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Nalmefene. Un a�?nuovoa�? farmaco in aiuto ai pazienti alcolisti

La stampa ha da pochissimo diffuso la notizia di un nuovo farmaco per la dipendenza da alcol.
In realtà la novità è soprattutto il fatto che la Agenzia Europea del Farmaco ha approvato e dato via libera alla vendita del nalmefene (principio attivo della specialità Selincro) una sostanza che da tempo aveva suscitato l’interesse della farmacologia. In ogni caso il farmaco attende ulteriori disbrighi burocratici prima che sia acquistabile in farmacia.
Sinora il trattamento farmacologico nei confronti dell’alcolismo si è avvalso di una serie farmaci come:
il disulfiram (Antabuse) (scatena una serie di spiacevolissime reazioni se dopo assunto si beve),
il naltrexone (che riduce gli effetti piacevoli),
l’acamprosato e topiramato (normalizzano i sistemi distrutti dall’alcol e riducono il desiderio, la necessità di bere)
il GHB (Alcover) che producendo effetti alcol mimetici si sostituisce all’alcol stesso.

Il nalmefene, che è un derivato del naltrexone, e quindi non si discosta di molto dall’azione del suo progenitore, ha comunque la particolarità di essere una sostanza che agisce sui recettori degli oppioidi come agonista parziale del tipo kappa e come antagonista di quelli mu.
I recettori degli oppioidi sono fondamentali nell’ottenimento del piacere che consegue all’uso alcol e quindi agire su questi è come togliere la ragione per cui si beve.
Teoricamente ciascuno di noi non riproduce o tende a non riprodurre un comportamento se non è conveniente, se non ne ricaviamo niente o poco; per lo stesso motivo l’alcolista dovrebbe essere indotto a non bere perché viene inibito il meccanismo di ricompensa cerebrale.
Il farmaco per la sua modalità d’azione prima detta ha applicabilità in altre condizioni, ad esempio nel gioco d’azzardo patologico o anche nei tossicodipendenti da oppiacei, ma la sperimentazione clinica ha mostrato che esso può essere un utile supporto terapeutico anche nei confronti dell’alcol.
E’ chiaro che tutti i farmaci antagonisti che cioè si oppongono ad una convenienza (e questa è una convenienza ad elevato valore, il piacere) necessitano del convincimento e della partecipazione dell’individuo. In caso contrario il paziente tenderà ad non assumere il farmaco; è sempre consigliabile quindi non affidarsi al suo solo utilizzo ma associare efficaci supporti psicologici ed interventi sociali.

La differenza tra il naltrexone e il nalmefene.
E’ che il primo viene utilizzato in coloro che hanno smesso del tutto di bere (ed il farmaco dovrebbe supportare l’astinenza e impedire le ricadute) mentre il secondo può essere somministrato senza dover richiedere un completo stato di astinenza.
In sostanza il nalmefene è un farmaco che dovrebbe ridurre il consumo di alcol accompagnato da altri supporti soprattutto di ordine psicosociale. Aiuta i pazienti che proprio non riescono a fare a meno dell’alcol e un ridotto desiderio può fortificare la loro scelta di astenersi.
Inoltre il nalmefene può essere utilizzato on demand cioè al bisogno; molto spesso il paziente avverte la pericolosità di una circostanza esterna così come l’aumentato desiderio interno.
Può allora, con un certo vantaggio, assumere il farmaco circa 1 ora prima e sentire di poter controllare un desiderio che in realtà è ridotto dall’azione del farmaco sui recettori oppiacei.
Il nalmenfene ha minore epatotossicità e una maggiore durata d’azione del naltrexone.

dr. giuseppe montefrancesco

 

tags: #alcolisti #gioco d'azzardo #nalmefene

2 risposte a “Nalmefene. Un a�?nuovoa�? farmaco in aiuto ai pazienti alcolisti”

  1. flufantibus ha detto:

    chi ha scritto la recensione non capisce nulla di Alcologia laddove ha distinto naltrexone sulla base di un criterio erroneo. Il Naltrexone infatti è stato usato con successo proprio ponendo il bere controllato, e non la cessazione del bere, come obiettivo clinico: vedi http://www.contral.com
    E’ chiaro che se un soggetto digiuno di Alcologia attinge alle pubblicazioni scientifiche italiani, del tutto carenti sull’argomento, potrebbe essere portato all’erronea e artificiosa distinzione di cui sopra…Bisogna avere il coraggio di attingere alle fonti scientifiche Alcologiche pregiate e non a quel che passa il convento o all’informazione-propaganda dell’industria, che spinge per proporre il nalmefene come un farmaco con una marcia in + rispetto al naltrexone, mentre probabilmente se la marcia in più ce l’ha è soltanto in termini di tollerabilità nel pz epatopatico.

  2. Paco ha detto:

    Alla luce del post (che è corretto, l’articolo andrebbe corretto per non dare cattiva informazione, visto che il Dr Montefrancesco dovrebbe avere una laurea.

 

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