uep_logo
Strada delle Scotte, 6 53100 Siena
tel 0577 233228
info@insostanza.it

Sei in:

Nymphomaniac, riflessione sulla sessualitA� che fonda l’alto e il basso.

Von Trier chiude la trilogia sulla depressione con una riflessione sulla sessualitA� che fonde l’alto e il basso: una summa del suo cinema

L’anziano Seligman, uscito per fare la spesa in una giornata nevosa, trova a terra il corpo insanguinato di una donna, Joe. La porta nel suo appartamento e la soccorre. Qui Joe gli rivela di essere una ninfomane. Se vuole puA? raccontargli la sua vita ma sarA� una lunga narrazione che prende le mosse dai libri di anatomia del padre medico per poi passare alle competizioni con una coetanea a chi ha piA? rapporti nel corso di un viaggio in treno. Ma A? solo l’inizio.
Con Nymphomaniac Lars Von Trier chiude la trilogia sulla depressione che lo ha visto dirigere in successione Antichrist e Melancholia. Lo fa con una lunga narrazione divisa in due parti offrendoci alla fine il trailer della seconda.
Non si tratta solo dell’ennesimo “film scandalo” che farA� la gioia dei giornalisti che amano i pezzi cosiddetti “di colore” ma, ancor prima che di un’opera con un tema cosA� complesso, di una specie di summa del suo cinema. PerchA� se una particolare forma di ninfomania per amore invadeva l’animo della Bess di “Onde del destino” e l’ospedale il luogo di “Il regno” il rapporto sessuale reale e mostrato in modo esplicito faceva giA� parte di una sequenza (sciaguratamente tagliata dalla distribuzione italiana) di “Idioti”. All’epoca il regista danese espose anche una sua teoria sul cinema pornografico constatando come fosse il peggio girato ma anche il piA? visto di tutti i generi. Di conseguenza aprA� una casa di produzione per realizzare porno ‘di qualitA�’ e convocA? studiose della sessualitA� per elaborare un “dogma” su ciA? che potesse essere mostrato esplicitamente in un film senza perA? che le donne che lo vedevano si sentissero umiliate. Erano i tempi in cui i detrattori lo accusavano di misoginia e lui, con film come Dancer in the Dark non faceva nulla per contraddirli. Con questa trilogia perA?, e in particolare con questo film, A? venuto sempre piA? allo scoperto: Von Trier teme la donna perchA� vede in lei aspetti del suo profondo che vorrebbe saper controllare e, temendo di esporsi in prima persona, utilizza personaggi femminili per parlare di fatto di sA�.

In questo film suddiviso in capitoli (forma espressiva giA� utilizzata in precedenza) affida alla narrazione di Joe e a Seligman che ci rsppresenta come ascoltatore/spettatore, una riflessione sulla sessualitA� che fonde il basso e l’alto, le secrezioni e le riflessioni letterarie, la pesca con l’ebraismo non per confondere le acque ma per tentare di tracciare (esasperandolo anche sul piano della varietA� di stili messi in campo) un percorso nella sua visione del sesso.
A? un film dolente Nymphomaniac e molto piA? “morale” di quanto non si possa credere. Non A? un inno al libertinaggio anche se non ci viene visivamente risparmiato nulla perchA� il racconto di Joe (almeno in questa prima parte) si rivela come una ricerca dell’armonia che si apre nel buio di un inizio punteggiato da rumori a cui fanno seguito le scabre superfici di un quartiere periferico.

Si puA? anche ridere nel corso delle piA? di due ore di proiezione ma si tratta di un riso intriso di un’amarezza che viene progressivamente e programmaticamente portata in superficie. Una annotazione finale:A� il monologo di Uma Thurman A? da antologia.

Giancarlo Zappoli ( My Mpvies)

 

tags: #ninfomania film #Nymphomaniac #Von Trier

I commenti sono chiusi.

 

LE CREAZIONI DI INSOSTANZA