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La marijuana concentrata o concentrato di THC

Mi  è stato chiesto della marijuana concentrata e quindi ne scrivo.
Questo tipo di marijuana era in uso qualche anno fa e non ne avevo più sentito parlare ma probabilmente la metodica è ancora in giro.
Dovrei anche dire che meglio sarebbe definire il tutto come concentrato di TCH.

La marijuana concentrata A? un materiale in apparenza simile al burro o al miele, di colore tendente al giallo.
A seconda del metodo di estrazione applicato, le trame e i colori possono variare notevolmente, da appiccicoso e scuro (detto olio di miele) a dorato (detto cerume o wax) o altre sfumature di colore.
Tale composto è estremamente ricco di THC unico principio attivo ad azione psicotropa presente dei prodotti della cannabis – con un range di concentrazione tra il 40 e l’80%, quindi molto di più di quanto è presente nella marijuana o nell’hascisch attualmente sul mercato, che pure ne sono provvisti a volte sino al 30 %.

I nomi da strada utilizzati negli Stadi Uniti sono:
710 (il numero deriva dal termine OIL capovolto e poi scritto al’inverso) cerume, olio di miele, budder (che non significa burro ma assomiglia a butter), butano, vetro nero ed anche errl.
Wax (cera-cerume) è comunque un termine con cui è già spesso definito anche in Europa.

Come si usa.
Assieme al cibo o bevande ma soprattutto viene fumata mediante pipe all’acqua per haschisc e compatibili con il wax.
Molti consumatori preferiscono vaporizzare il concentrato con le sigarette elettroniche perchè non causa fumo, ma vapore, non ha odore (profumi) ed è facile da nascondere.
In sostanza si può fumare in varie circostanze e senza insospettire l’ambiente vicino.
Una piccola quantità di concentrato viene riscaldata dalla sigaretta elettronica e immediatamente si ottengono gli effetti della sostanza.
La procedura viene detta negli Stati Uniti dabbing o vaping.

Oltre a concentrare il THC la procedura concentra anche i pesticidi o le micotossine prodotte dalle muffe o altro estraibile e questo è stato osservato nelle analisi di laboratorio.

Gli effetti

Gli effetti sono quelli propri ed attesi dal THC ma particolarmente forti e quindi vi è un elevato pericolo di stati di paranoia, ansia, attacchi di panico, allucinazioni, tachicardia, ipertensione arteriosa. Non ultimo lo sviluppo di stati di dipendenza o stati astinenziali.
Tutto ciò è ovvio e prevedibile. La concentrazione è talmente elevata che bisogna attendersi il verificarsi di tali effetti collaterali oltre a quelli voluti.
Si potrebbe dire che l’esperienza non èper giovani fumatori a bassa tolleranza e scarsa abitudine.

Come si ottiene

Il processo di estrazione del THC dalla cannabis avviene di solito mediante il butano o altri gas compressi.
Il butano è un solvente apolare e si lega bene con le sostanze lipofile come il THC ma è  molto pericoloso perchè rapidamente infiammabile.
La cannabis viene triturata, spezzettata finemente o macinata e riposta all’interno di ( provette) tubi di vetro o di plastica con un filtro ad una estremità.
Il butano viene spinto forzatamente nella parte aperta della provetta e così attraversa la cannabis e il THC presente viene estratto e il filtrato scivola in un recipiente. Il recipiente con il filtrato e il butano viene poi riscaldato per far evaporare quest’ultimo che però come gas può causare violente esplosioni.
Oltre a concentrare il THC la procedura concentra anche i pesticidi, le micotossine prodotte dalle muffe o quanto altro estraibile, tutto ciò rilevato in analisi di laboratorio.

montefrancesco

Fonte
www.dea.com
cannabis.info

 

tags: #concentrato di THC #marijuana concentrata #wax

Due parole sull'autore

Giuseppe Montefrancesco

Dal 2004 è Direttore Scientifico del “Centro Studi sulle Dipendenze Patologiche” (Ce.S.Di.P.) presso il Dipartimento di Farmacologia “G. Segre”. Dal 2011 è Responsabile della Unità Operativa “Prevenzione Dipendenze Patologiche” della Azienda USL 7 di Siena.

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