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SessualitA� e farmaci

I problemi della funzionalitA� sessuale rappresentano un comune effetto indesiderato della�� uso di antidepressivi e in modo particolare degli inibitori selettivi del reuptake della serotonina (SSRI) e degli inibitori selettivi del reuptake di serotonina e noradrenalina (SNRI). Tali disfunzioni possono comprensibilmente avere un impatto negativo sulla qualitA� della vita, delle relazioni e
della�� autostima tanto da indurre chi li assume a interrompere il trattamento generando un significativo rischio di ricaduta nei sintomi della depressione e il fallimento della terapia.

Nonostante queste siano evidenze di comune riscontro nella pratica clinica e nonostante i numerosi studi a proposito di cui pullula la letteratura scientifica, continua ad essere un problema sottostimato o comunque non sufficientemente evidenziato dai foglietti illustrativi e da molti medici che li prescrivono. Tentare di comprendere questo problema non A? una�� impresa da poco se non altro per la difficoltA� di selezionare gli articoli utili a questo proposito, dato il loro grandissimo numero. Noi abbiamo provato a farlo attraverso una rassegna non esattamente recente ma estremamente valida apparsa a fine 2010 sulla rivista Drug, Healthcare and Patient Safety e che porta la firma di Agnes Higgins, Michael Nash e Aileen Lynch del Trinity College di Dublino.
L a�?articolo in questione analizza alcuni tra gli studi piA? significativi sulla�� argomento evidenziando come i risultati siano considerevolmente differenti e come questo renda difficile stimare la�� esatta incidenza del problema: Rothschild ha stimato che circa il 40% delle persone che fanno uso di antidepressivi sviluppa disfunzioni sessuali; la�� analisi di studi multipli ha invece chiarito come
la�� incidenza oscilli tra il circa 30% dei pazienti trattati con imipramina (un antidepressivo triciclico) e una percentuale tra il 25% e il 75% dei pazienti trattati con SSRI. In particolare le disfunzioni sono piA? frequenti per paroxetina (65%), fluvoxamina (59%), sertralina (56%) e fluoxetina (54%).
Inoltre emerge come altri farmaci antidepressivi che sfruttano meccanismi diversi dal reuptake della serotonina abbiano una incidenza di effetti collaterali di questo tipo estremamente inferiore andando dalla�� 8% del nefazodone (antagonista del recettore della serotonina) al 3,9% del moclobemide (un inibitore delle MAO). Comparando poi le differenze tra i due sessi rispetto a questi dati, si puA? notare come gli uomini riportino una frequenza lievemente maggiore delle donne (62% e 60%).

Ma come puA? un farmaco che agisce come antidepressivo alterare la funzione sessuale e in cosa consistono queste alterazioni? Innanzitutto bisogna ricordare che il sesso A? molto di piA? di un semplice atto fisico e che include anche la dimensione psicologica ed emotiva del soggetto; semplificando, la�� atto sessuale puA? essere suddiviso in 4 fasi successive: desiderio, eccitazione, orgasmo e risoluzione; tutte queste fasi sono facilitate o inibite da complesse interazioni tra neurotrasmettitori ed ormoni. In generale si puA? dire che il meccanismo da��azione degli SSRI e degli SNRI A? quello di bloccare il rientro dei neurotrasmettitori (in particolare serotonina e noradrenalina) nei neuroni che li hanno liberati, determinando un aumento della disponibilitA� del recettore nello spazio sinaptico. PoichA� la maggior parte degli antidepressivi modifica la concentrazione della serotonina A? generalmente accettato che elevati livelli di questa diminuiscono la funzionalitA� sessuale: le terminazioni nervose serotoninergiche inibiscono il rilascio cerebrale di dopamina e noradrenalina, cioA? dei due neurotrasmettitori che danno vita alle fasi di desiderio ed eccitazione della�� atto sessuale. Inoltre la�� 80% della serotonina A? localizzata a livello periferico dove, se elevata, agisce negativamente sulla�� erezione, sulla lubrificazione vaginale, sulla�� eiaculazione e sulla�� orgasmo. Per di piA? la serotonina inibisce il rilascio di ossido nitrico che fisiologicamente ha una azione vasodilatante funzionale alla�� apporto di maggiori quantitA� di sangue agli organi sessuali durante un rapporto.
Il Sistema Nervoso Autonomo invece regola la��aspetto piA? prettamente meccanico della�� atto sessuale e per farlo utilizza acetilcolina e noradrenalina: molti antidepressivi inibiscono la�� azione di questi neurotrasmettitori e di conseguenza la funzionalitA� meccanica sessuale (principalmente erezione ed eiaculazione).
Infine la�� esposizione cronica agli antidepressivi puA? alterare la normale funzionalitA� del sistema neuroendocrino e determinare cambiamenti qualitativi e quantitativi degli spermatozoi e delle cellule ovariche.

La depressione A? un problema di salute mentale estremamente comune per il quale il trattamento farmacologico rappresenta la terapia di scelta e nella stragrande maggioranza dei casi una necessitA�. PerciA?, alla luce di quanto esposto, diventa fondamentale affrontarne gli effetti indesiderati di tipo sessuale: trattare e gestire queste situazioni richiede un approccio interdisciplinare poichA� i pazienti spesso accolgono con scetticismo rimedi esclusivamente farmacologici. A questo proposito ci sono comunque numerose evidenze di una minore incidenza di questi effetti in pazienti trattati con antidepressivi atipici come bupropione e nefazodone e di come il sildenafil (Viagra) possa comunque migliorare la�� erezione anche in corso di terapia con SSRI. Dovranno perA? essere valutati in futuro trattamenti non farmacologici che sembrano particolarmente promettenti come la terapia cognitivo-comportamentale e alcuni rimedi omeopatici.
Alla base di tutto deve perA? esserci una attenta valutazione del problema nel singolo paziente, elemento che spesso manca e che compromette pesantemente il risultato della terapia e la qualitA� della vita del paziente. Per questa ragione il medico deve categoricamente superare il tabA?
della�� indagine della vita sessuale del paziente per offrirgli i migliori supporto e trattamento possibili. Questo eviterA� infatti al paziente di trovarsi isolato, confuso e logorato, non solo dalla propria patologia e dai farmaci che assume, ma anche dalla�� impossibilitA� di vivere una relazione intima.
Mattia Bozzelli, studente di medicina.
Fonti:
– Agnes Higgins, Michael Nash, Aileen M Lynch. Antidepressant-associated sexual dysfunction: impact, effects, and treatment. Dove Press Journal: Drug, Healthcare and Patient Safety. September 2010.

 

tags: #sesso e farmaci

Due parole sull'autore

Mattia Bozzelli

Studio medicina presso l’ Università di Siena; la psichiatria e la farmacologia delle sostanze rappresentano i miei principali interessi in ambito medico e non solo, il loro ruolo sociale e culturale sono infatti per me costante fonte di ricerca...

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