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La marijuana diventa piA? accettabile ma quali effetti sulla salute e sulla societA�?

L’editoriale A? stato gentilmente tradotto dal dott. Orrico A.
La finalitA� del nostro lavoro A? dare informazioni adeguate e quindi, se possibile, scelte e indirizzi consapevoli.

Nella��ultimo numero di Nature un editoriale riporta una lunga riflessione sul fatto che mentre la��uso della cannabis diventa via via piA? accettabile o quanto meno tollerato in aree crescenti del mondo, la comunitA� scientifica non sembra tuttora avere le idee chiare su suoi effetti (Daniel Cressey. The cannabis experiment. Nature 19 August 2015).

Ne riportiamo ampi stralci.

Leggi intese a legalizzare la cannabis o a diminuire le sanzioni ad essa associate stanno prendendo piede in tutto il mondo. Nel 2013, l’Uruguay A? diventata la prima nazione a legalizzare il commercio di marijuana e diversi paesi europei a�� tra loro la Spagna e la��Italia – si stanno allontanando dalle severe sanzioni previste per l’uso ed il possesso. Trentanove stati americani hanno almeno alcune disposizioni per il suo uso terapeutico.
Washington, Colorado, Alaska e Oregon sono andati oltre, legalizzandone il consumo ricreativo, ed altri stati, tra cui la California ed il Massachusetts, entro la fine del 2016 dovrebbe votare simili misure.

Da un punto di vista delle conoscenze scientifiche a riguardo, invece, nonostante alcuni studi che vertono sul trattamento per le crisi di schizofrenia, l’evidenza di effetti della marijuana sulla salute e il comportamento risulta piuttosto limitata e, a volte, contraddittoria. I ricercatori faticano a rispondere anche alle domande piA? semplici circa il consumo di cannabis, i suoi rischi, i benefici e l’effetto che la legalizzazione potrA� avere. Il rapido spostamento culturale e legislativo a riguardo, paradossalmente, sembra aver colto i ricercatori impreparati.
Christian Hopfer, ricercatore di psichiatria presso la University of Colorado School of Medicine a Denver, ritiene infatti che “In linea di massima il numero di studi su tabacco o alcol sono circa 100 volte maggiore degli studi che riguardano le sostanze illegali”.

Per anni, il dibattito sulla sicurezza del farmaco A? stato fortemente polarizzato.
Coloro che ne vogliono la legalizzazione sostengono che A? fondamentalmente innocua se pure molti governi di tutto il mondo hanno messo la cannabis tra le piA? pericolose di droghe illegali, con incisive campagne di avvertimento e prevenzione sui danni che essa comporterebbe per la salute mentale e il benessere sociale.
Gli scienziati sono abbastanza sicuri di alcune cose, soprattutto per quanto riguarda gli effetti a breve termine. Si sa, per esempio, che altera la memoria ed il coordinamento motorio, che puA? causare crisi di paranoia e di psicosi. Altri studi hanno trovato, per esempio, che le probabilitA� di incidenti automobilistici cresce di 2-7 volte se i guidatori la��hanno fumata di recente.

Molto meno chiari sono invece gli effetti a piA? lungo termine, anche se su alcuni la maggior parte degli scienziati concorda. Contrariamente a molti argomenti contrari, ci sono prove che la cannabis crea dipendenza. Circa il 9% degli utenti diventa dipendente e ne mostra segni con lo sviluppo di tolleranza o i sintomi di astinenza quando ne sospende la��utilizzo. Oltre a ciA?, tuttavia, gli effetti a lungo termine rimangono difficili da definire.

La cannabis A? spesso fumata e questo puA? aumentare il rischio di problemi respiratori ed, eventualmente, di cancro ai polmoni. Uno studio del 2008 in Nuova Zelanda, ha riportato che fumare marijuana aumenta il rischio di cancro al polmone dell’8% per ogni ‘joint-anno’ (l’equivalente di fumare uno spinello al giorno per un anno), anche dopo aver preso in considerazione l’uso del tabacco (Aldington, S. et al. Eur. Respir. J. 31, 280a��286. 2008). Differenti osservazioni, invece, hanno trovato poca o nessuna correlazione con il cancro del polmone, anche per consumatori pesanti.

