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Un nuovo esperimento mostra l’implicazione del putamen nella ricaduta.

Un nuovo studio aggiunge alle prove esistenti giA� ampiamente descritte che l’esposizione cronica a sostanze stupefacentiA�altera il cervello in modo tale che A? poi difficile smettere.
Nelle scimmie, le metamfetamine alterano strutture cerebrali coinvolte nel processo decisionale e compromettono la capacitA� di sopprimere comportamenti abituali che sono diventati inutili o controproducenti. I due effetti sono stati correlati, indicando che il cambiamento strutturaleA� A? alla base del declino della flessibilitA� mentale.

Una caratteristica distintiva della dipendenza da metamfetamina A� e da tutte le droghe A? che l’individuo dipendente continua ad assumere la sostanza, nonostante ciA? provochi effetti negativi sulla salute e sugli aspettiA� sociali. Test psicologici sugliA� individui tossicodipendenti hanno collegato la loro difficoltA�A� nello smettere ad una debolezza nel controllo inibitorio e ad una ridotta capacitA� di interrompere comportamenti precedentemente appresi. Studi di brain imaging hanno inoltre dimostrato che, rispetto ai non utilizzatori, i consumatori cronici della sostanza hanno, in media, A�piA? materia grigia nel putamen e meno materia grigia nella corteccia prefrontale (PFC)

Per chiarire le relazioni tra queste osservazioni, il dottor David JentschA� presso l’ UniversitA� della California, Los AngelesA� ha esposto 7 adulti cercopitechi maschi alla metamfetamina in un regime di 31 giorniA� perA� simulareA� l’uso cronico della sostanza nell’uomo. I ricercatori hanno testato la cognizione delle scimmie prima, durante e dopo l’esposizione alla metamfetamina, e hannoA� ottenuto immaginiA� attraverso laA� risonanza magnetica (MRI) prima e dopo l’esposizione.

Esperimento: “inversione di prova”
I ricercatori hanno utilizzato un esperimento chiamato a�?Inversione di provaa�?A� per dimostrareA� l’impatto della metamfetamina A�nella scimmia. La prova valuta la flessibilitA� mentale di un animale nell’ignorare un vecchio apprendimento e imparare un nuovo apprendimento.
Durante le fasi di acquisizione eA�fidelizzazioneA�A? stata stabilita un’associazione tra la ricompensa di cibo (banana) e un segnale visivo (un simbolo sulla casella contenente il frutto). Durante la fase di inversione, i ricercatori hanno poi collocatoA� il frutto in una nuova casella (con un simbolo diverso) e misurato ilA� numero di prove che A? servitoA� all’animale per imparare la nuova associazione a�?cue – ricompensaa�?.

L’esperimento A? stato verificato oltre che al gruppo sperimentale, anche ad un gruppo di controllo al quale era stato somministrato solo una soluzione salina. Dopo le 4 settimane di uso di metamfetamina, la performance era notevolmente diminuita nel gruppo sperimentale. Nel test, i ricercatori avevanoA� addestrato gli animali ad ottenere il frutto da una prima associazione con un simbolo per poi passare alla stessa ricompensa data dall’associazione con un altro nuovo simbolo. Le scimmie esposte alle metamfetamine hanno svolto piA? tentativi nell’apprendere la seconda associazione rispetto al comportamento del gruppo di controllo.

Allo stesso modo, era stata verificata la risonanza magnetica del putamen siaA� nelle scimmie sperimentali che nelle scimmie di controllo prima e dopo l’esposizione alla metA� metamfetamina.A� L’ analisi delle immagini hanno rivelato aumenti significativi della materia grigia nel putamen destro dopo l’esposizione alle metamfetamina.

Il putamen A? una struttura del sistema nervoso centrale, localizzata nell’encefalo, in profonditA� rispetto alla corteccia cerebrale e lateralmente ai due ventricoli, che assieme ad altre strutture adiacenti (nucleo caudato, globo pallido) concorre a formare i cosiddetti nuclei della base. Dal punto di vista fisiologico, il putamen e gli altri nuclei della base intervengono nel processo di formazione del movimento volontario con meccanismi di inibizione e di regolazione.

Conclusione
I ricercatori hanno ipotizzato che l’elevata materia grigia nel putamen potrebbe spiegare le compromesse prestazioni al test effettuato sulleA� scimmie. Infatti un ruolo primario del putamen A? quello di avviare risposteA� abituali a situazioni o stimoli familiari. Nella normale formazione dei comportamenti, altre strutture cerebrali, in particolare la corteccia prefrontale, funzionalmente inibiscono risposteA� nelle circostanze in cui sono appropriate. Tuttavia, un putamen ingrandito puA? innescare risposte abituali anche quando sono inutili o dannose.
I risultati della ricerca hanno confermato che gli animali i quali hanno mostratoA� maggiori incrementi di dimensioni delA� putamen eranoA� piA? lenti nel modificare adeguate modifiche di ricompensa.A�Quando l’integritA� strutturale del cervello A? alterata nello striato, A�la regione del cervello che contiene il putamen, essa influenza il controllo inibitorio.

Questo esperimento puA? spiegare molte ipotesi tra cui anche del perchA� A? altamente probabile la ricaduta all’inizio del trattamento di disintossicazione.

Aimone Pignattelli

Groman S.M. et al.,A� Methamphetamine-induced increases in putamen gray matter associate with inhibitory control. Psicopharmacology, A�229 (3) :527-538 , 2013.

Groman, S.M.; Lee, B.; Seu, E.; James, A.S.; Feiler, K.; Mandelkern, M.A.; London, E.D.; Jentsch, J.D. Dysregulation of D2-mediated dopamine transmission in monkeys after chronic escalating methamphetamine exposure. The Journal of Neuroscience 32(17):5843a��5852, 2012.

Hart CL, Marvin CB, Silver R, Smith EE. Is Cognitive Functioning Impaired in Methamphetamine Users? A Critical Review. Neuropsychopharmacology. 2011

 

tags: #aimone pignattelli #metamfetamina #putamen #ricaduta

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