La��ambiente ha avvertito la minaccia esplicita.
Costui era ben piantato e le cosce terribilmente grosse. Un palestrato di certo.
Di scatto si alza sulle gambe come un cavallo da rodeo e fa un abbaio di guerra terribile.
Si zittiscono tutti compresi gli accompagnatori intimoriti.
Nessuno parlava nella via e lentamente i curiosi si scostavano verso gli spazi liberi degli androni o dei negozi.
Era arrivato il cattivo e ora erano cazzi di tutti.
PiA? di qualche donna ha preso il suo proprio cane in braccio, una��altra la��ha messo sotto una larga gonna.
Silenzio totale.
Che avrebbe fatto il grosso cane ?
Il suo accompagnatore lo tratteneva con due guinzagli rinforzati e borchiati, perA? veniva trascinato lo stesso. Le gengive del cane erano rosse come il sangue e si vedeva che i denti di destra erano anche rinforzati. Bella bestia si poteva dire, in un certo senso.
Il barista ha abbassato la saracinesca.
E ora ?

Prontamente A? giunta la forza pubblica chiamata da mille cellulari. La��occasione ha voluto che si trovasse lA� vicino, al bar, con amici senza cani.
Questa storia andava sistemata, durava cosi da tanto tempo. I due si conoscevano.
La legge ha indossato una dentiera enorme, ha trasfigurato il suo viso e ha cominciato a ululare come i lupi della��Amiata ormai estinti.
Voleva dire al cagnone che ora doveva battersi con lui e non con i ragazzini.
O andava via per sempre, fuori dalla cittA�, oppure doveva combattere.

A questo punto A? entrato in scena il nostro eroe. Il padrone del cane palestrato.
Per un poa�� ha strisciato verso la legge-cane, cioA? proprio si A? buttato per terra e con entrambe le braccia faceva ampi segni di sottomissione.
Diceva anche a�?Piglia me non lui!”. Ma la legge non ammetteva ignoranza!.
La gente intorno mormorava, disgustata dal diniego.
Allora il nostro eroe, come un felino, si A? buttato nella mischia e con sprezzo del pericolo e coraggio sovraumano ha affrontato la legge finta cane.
Lui non poteva lasciare che il suo cane vero rischiasse le guance pendenti o un grave episodio intestinale o persino la morte.

La folla era in deliro, scommesse a non finire mentre un pianista di passaggio accordava un requiem perchA� ci sarebbe stato, forse, il morto.
Il padrone si sacrificava in una lotta impari se pure azzannava con una certa maestria, devo dire, segno che era allenato.
Alla fine perA? aveva rimediato pugni potenti sul viso, morsicature sulla��avambraccio di destra e una spruzzata al peperoncino che lo ha lasciato piangente e stremato.
In piA? quel cane di legge lo ha steso per terra e gli ha messo il braccialetto elettronico per sapere sempre dove andava a fare pipA�.
Ma, il nostro eroe, aveva salvato il cane e aveva fatto il suo dovere.
E’ partito spontaneo un applauso, fragoroso. Tutti erano con lui.

Nel tempo brevissimo della lotta furiosa, invece, il grosso cane ingrato si A? acceso un sigaro e si A? messo un dito nel naso. Poi si A? avvicinato alla��eroe mezzo morto, gli ha dato una leccata sulla ferita e gli ha detto: a�? Andiamo a casa. Bravo cosA� si faa�?.
a�?Circolate, circolate. Lo spettacolo A? finitoa�? gridava lo sceriffo bastardo.
Il semaio che era piA? in lA� diceva tra sA� a�?Povero cristiano, mancu li cani !a�?

_____________________________________________________________________________________

Ho voluto scherzare e fare della semplice ironia su un fenomeno che vedo diffusissimo.
Questo straordinario amore per i cani, o piA? semplicemente per ogni forma di vita in natura, manifesta di certo un cittadino illuminato e riccamente sensibile, ma, secondo me, ha preso un poa�� la mano.

Mi permetto di aggiungere poche considerazioni.
Non voglio sembrare saccente nA� possiedo la saggezza per dare consigli giusti.
Ea�� il mio specifico lavoro che mi spinge ad osservare le cose che accadono e che ritagliano un profilo del comportamento; queste doverose osservazioni mi aiutano a capire perchA� la gente fa in un modo o perchA� sceglie di essere in un’altro.
Da queste spinte a forte contenuto psicologico derivano altre scelte, altre direzioni, altri tragitti e io personalmente devo comprendere e guardare semplicemente per aiutare se mi viene richiesto.
E questo spesso accade.

Quindi dico subito e termino: non chiedete loro la��assoluto, date libertA� a questi magnifici compagni.
Non esiste la��assoluto affettivo perchA� la vita, per sue ragioni interne, necessita di imperfezione.
Non fate gli animali prigionieri di stati di necessitA� e non date loro funzioni sostitutive.
Fidatevi di piA? della��umano che vi tradirA� di certo ma vi permetterA� di fare altrettanto.
In piena libertA�.

Tutto questo me lo ha detto il cane che mi aveva telefonatoa��.!

gm

Due parole sull'autore

Giuseppe Montefrancesco

Dal 2004 è Direttore Scientifico del “Centro Studi sulle Dipendenze Patologiche” (Ce.S.Di.P.) presso il Dipartimento di Farmacologia “G. Segre”. Dal 2011 è Responsabile della Unità Operativa “Prevenzione Dipendenze Patologiche” della Azienda USL 7 di Siena.

I commenti sono chiusi.

 

LE CREAZIONI DI INSOSTANZA