Gli psichedelici in Europa. Qualche buona speranza.
Prima di disporre la notizia, racconto quando ho potuto osservare nel corso degli anni.
L’uso degli psichedelici-allucinogeni non era comune, anzi molto raro, tra i pazienti di un servizio come il SerT (dove ho lavorato per anni) al contrario “occupati” da droghe come l’eroina, l’alcol o la cocaina.
Il motivo è che gli allucinogeni sono “pesanti” per gli utilizzatori e divengono mal graditi.
In una esperienza, frequentemente adolescenziale, in cui l’obiettivo è quello di ricavarne piacevolezza, stare in un “viaggio” che può durare molte ore e che può avere un esito impetuosamente sgradevole, senza le distorsioni sensoriali desiderate, rende queste droghe non popolari nel senso che è difficile che determino dipendenza patologica e che siano utilizzate da tanti pazienti per molto tempo.
Detto ciò, è quindi assolutamente apprezzabile la notizia del loro uso nel trattamento di disagi mentali di una certa gravità.
Pazienti con malattie psichiatriche, resistenti al trattamento, possono cominciare a sperare. L’Unione Europae (in certi Paesi, non in tutti) pare attualmente assumere accoglienza verso le terapie sperimentali con sostanze psichedeliche. Questo entusiasmo riflette un crescente ottimismo circa le loro potenzialità cliniche, tuttavia, come per qualsiasi intervento medico, è altrettanto importante indagare, oltre ai benefici, i possibili rischi.
Vanno allora assicurati trattamenti efficaci e soprattutto sicuri, considerato che queste sostanze hanno una potenziale pericolosità e anche la loro reale validità deve essere fortemente comprovata.
Vale la pena chiarire i termini allucinogeno e psichedelico che spesso coesistono nella stessa sostanza.
Essi si riferiscono e definiscono gli effetti delle stesse:
quando si prendono in osservazione le alterazioni delle percezioni sensoriali (visive, uditive etc) e del pensiero – allora sono detti allucinogeni –
quando si vuole intendere la capacità della sostanza di rivelare l’anima ovvero scoprire, slatentizzare il profondo, la psiche: allora sono detti psichedelici.
I trattamenti psichedelici si avviano quindi verso l’approvazione normativa e una più ampia applicazione clinica.
Per questo vanno ben conosciuti i potenziali danni e la loro vera efficacia assieme alle raccomandazioni di rigorosi controlli e cautele senza attendersi aspettative irrealistiche.
L’obiettivo è chiaramente quello di introdurre le terapie psichiatriche nella comune pratica e risultati duraturi si possono avere solo da rigorosi protocolli clinici e da un costante lavoro terapeutico che può prevedere l’esame dell’idoneità del paziente, dosaggi individualizzati, riformulazione dei dosaggi o l’inserimento in terapie di gruppo.
In ogni caso la supervisione dei terapeuti deve essere costante, sia per avere la giusta flessibilità verso i vari casi sia per ottenere dati affidabili.
Un modo di ottenere al meglio gli effetti e l’azione di queste sostanze (contenendone le nocive collateralità) è quello di utilizzare microdosi, ovvero dosi non-standard molto inferiori a quelle utilizzate per abuso o l’uso ricreativo.
Una prolungata utilizzazione delle stesse microdosi impone, d’altra parte, di monitorare attentamente i pazienti con preesistenti fragilità o malattie cardiovascolari e anche tenere conto di possibili interazioni con altri farmaci in gestione.
Ritornando a quanto accade in Europa si può riportare che:
la Germania ha lanciato il primo programma di psilocibina per uso compassionevole dell’UE, consentendo ai pazienti con depressione resistente al trattamento di ricevere psilocibina in ambito clinico nonostante il suo status non sia stato ancora approvato.
La Svizzera, pur non essendo membro dell’UE, offre un modello per l’uso medico strutturato.
Il suo programma federale consente ai medici autorizzati di utilizzare psilocibina, MDMA o LSD previa autorizzazione.
La Repubblica Ceca ha introdotto una speciale categoria medico legale per la psilocibina, distinguendola dall’uso illecito. Solo psichiatri e psicoterapeuti con una formazione specifica possono prescriverla per condizioni come depressione resistente al trattamento, disagio esistenziale, PTSD, DOC e disturbi alimentari.
In Italia è stato avviato il primo programma di uso sperimentale di psilocibina; si tratta di un test su 68 pazienti, resistenti al trattamento, coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità.
Questo accade a Chieti.
Le sostanze che hanno avuto attenzione sono numerose, riportiamo tra queste:
– la psilocibina
– l’ibogaina,
– la ketamina,
– l’lsd,
– l’ecstasy (MDMA),
– l’ayahuasca (DMT o dimetiltriptamina)
– il protossido d’azoto o gas esilarante.
Tra queste la psilocibina pare suscitare maggiore interesse.
(di tutte queste “droghe” potete trovare esaurienti informazioni su www.insostanza.it)
Ma quale il motivo che giustifica l’uso degli psichedelici in particolari disturbi psichiatrici ?
Oltre alla diretta azione di questi farmaci va fortemente considerata la velocità, la rapidità di comparsa degli effetti.
Non rispondere al normale trattamento antidepressivo o anche dover attendere tempo perché si esplichi completamente l’azione del farmaco significa per il paziente vivere una angoscia esistenziale terribile ed in più rischiare gravissime azioni autolesive come il suicidio.
Per tale ragione bisogna intervenire nel più breve tempo possibile.
Le sostanze prima riportate agiscono con tale desiderabile e necessaria velocità.
Per quanto attiene le cause della patologia depressiva e la ragione del funzionamento degli antidepressivi, a tutt’oggi, entrambe sono incerte.
La depressione maggiore è considerata una conseguenza della coesistenza di rischi genetici e fattori ambientali; quindi, pare fondamentale esplorare come l’esposizione allo stress e i geni a rischio contribuiscano alla patogenesi della depressione maggiore.
D’altra parte, l’uso degli antidepressivi come gli SSRI (inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina) sembra legittimamente sostenere l’ipotesi che la depressione sia causata soprattutto da uno squilibrio chimico ossia la mancanza di serotonina e che bisogna ripristinarne i livelli, ragione dell’uso degli SSRI.
In realtà nei pazienti non è stata riscontrata alcuna diminuzione significativa di questo neuromediatore cerebrale.
Secondo attuali ricerche, la ragione dell’efficacia degli antidepressivi, in una pubblicazione di Molecular Psychiatry, sta nel fatto che alcune regioni del cervello non comunicano tra loro normalmente, ovvero presentano funzionalmente una specie di blocco e quindi non svolgono correttamente il loro lavoro.
Le regioni cerebrali in questione sono quelle deputate alla ricompensa, alla felicità, all’umore, all’autostima (sistema limbico e zone connesse).
In sostanza gli antidepressivi che aumentano la serotonina, quali gli SSRI, funzionano perché ripristinano la interrotta comunicazione tra queste parti cerebrali; è una forma di neuroplasticità ovvero tutte questi “farmaci” indurrebbero la capacità del cervello di modificare al meglio una condizione che si presentava peggiorativa e bloccata e che determinava lo stato depressivo.
Ciò perché le sostanze psichedeliche sembrano promuovere la plasticità neurale e possono riaprire “periodi critici” di apprendimento e sviluppo.
giuseppe montefrancesco
Fonte
– www.insostanza.it
– Medscape News Europe,The Swiss Wrote the Psychedelic Playbook; Now Europe Follows.
– La Stampa, Specchio, n°242, Vite vissute psichedelicamente.
