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Swippare; un lieve tocco per incontrare qualcuno

Probabilmente, complice l’imminente primavera con i conseguenti picchi di ormoni sessuali, due magazine femminili, nel mese di marzo hanno pubblicato articoli sulleA�nuove app, per smartphone o tablet, utili a combinare appuntamenti con internet.

Gli articoli in questione sono:
Voglio lui. Viaggio tra le nuove app per trovare l’uomo giusto, eA�Se posso amarti me lo dice il web.
Le due autrici ne hanno scritto con deliziosa ed invidiabile ironia, come se avessero un sapere di riserva, un non detto, che permetteva loro di scriverne sorridendone.
In entrambi gli articoli si parlava del dating, ovvero della possibilitA� di combinare appuntamenti con internet. Pratica diffusa tramite queste applicazioni che si chiamano Badoo, Meetic, Blander, Skout, Twoo, Tinder, ecc.
Per iscriversi A? sufficiente un’immagine, un nickname, e le preferenze sessuali.
Catalina Toma, esperta della comunicazione sui social-network , dell’universitA� del Wisconsin, sostiene che la maggior parte delle immagini subiscono ritocchi per essere migliorate e che nelle auto descrizioni il piA? delle volte si mente. Eppure questa pratica del dating si va diffondendo come un’epidemia virale.

‘Swipe‘ A? il lieve tocco del dito sul display dello smartphone o del tablet. ? ‘swippare’ A? l’insistere di questo gesto: a�?In metropolitana, nelle sale d’attesa, nei bar, tutti a�?swippanoa�?, ossia decidono, trascinando un dito sul display, se l’immagine di una persona piace oppure no. Uno swipe verso destra e si finisce tra i papabili, uno swipe verso sinistra e vieni cestinatoa�?
( Lucia Corna).

C’A? da aggiungere che queste applicazioni sono pensate e progettate perchA? l’utente vi sia connesso il piA? a lungo possibile. Gli studiosi del fenomeno sottolineano il fatto che queste app possono dare dipendenza come le slot-machine, quindi una dipendenza simile al gamblig. Ma cosa si vince? Un ‘mi piace’, un regalo virtuale, forse qualche emoticon e se fai ‘bingo!’ un appuntamento con quello che ne puA? conseguire.

Tra gli iscritti ai siti di dating, di etA� compresa tra i 20 e i 40 anni, di tutte le estrazioni sociali e culturali, i piA? attivi sono gli uomini.

Forse perchA? come come Don Giovanni, gli uomini amano collezionare incontri con donne e ne cercano mille o piA?.A�
Le donne si stanno adeguando anche se loro, come dice un mio amico, in genere aspirano a un solo uomo ma che sia quello ‘giusto’.

Allora alcune considerazioni.
Qualcuno penserA� che incontrarsi su un sito di dating non A? molto differente che incontrarsi in treno, in spiaggia o al bar. Ma considerato che le immagini e le autodescrizioni mentono, nella realtA� degli incontri casuali, gioca non tanto l’immagine ma tutta la presenza, ovvero quell’insieme di gesti, movenze e posture che spesso ci dicono qualcosa di vero su una persona tramite il linguaggio non verbale.
Si dice che l’amore per effetto della dopamina duri dai tre ai diciotto mesi dopo di che la coppia o riesce a rigenerarsi dall’interno o si cercano novitA� all’esterno. Allora questi siti di dating diffondono la pratica degli appuntamenti per sperimentare la novitA�, o per tradire, in una nevrotica disgiunzione tra desiderio e godimento sessuale.

