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Sballare senza droghe.

Ho letto del lavoro fatto in Islanda:
http://www.agi.it/estero/2017/01/24/news/islanda_droghe_alcol_abuso_soluzione_sport-1404316/.
Insostanza lo ha fatto girare su facebook.

Mi sono un poa�� intristito A? vero ma sono stato anche contento .
Mi sono intristito perchA� passava e si realizzava una ovvietA� tremenda che stava nella tesi che ha poi permesso lo sviluppo del progetto preventivo.
a�?PerchA� non ottenere lo stesso effetto di a�?sballamentoa�� attraverso attivitA� che incidono chimicamente sul cervello senza gli effetti deleteri delle droghe?a�?
Sono stato contento perchA� il progetto aveva avuto sorprendente accoglienza dalle istituzioni, piA? spesso sorde e cieche all’evidenza.

Quanto proposto dal progetto islandese A? quasi naif; banale in un certo senso.

Tecnicamente non ca��A? niente in natura equivalente alle droghe nella capacitA� di dare un potentissimo piacere, una immensa gratificazione. Niente. E per questo che il cervello ne rimane intrappolato. Poche altre cose sono da��altra parte cosA� dolorose quanto una��astinenza non soddisfatta.
Ma le droghe si fermano lA�. Offrono un risultato immediato, rapido e veloce; tutto e subito.
Poi fanno soffrire anche tanto e per lungo tempo.

La normalitA� della vita odierna A? spesso violenta ed A? fondata sulla competitivitA�.
Proprio lo sport A? un noto esempio di come la necessitA� del risultato imponga il doping.
La competitivitA� spinta ha i principi della sopraffazione, della��eliminazione della��avversario.
Inoltre una ingannevole interazione con gli altri, attraverso la��utilizzo di una immensa rete mediatica, impone la��ansia di partecipare, di essere presenti, in una specie di ubiquitarietA� senza luogo.

Di per sA� ogni attivitA� umana puA? generare infelicitA�.
In un certo senso quindi A�non A? “cosa” proporre ma nella proposta la��importante A? recuperare gli elementi psicologici della��esistenza.

Il progetto ha il merito grandissimo di aver liberato e dato luogo a questi elementi.
La��individuo cresce nella relazione con gli altri.
Ha bisogno degli altri e in questa relazione, non esente da sofferenza, dove permissivitA� e divieti hanno uguale posto, ritrova i significati della vita.
In questi trova il piacere di sA�, della sua crescita, della sua persona fisica e psicologica.
La��interazione con gli altri consente di riconoscersi, di sentirsi amati e capire come parlare.

Consente di toccare la a�?carnea�? degli altri, attraversare con gli occhi veri la profonditA� della��altro, dissipare pian piano la confusione, pensare un futuro.
Questo puA? far sballare e dare tanta dopamina per la��oggi e per il domani.

Credo infine che il problema droghe non puA? essere sconfitto totalmente ma puA? essere contenuto ed affrontato.
ll lavoro islandese ne A? un bellissimo esempio.

Personalmente tento di fare questo ogni giorno. Spero di avere uguale fortuna.

g montefrancesco

Due parole sull'autore

Giuseppe Montefrancesco

Dal 2004 è Direttore Scientifico del “Centro Studi sulle Dipendenze Patologiche” (Ce.S.Di.P.) presso il Dipartimento di Farmacologia “G. Segre”. Dal 2011 è Responsabile della Unità Operativa “Prevenzione Dipendenze Patologiche” della Azienda USL 7 di Siena.

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