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Stefano Cucchi. Ultimo fino ad oggi

Dei morti in galera se ne parla sempre poco. Parrebbe quasi passare l’idea che infondo un morto in galera A� quasi un bene.A�Ogni tanto qualcuno parla di pacchia, di alberghi. Un detenuto costa in media allo stato 250 euro ed il dato A� del Ministero.

Ma un detenuto morto quanto “costa” alla societA�?

Ogni anno muoiono in carcere circa centottanta (180) detenuti. Il 30% circa sono suicidi effettuati per la maggioranza daA�persone alla prima detenzione (quindi quasi tutti ragazzi sotto i trent’anni). Un tasso superiore di ventuno volte a quello della popolazioneA�italiana fuori dalle mura.

“I dati del Ministero sono sempre un poa�� piA? bassi dei nostri […] il Ministero ne classifica 20/30 in meno sul totale delleA�morti e giusto nel 2008 avevamo contato 48 suicidi, il Ministero ne ha contati 42, da cosa A? data questa differenza? Che perA�noi i morti di carcere sono quelli che, per esempio, si impiccano mentre sono in cella, in carcere, vengono soccorsi inA�tempo, non sono ancora morti, sono in fin di vita, spesso, vengono caricati in autoambulanza, sulla��autoambulanza muoionoA�prima di arrivare alla��ospedale, oppure arrivano alla��ospedale in coma, muoiono dopo alcuni giorni, per questi casi noiA�parliamo di morte di carcere e li mettiamo nei nostri dossier, per il Ministero se una persona esce dal muro di cinta delA�carcere ancora viva, quindi viene caricata in autoambulanza viva, per lui non A? piA? morto in carcere, arriva in ospedale,A�viene ricoverato in coma, perA? A? vivo, non A? morto di carcere e quindi non rientra nelle statistiche del Ministero.
Francesco Morelli di Ristretti Orizzonti (associazione legata al Penitenziario di Padova)

PerchA? parlare di questi dati? PerchA? il 22 ottobre A� morto Stefano Cucchi.
Stefano aveva 31 anni, faceva il geometra in uno studio comune con il A�padre e la sorella. La notte tra il 15 e il 16 ottobreA�i carabinieri gli trovano venti grammi di marijuana nel vicino quartiere Appio Claudio.
Le modalitA� della��arresto e delA�sequestro non sono ancora note alla famiglia. PerA? alla��una e mezza di notte di notte, si vedono arrivare il ragazzo con iA�militari per la persquisizione della sua cameretta, dove non troveranno niente di “stupefacente”. La madre ricorda cheA�nell’uscire di casa, uno dei carabinieri la rassicurA? dicendo: A�Signora non si preoccupi. Per cosA� poco A? capace che domaniA�sia a casa ai domiciliariA�.
Quando A� uscito di casa Stefano non aveva alcun segno di percosse, nA? sul viso nA? sul resto del corpo. Stefano era basso,A�magro (43 kg il suo peso medio) e soffriva di epilissia. Il mattino successivo, al processo per direttissima, Stefano arrivaA�perA? con il viso livido e gli occhi gonfi e la��udienza A? rinviata al 13 novembre. Lo riportano a Regina Coeli.

Il sabato sera, la��indomani, i carabinieri arrivano a casa Cucchi per comunicare il ricovero al Pronto soccorso della��IsolaA�Tiberina. Si scoprirA�, invece, che era stato portato all’Ospedale Sandro Pertini.A�Motivo ufficiale: dolori alla schiena dovuti a una caduta precedente alla��arresto di cui in casa nessuno sa nulla. Ma unaA�lastra dirA� che aveva due vertebre rotte, una sacrale e una lombare, due vertebre basse.

Quella sera i genitori di Stefano sono scappati in ospedale ma fu spiegato loro a�� era la prima volta che si trovavano inA�quelle condizioni a�� che era un carcere a tutti gli effetti. Non era possibile vederlo, nA� avere notizie senza una carta delA�pm. La stessa cosa si sarebbero sentito dire la domenica mattina. LunedA� la carta non A? ancora arrivata. A�Ma perchA� A? qui?A�,A�riescono a domandare a una poliziotta. A�Non vi preoccupate, vostro figlio A? tranquilloA�.

MercoledA�, quando arriva l’autorizzazione che vale per il giorno successivo A� troppo tardi. Stefano muore alla��alba del 22A�ottobre 2009. Alla��ora di pranzo arrivano i carabinieri a portare il dispositivo per la nomina diA�un consulente di parte per gli a�?accertamenti urgenti non ripetibilia�?, ovvero la��autopsia.

Dopo un braccio di ferro col posto di polizia, finalmente il pm autorizza i familiari a vedere laA�salma.

Dietro il vetro divisorio, Stefano rivela il viso deformato, nero, A�come bruciatoA�. Un occhio pesto, la��altro fuori dalleA�orbite, le ossa della mascella spostate. Il corpo era nascosto da un lenzuolo.

La��autopsia A? durata piA? di cinque ore e stavolta il pm ha negato ai consulenti di parte di effettuare foto. Ci saranno soloA�quelle del perito del pm.

Alla��uscita dalla��obitorio il medico di parte avrA� poche parole. Conferma la natura traumatica degli ematomi sul viso ma negaA�emorragie interne. Insomma, quelle botte non spiegherebbero la morte. Sarebbe evidente una A�sofferenza polmonareA� ma perA�capire meglio si dovranno aspettare gli esami istologici, le cartelle cliniche, i rilievi tossicologici.A�Su Il Fatto Quotidiano si parla anche di tracce ematiche nella vescica e nello stomaco, e di un vasto edema cerebrale con congestione diffusa.

Ad assistere la sorella Ilaria e i genitori c’A? l’avvocato Fabio Anselmo, lo stesso che seguA� il caso di Federico Aldrovandi,A�il ragazzo diciottenne morto dopo un violento pestaggio di quattro agenti di polizia condannati a tre anni e sei mesi, inA�primo grado, per il reato di “eccesso colposo” nell’omicidio colposo del ragazzo.

Recita l’articolo 27 della Costituzione Italiana.
La responsabilitA� penale A? personale.
L’imputato non A? considerato colpevole sino alla condanna definitiva.
Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanitA� e devono tendere alla rieducazione del condannatoA�[cfr. art. 13 c. 4].
Non A? ammessa la pena di morte.

Notizia a cura di Mediaxion SocietA� Cooperativa

 

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