Le storie

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Dott. Giuseppe Montefrancesco
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Mia madre si droga qui sul braccio

Mia MADRE si droga qui sul braccio. Eppure non sanguina mai da esagerare più di tanto. Con l’ago conficcato nella vena, se ne sta rintanata all’angolo. E magari che lo ripeto e lo ripeto a questa madre mia. Ascoltami. Ascoltami, madre. Guarda che ti fa troppo male il braccio bucato.

Ma niente, si chiude a chiavi in bagno. E scompare. Un attimo dopo che ha finito di mangiare, senza rispondere a me che busso forte. Si attacca un laccio emostatico e zac… si catapulta questa dose liquida in vena: e io poi ritrovo siringhe usate in corridoio, nelle scale, dietro l’armadietto. Quasi sempre è roba tagliata male, polvere di marmo, gesso oppure cemento di colore bianco. E anche tufo sbriciolato a volte, proprio così, tufo sbriciolato.

Mia madre compra solo fetenzìe da questi spacciatori neri, appostati agli angoli dei viali: bustine riempite come gira, a caso. E lei mi ruba i giocattoli questa madre. Sì, li ruba e li rivende a prezzo basso per acquistare eroina sugar brown; tutta tagliata col marmo colorato dai neri dei quartieri popolari.

Il guaio è che lo spacciatore mi viene a rapire all’asilo. Col coltello ficcato in gola e mi ricatta, sempre continuando a sterzare il fuoristrada. Se tua madre non pagare più la roba… così avverte il nero, io giuro che ammazzare te bambino. …

Al posto di signora, dice. E così resto lì, mezzo paralizzato dalla paura. Le labbra semiaperte che si sollevano fino a urlare con l’ultimo fiato rimasto in gola: aiuto… aiutatemi vi prego. Abbasso intanto il finestrino tutto quanto e me ne fuggo via dallo sportello e racconto a mia madre l’accaduto; così lei svende subito la playstation al volo, tanto per accontentare il nero.

Sarebbe tanto meglio se io portassi più pazienza con questa madre, così vuole l’assistente sociale. Mamma sta attraversando un tunnel senza via d’uscita. È traumatizzata da una società opulenta, a consumazione onnivora dice. E va bene, va bene signora. Mi prenderò più cura di mia madre d’ora in poi come figlio unico: però, la playstation… quella non me la doveva toccare. Né quei soldatini di piombo, a cavallo. E che sarebbero tra l’altro da collezione. All’ultima crisi di astinenza mi ha rotto i cyborg, i Power ranger… gettandoli via a uno a uno dal balcone, mentre calpestava isterica sia i trenini che le macchine da corsa, la ruspa con la gru gialla regalatami all’ultimo natale assieme alle astronavi…