Altri studi sono ancora piA? difficili da distinguere. Alcuni ricercatori hanno trovato associazioni con lo scarso rendimento scolastico, il basso livello sociale ed alterato sviluppo del cervello.
Ad esempio, il Christchurch Health and Development Study – che ha seguito quasi 1.300 bambini nati in Nuova Zelanda nel 1977 – rileva che le persone che hanno usato cannabis quotidianamente hanno circa il 50% in piA? di probabilitA� di avere una sintomatologia psicotica e sono piA? a rischio di abbandono scolastico (Fergusson, D. M., Horwood, L. J. & Ridder, E. M. Addiction 100, 354a��366.2005).
Un altro studio dalla Nuova Zelanda, che ha seguito 1.000 persone a Dunedin dalla nascita fino ai 38 anni, mostra che l’uso regolare di cannabis, soprattutto se iniziato da giovani, correla con cali piA? ripidi del QI in etA� avanzata e con problemi di memoria e di ragionamento rispetto a persone che non ne hanno mai fatto uso (Meier, M. H. et al. Proc. Natl Acad. Sci. USA 109, E2657a��E2664. 2012).

La difficoltA� nel considerare e valutare queste associazioni, afferma Valerie Curran, una psicofarmacologa dell’University College di Londra, si trova nella difficoltA� di distinguere tra correlazione e causalitA�, perchA� “sono tanti fattori che creano confusione”.
Ad esempio, gli adolescenti che fanno uso di cannabis spesso sono anche forti consumatori di alcol e praticano altre attivitA� a rischio. Appare quindi molto difficile attribuire alcuni effetti o comportamenti particolari alla��uso di una singola sostanza.

Problemi simili abbondano nella contestatissima associazione tra uso di cannabis e schizofrenia. Diversi studi hanno mostrato un aumento del rischio di questo disturbo mentale nelle persone che fanno uso di cannabis, rispetto a persone che non lo fanno. Uno studio di 50.000 uomini svedesi di etA� compresa tra 18-20 anni ha rilevato che i forti utilizzatori di cannabis avevano una probabilitA� tre volte superiore di sviluppare la schizofrenia rispetto a quelli che non la��avevano mai usata (Zammit, S., Allebeck, P., Andreasson, S., Lundberg, I. & Lewis, G. Br. Med. J. 325, 1199. 2002). Anche se l’aumento del rischio appare significativo, tuttavia, il rischio complessivo A? ancora basso, perchA� appena l’1,4% degli uomini che hanno segnalato uso di cannabis ha poi sviluppato la malattia, rispetto allo 0,6% di coloro che hanno detto invece di non averla mai provata.

Con l’uso legale della cannabis, i dati potrebbero diventare piA? semplici da raccogliere ed analizzare. Tuttavia l’uso del farmaco A? ancora basso rispetto ad alcol e tabacco, dice Wayne Hall, un ricercatore presso l’UniversitA� del Queensland a Brisbane, in Australia, quindi sarA� sempre difficile trarre conclusioni certe. La marijuana puA? anche essere la sostanza illegale piA? diffusa, egli dice, ma mentre circa il 44% degli adulti statunitensi la��hanno utilizzata a un certo punto della loro vita, solo uno su dieci la��ha utilizzata nel corso dell’anno passato. “Il numero di persone che la utilizzano con una certa regolaritA� e per un lungo periodo A? piuttosto piccolo, per cui, le conseguenze a lungo termine sono poco studiate “.
Una delle questioni piA? importanti per i ricercatori A? la concentrazione del principio attivo. Nella cannabis sono oltre 85 le sostanze chimiche ma quella di maggior interesse per i ricercatori – e per gli utenti – A? il tetraidrocannabinolo (THC). I coltivatori sono stati in grado di selezionare piante con alte concentrazioni di questa sostanza chimica per la��uso ricreativo e medicinale. Un programma di monitoraggio gestito dalla University of Mississippi per il National Institute on Drug Abuse (NIDA) ha trovato che i livelli di THC sono costantemente aumentati negli 11 Stati membri: dal 2-3% nel 1985-95, al 4,9% nel 2010. La��aumento A? ancora piA? netto per la cannabis importata e sequestrata. Per questa, la concentrazione A? passata da meno del 4% alla fine del 1980 e all’inizio del 1990 ad oltre il 12% nel 2013. Appare quindi difficile determinare la quantitA� di THC consumata dal cliente medio.

