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Quella puttana di felicitA�

Ho inseguito per tutta la vita quella puttana della felicitA�. Puttana perchA� si concede a tutti ma non si ferma con nessuno. Poi mi sono accorta che era stupido e pericoloso: stupido perchA� non la raggiungevo mai e pericoloso perchA� per strada facevo cadaveri.
Questo ho letto da qualche parte. Questo ha detto una donna.
La felicitA� che fa cadaveri A? come il cibo che rende obesi e la��acqua che fa annegare.
Una frase amara e disincantata, una frase in cui trapela un senso di colpa che si risolve in senso di responsabilitA�.
E’ vero tutti siamo alla rincorsa della felicitA�, soprattutto nelle nostre societA� opulente dove la felicitA� si associa alla disponibilitA� di soldi e di beni. Tutti siamo in pista nell’affannosa ricerca di raggiungere questo traguardo ma come ci ricorda Bauman: nella pista che porta alla felicitA� il traguardo non c’A?.
Siamo tutti uguali pur nelle diversitA� per questo molti riconosceranno una veritA� nella frase con cui abbiamo aperto. Ci omologhiamo dietro a una frase per timore che gli altri rifiutino le nostre diversitA�.
In realtA� non ci A? dato sapere che cosa intendesse per felicitA� l’autrice del nostro incipit. Certo che ‘felicitA�’ A? una parola alla quale chiunque puA? associare un proprio significato. Ognuno puA? ravvedervi un proprio senso ma in ballo c’A? il raggiungimento di uno stato di perfezione, di pienezza, di grazia. Ma anche queste parole rischiano di risuonare vuote se non si narra il senso sotteso.
Ad esempio ad una persona che conosco A? successo di sentirsi felice una notte in cui rimase sveglia, mentre tutti dormivano, e lei si fermA?, in poltrona, a guardare la gatta che giocava con una pallina sul pavimento, nel silenzio accogliente della casa. Lei raccontava di aver vissuto un attimo di perfezione perchA� si era sentita in pace con se stessa e con il mondo. Lei che era una persona molto conflittuale, in quei lunghi attimi sperimentA? l’assenza di conflitto.
Ma neanche le felicitA� ( forse A? proprio al plurale che possiamo parlarne) come queste possono essere possedute o apprese in modo definitivo e lei il giorno dopo tornA? a rivivere i propri conflitti pur avendo sperimentato che poteva essere diversamente.A�Non so se nella sua ricerca della felicitA� questa mia conoscente abbia progredito, mi piace pensare che abbia un bel ricordo in cui rifugiarsi quando i conflitti torneranno ad essere insopportabili. Ma puA? anche darsi che, nel frattempo, abbia deciso di ammazzare la madre ottantenne, o il marito, o i figli, o i vicini di casa, o il datore di lavoro, insomma il mondo intero nell’illusione di annientare definitivamente con essi i conflitti che la tormentavano.
E’ la ricerca ostinata della felicitA� che risulta ingannevole. Desiderabile eppure sfuggente questa felicitA� non A? mai posseduta definitivamente: ci vorrA� sempre dell’altro, ci vorrA� altra rincorsa, altra fatica o, forse, altra furia omicida?
In questo senso la ricerca della felicitA� puA? essere una faccenda molto pericolosa.
Anche la fuga dal dolore di vivere produce le sue vittime, non solo in chi fugge quando si arriva al suicidio, ma anche in chi vive accanto e che puA? trovarsi coinvolto, suo malgrado, in percorsi emotivi fatti di abbandoni e tradimenti.

Ricerca spasmodica della felicitA�, rincorsa di qualsiasi piacere e fuga dal dolore sono tutte scelte che possono produrre vittime attorno a chi le compie allora forse, distogliere lo sguardo ipnotico dal proprio interesse per volgerlo verso chi ci circonda ci permette, salvando gli altri, di salvare noi stessi.A�Capirlo A? un percorso di saggezza che porta ad una altra felicitA�, una felicitA� amica e come tale libera di andarsene e tornare, a proprio piacimento, per farci una sorpresa.A�Senza questa meraviglia la vita perde ogni incanto e ogni felicitA� sembra solo inganno.
Se non potessimo raccontarci le nostre storie tutto questo non lo potremmo conoscere perchA�, senza la nostre storie, parole come ‘piacere’, ‘felicitA�’ o ‘assenza di dolore’ nella nostra vita non troverebbero un senso e potrebbero solo intossicarci.

Intossicarci come con le droghe che meglio di ogni altro o altra illudono magnificamente la vita ma che peggio delle puttane si a�?incollanoa�? sulle spalle di qualcuno e non se ne vanno piA?.

Due parole sull'autore

Carla Caterina Rocchi

Dottoressa in Filosofia, indirizzo Morale e Politico, insegnante di materie psicopedagogiche. Editorialista. I miei interessi riguardano le riflessioni in ambito esistenziale, sociale e culturale correlato alla ricerca della felicità e al benessere delle persone...

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