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Narcotaliban – come la guerra ha ri-generato il mercato dell’eroina

Nell’ultimo anno le dinamiche del conflitto afgano hanno assunto aspetti preoccupanti, diversi da quelli iracheni. Un rapporto presentato all’inizio di settembre al congresso degli Stati Uniti avverte che l’Afghanistan potrebbe diventare un narco-stato. A dirigere i lavori il potente cartello dell’oppio, composto da ex signori della guerra e gruppi criminali nati dopo l’invasione del paese, otto anni fa.

L’Afghanistan quindi come una nuova Colombia;A�il terrorismo come strumento del business della droga perchA? quest’ultima ne A? la prima fonte di “foraggiamento”.

Loretta Napoleoni su L’internazionale ci spiega in breve il processo:

“Come A� avvenuto in Colombia negli anni ottanta, i cartelli dell’oppio comprano i politici e cosA� consolidano il controllo sul territorio. A differenza delle FARC, inglobate nel narcotraffico al punto da diventarne la milizia armata, i taliban mantengono la propria indipendenza pur essendo strumentali per il consolidamento dei feudi dell’oppio. […] Per capire cosa succede in Afghanistan, come per interpretare i documenti segreti dei vertici militari delle forze armate della coalizione […] bisogna quindi guardare il conflitto attraverso la lente del traffico della droga.”*

La droga di cui stiamo parlando A� l’oppio: l’Afghanistan ne produce il 90 per cento di quanto assorbe il “mercato” globale. Quest’anno la produzione A? scesa del 10 per cento e le colture si sono contratte del 22 per cento. Una piccola percentuale di agricoltori ha accettato di produrre grano invece che oppio, incoraggiata dalla riduzione dei differenziali dei prezzi. Grazie all’aumento delle quotazioni del grano, siamo arrivati al livello che un ettaro coltivato ad oppio vale tre volte l’equivalente coltivato a grano, mentre prima il rapporto era di uno a dieci.

Questo risultato non deriva dalle politiche di sdradicamento – poche – messe in atto dal governo di Kabul, ma ad una flessione della domanda mondiale di oppio legata alla concorrenza indiretta della cocaina, spinta con sapienti strategie di marketing giocate sul prezzo, dai cartelli sudamericani. Nell’anno in corso, se volessimo trovare un prezzo medioA�per le strade d’Italia, la cocaina – o, per meglio dire, quello che i pusher mettono nelle palline che si trovano sul mercato di strada – costa dai 25 ai 40 euro a grammo, mentre l’eroina A� offerta dai 40 ai 60 euro al grammo. Se andassimo a rilevare i prezzi di mercato di cinque anni fa troveremmo le cifre invertite e maggiorate. In occidente quindi la cocaina a buon mercato ha spiazzato il commercio dell’eroina. In termini di ricavi perA? A? probabile che i signori della guerra afgani si ritrovino con profitti solo leggermente inferiori al 2008 (anno del boom). Come ci ricorda Loretta Napoleoni “la contrazione della produzione A? superiore a quella della domanda, quindi ci sarA� un aumento del prezzo al dettaglio dell’eroina”.

Nei loro rapporti pubblici gli Statunitensi sostengono inoltre che i taliban e i loro soci hanno circa diecimila tonnellate di oppio illegale stoccato nei magazzini, abbastanza per soddisfare l’intera domanda mondiale per due anni. Ne deriva che probabilmente A� in atto un accordo globale di non eccessiva belligeranza tra mercanti di droga: da un lato gli afgani e i loro soci si fanno forti delle scorte di magazzino, per minacciare di stroncare il mercato, dall’altro i cartelli della cocaina che, anche se ben retribuiti dalla clientela fidelizzata (di alto livello), hanno tutto l’interesse a preservare la fetta conquistata della domanda piA? di massa – che richiede una minore qualitA� e quindi una minor presenza della sostanza chiave nel prodotto assunto.

Un ultimo dato: l’ultimo calo della produzione di oppio in Afghanistan risale al 2001, quando il governo dei Taliban avviA? delle pesanti politiche di sdradicamento delle coltivazioni.

* Internazionale 814, 25 settembre 2009, p. 19

Francesco Sanna

 

tags: #afghanistan #eroina #Giuseppe Montefrancesco #narcotaliban #oppio

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