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dott. Giuseppe Montefrancesco

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La psichedelia  per la salute mentale

In breve
L’ultimo editoriale della dott/ssa Dr. Nora Volkow (Direttrice del NIDA, National Institute on Drug Abuse) esamina il crescente interesse scientifico per le sostanze psichedeliche come potenziali trattamenti per la salute mentale e i disturbi da uso di droghe; anzi, esse possono rappresentare un efficace cambiamento nelle cure psichiatriche, se pure, non è ancora perfettamente conosciuto il loro meccanismo d’azione in tali circostanze.  (L’argomento è stato trattato varie volte su questo sito)
L’esketamina è già approvata dalla FDA per la depressione resistente al trattamento, mentre la psilocibina e l’MDMA (ecstasy) hanno ricevuto la designazione di “terapie innovative” per la depressione e il PTSD (sindrome post-traumatica).
C’è anche un rinnovato interesse per l’uso di sostanze psichedeliche nel trattamento della dipendenza. Ricerche iniziali e resoconti aneddotici suggeriscono benefici per il disturbo da uso di alcol e altre dipendenze da droghe; studi clinici in corso stanno infatti indagando il loro ruolo nella cessazione del fumo, nel disturbo da uso di stimolanti (considerato che a tutt’oggi non esistono specifiche terapie verso tutti i tipi di stimolanti, ndr) e nel disturbo da uso di oppioidi.

Le sostanze psichedeliche sembrano promettenti per la loro capacità di promuovere una rapida riorganizzazione neuronale (neuroplasticità) probabilmente attraverso l’azione sui recettori della serotonina 5HT-2a, all’interno dei neuroni. Effetto che la serotonina stessa non può fare. Si parla in questo caso della psilocibina.
Le proprietà di potenziamento della neuroplasticità sono state comunque ampiamente esaminate sia con le classiche sostanze psichedeliche (ad esempio, LSD, psilocibina , DMT) sia con quelle non classiche (ad esempio, ketamina, MDMA); questi 2 gruppi di sostanze agiscono in maniera differente.

(La neuroplasticità è la capacità del cervello di modificare la propria struttura, le sue funzioni e le connessioni e di adattarsi ai tanti stimoli cui è sottoposto.
In sostanza è la proprietà che garantisce l’adattamento nei confronti di stimolazioni di vario tipo, soprattutto se ripetute.
E’ questa una circostanza che sopravviene nel cervello anche dopo un frequente uso di droghe; è in tal modo che esse riorganizzano le attività cerebrali e i suoi obiettivi; ndr
).

Alcuni studi mostrano effetti terapeutici duraturi dopo una o poche dosi, ma sono necessari studi clinici più ampi e rigorosi per confermarne l’efficacia e la sicurezza a lungo termine.
A differenza dei tradizionali farmaci per la dipendenza, le sostanze psichedeliche generalmente non agiscono sui recettori delle sostanze che creano dipendenza e non sono considerate di per sé stesse causa di dipendenza, sebbene ketamina e MDMA comportino un certo rischio di abuso.
Negli ambienti di ricerca, le sostanze psichedeliche vengono somministrate in ambienti altamente controllati, poiché la mentalità del paziente e il contesto terapeutico influenzano fortemente i risultati.
Tuttavia, non è ancora chiaro quanto del loro beneficio derivi dal farmaco stesso o invece dalla psicoterapia e dal supporto clinico forniti parallelamente.
In più, molto si discute sulla questione se le esperienze spirituali o mistiche, spesso indotte dalle sostanze psichedeliche, siano essenziali per i loro effetti terapeutici o semplicemente siano effetti collaterali separati dai benefici clinici.

Nel complesso, l’articolo sostiene che, sebbene le sostanze psichedeliche abbiano un notevole potenziale terapeutico, è necessaria un’attenta ricerca scientifica per comprenderne i meccanismi, la sicurezza e l’uso ottimale.
Oltre al trattamento, lo studio delle sostanze psichedeliche potrebbe anche approfondire la comprensione scientifica di come il cervello guarisce e si adatta dopo una dipendenza o un trauma.