Questa escalation nelle concentrazioni di THC, solleva inoltre interrogativi circa la validitA� e la confrontabilitA� delle ricerche precedenti, perchA� gli utenti nei piA? vecchi studi possono aver consumato una dose inferiore di cannabis, con effetti differenti da quanto succederebbe attualmente.
Nei luoghi in cui il farmaco A? legale, le norme di etichettatura possono anche essere inadeguate.
Un sondaggio fatto tra agosto e ottobre dello scorso anno ha rilevato che solo il 17% dei prodotti di cannabis commestibili a San Francisco, Los Angeles e Seattle aveva etichette precise. PiA? della metA� avevano meno THC di quanto sostenuto, mentre alcune ne avevano una significativamente maggiore quantitA�.

In ogni caso, anche se diversi Stati stanno iniziando a ridurre le restrizioni sulla��uso ricreativo della marijuana, sono le argomentazioni per il suo uso medico ad aver preso il centro del dibattito.
Il Colorado ha introdotto le regole che consentono la��uso medico della marijuana oltre un decennio prima del permesso per l’uso ricreativo. Le condizioni per le quali A? stato approvato la��uso medico della marijuana sono: cancro, glaucoma, HIV/AIDS, cachessia, spasmi muscolari persistenti, convulsioni, nausea grave e dolore severo.
Anche se vi A? una enorme quantitA� di prove aneddotiche – e gruppi di pressione ben organizzati per facilitare l’accesso alla marijuana medica – ci sono poche definitive prove scientifiche per molti dei dichiarati benefici medici. Una delle ragioni di questa mancanza di prove A? che generalmente i fondi per la ricerca sono ottenibile solo per gli studi focalizzati sugli effetti negativi della cannabis.

Questo sta cominciando a cambiare.
Tra i progetti finanziati dal Colorado, ce ne sono due per indagare se i cannabinoidi possono contribuire ad attenuare le crisi di epilessia infantile e ricerche simile sono in corso anche nel Regno Unito e altrove negli Stati Uniti.
Un altro piA? consolidato studio riguarda gli affetti da sclerosi multipla. Uno spray a base di cannabis A? stato approvato in 27 paesi per il trattamento di problemi muscolari associati alla malattia come spasmi.
Altri dichiarati benefici di marijuana, quali la stimolazione dell’appetito nei malati di AIDS, sono supportati da prove piA? limitate.

Una delle piA? importanti domande A? tuttavia come la legalizzazione potrA� cambiare i modelli di utilizzo. Ea�� proprio in Europa, dove la regolamentazione della cannabis tende ad essere molto piA? leggera di quanto non sia negli Stati Uniti, che i ricercatori guardano.
L’esempio piA? estremo e di lunga data A? l’Olanda, che ha depenalizzato il possesso e la vendita di piccole quantitA� di cannabis giA� dal 1976. Ma anche se alcune strade di Amsterdam sono state trasformate in punti caldi del turismo, il paese nel suo complesso non ha cambiato di molto le sue abitudini.
Infatti, anche se i dati sul consumo di cannabis in Europa sono irregolari, i Paesi Bassi non denunciano molti piA? utenti rispetto alle altre nazioni.
Dati aggregati dell’Ufficio delle Nazioni Unite a�?On Drugs and Crimea�? riportano per i Paesi Bassi circa un 7% di consumatori, maggiore della Germania (5%) e della Norvegia (5%), simile a quella registrata nel Regno Unito e molto piA? basso che negli Stati Uniti (15%).
I Paesi Bassi non hanno neppure registrato un enorme picco nella��uso di droghe piA? pesanti, smorzando i timori che la marijuana serva come trampolino per sostanze piA? pericolose come l’eroina e la cocaina.

Il messaggio che viene dai Paesi Bassi, afferma Franz Trautmann, un ricercatore di politica farmaceutica presso l’Istituto Trimbos a Utrecht, nei Paesi Bassi, A? che “una politica molto liberale non porti a una importante prevalenza”.
Piuttosto, si deve considerare che la��uso della cannabis A? endemica, e “non appare possibile controllarne la��uso attraverso la proibizione. Questo A? qualcosa che ormai A? sempre piA? riconosciuto “.

 

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Due parole sull'autore

Aimone Pignattelli

Psicologo, esperto nella relazione di aiuto per le marginalità sociali, giornalista pubblicista.

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