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Solitudine in un mondo di cellulari

Questi anni sono contrassegnati da un incremento delle connessioni digitali, connessioni con altri individui, spesso sconosciuti, comunque fisicamente lontani da noi o raggiungibili solo tramite computer o smartphone.
Sono i social-network che, con parole scritte o immagini, danno la sensazione di essere sempre collegati a qualcuno.

In realtA� non A? cosA� siamo sempre piA? soli e isolati

Uno studio della Brigham Young University dello Utah ci dice che non solo sono aumentati isolamento e solitudine, ma che questo stato di cose aumenta la mortalitA�.
La ricerca, svolta su un campione di tre milioni di persone e pubblicata su Prospectives Psychological Sciences, evidenzia che se l’obesitA� aumenta la mortalitA� del 7% , rispetto alla media, la solitudine aumenta la mortalitA� del 14% , e la povertA� estrema invece incrementa la mortalitA� del 19%.
Quindi il dato del 14% A? particolarmente significativo. Questo incremento prescinde dal fatto che la solitudine sia scelta o subita.

La solitudine A? la nuova epidemia che si sta diffondendo nel mondo.

E’ diminuito il tempo da dedicare agli incontri reali? I social-network danno l’impressione di poter raggiungere gli amici immediatamente, e quindi pensiamo di poter soddisfare il bisogno di compagnia con un click, e danno anche la sensazione di poter, sempre immediatamente, scegliere con chi trascorrere un po’ di tempo, ma sono solo relazioni virtuali che non abbassano il livello di stress che la solitudine provoca.
Ci vuole del tempo, piA? tempo di un click, per gli incontri reali.
Tempo per raggiungere l’amico o l’amica, bisogna infatti spostarsi dalla zona di confort costituita dalla posizione in cui ci troviamo. Ci vuole il tempo per l’incontro, tempo di ascolto, tempo per lo scambio di sguardi e convenevoli, tempo per non aver paura dei silenzi, tempo per ridere insieme, tempo per un adeguato congedo.
Gli incontri dal vivo ci restituiscono altre emozioni che non il rapporto virtuale: percepiamo odori, suoni, il linguaggio del corpo, giochi di ombre e di luci, fisicitA�. Esperienze che che trasmettono un altro calore umano.

Lo sanno bene gli artisti che promuovono tour di spettacoli dal vivo, dove incontrano il pubblico e lo sa il pubblico che spende soldi per il biglietto per un’esperienza che non ha niente a che vedere con il fatto di ascoltare la stessa musica in macchina o a casa.
E invece stiamo perdendo la competenza agli incontri. Quelli reali a volte ci appaiono piA? poveri e meno stimolanti del previsto se confrontati con gli incontri virtuali, la realtA� A? che noi stessi stiamo diventando piA? miseri e meno stimolanti.
Tanto piA? ci spendiamo in rapporti virtuali, tanto piA? perdiamo competenze a gestire rapporti reali con il risultato che restiamo sempre piA? soli.
Alla luce di queste considerazioni ognuno dovrebbe fare l’inventario del capitale umano su cui puA? contare non solo per rapporti basati sulla piacevolezza della condivisione di interessi comuni, ma anche per dei bisogni pratici. Contare gli amici disposti a venire da noi o per i quali valga la pena che noi ci muoviamo verso di loro, ma non solo, contare anche i parenti, i conoscenti e perchA? no? I vicini di casa. E ogni giorno bisognerebbe fare qualche esercizio per non perdere le competenze relazionali, nella realtA� non mediata da internet, perchA� le relazioni umane hanno bisogno di tempo ed esperienza, per crescere e diventare qualcosa di buono come il pane.

Carla Caterina Rocchi

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Due parole sull'autore

Carla Caterina Rocchi

Dottoressa in Filosofia, indirizzo Morale e Politico, insegnante di materie psicopedagogiche. Editorialista. I miei interessi riguardano le riflessioni in ambito esistenziale, sociale e culturale correlato alla ricerca della felicità e al benessere delle persone...

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