Ma quello che A? piA? inquietante A? che dietro queste app e il loro diffondersi c’A? un mercato che continua a proporci beni inutili ma accattivanti che ci permettono di trovare risposte immediate allaA�spinta ansiogena verso l’ottimizzazione e l’efficienza.A�Ottimizzare i tempi,A�A? un’istanza che preme sempre piA? sulle nostre vite, da tutte le parti, e ora pretende anche di regolare e gestire, attraverso l’applicazione di algoritmi, la nostra piA? segreta e profonda domanda d’amore.
Se pochi anni fa, come ci riferisce Bauman, uno studio dimostrava come le persone durante un’attesa non fossero impazienti, ma felici di avere un po’ di tempo per pensare ai casi propri, ora puA? non essere giA� piA? cosA�, anche il tempo obbligato di un’attesa puA? essereA�eros(o)A�dall’uso compulsivo di queste app, per restare occupati, per non pensare, per non guardarsi nA� dentro nA� attorno.

Senza accorgerci che mentre stavamo a�?swippandoa�? forse l’amore della nostra vita ci passava accanto sfiorandoci, ma noi avevamo i nostri sensi e la nostra mente ansiosamente puntati su un display.

Carla Caterina Rocchi

– Lucia Corna, Voglio lui. Viaggio tra le nuove app per trovare l’uomo giusto. Grazia, 5. 03. 2014, Mondadori.
– Sofia Parsi, Se posso amarti me lo dice il web, a�?Da�? La Repubblica, del 29/03/ 2014
– Z. Bauman, L’arte della vita, Editori Laterza, 2008

 

tags: #sesso #smartphone

4 risposte a “Swippare; un lieve tocco per incontrare qualcuno”

  1. Unità Operativa Prevenzione Dipendenze Patologiche ha detto:

    Gentile redattrice,
    l’editoriale offerto è certamente ben scritto bene ma, a mio avviso, contiene un errore di base. C’e’ un atteggiamento giudicante, come a dire che l’amore o il sesso non vanno cercati con quella modalita’, che e’ meglio incrociare gli sguardi per potersi scegliere meglio! L’aggettivo inquietante rafforza il giudizio negativo.
    Allora, noi siamo la generazione che si e’ guardata negli occhi prima di scegliere, non abbiamo avuto gli inquietanti attrezzi elettronici eppure abbiamo cosi’ tanti problemi che sorge il dubbio se le modalita’ di cercarsi moderne non siano anche la conseguenza di un fallimento generale e generazionale del darsi e del concedersi all’altro.
    In pratica voglio dire che, sempre secondo me, sarebbe meglio affrontare l’argomento ponendolo su un piano di complessita’ maggiore senza dare giudizi, sottolineando ad esempio un aspetto importante…l’artificio dell’anonimato o la possibilita’ di ritoccare l’immagine come forme di protezioni dalle nostre insicurezze….mentre in realta’ siamo tutti identificabili facilmente nella rete esattamente come nel paese tutti sanno tutto di tutti….

    Ritoccare l’immagine…quando ero ragazzina e i miei genitori non volevano che mi truccassi, andavo in bagno e mi davo l’ombretto usando il borotalco oppure rubavo il rossetto di mia madre e mi aggiustavo i capelli con le forcine, mi specchiavo e gratificavo cosi il bisogno di una fascinazione autoerotica ancor prima che affettivo relazionale….

    Cambia il mondo ma resta sempre uguale….

    Buona giornata
    Paola

    • carla caterina rocchi ha detto:

      Concordo con lei, da sempre la seduzione ha giocato a travestire il corpo, e da sempre ha usato il trucco…
      Mi dispiace di esserle sembrata giudicante ma forse lo sono stata e forse lo sono tutt’ora. Il problema non è ricorrere al dating, il problema è scambiare questa pratica, quando si fa reiterante, per una risposta alla domanda d’amore che abita ciascuno di noi. In questo senso mi sembra lecito e condivisibile il suo dubbio quando si chiede se le modalita’ di cercarsi moderne non siano anche la conseguenza di un fallimento generale e generazionale del darsi e del concedersi all’altro.
      Personalmente concordo con quanto scrive Massimo Recalcati nel suo ultimo libro Non è più come prima, quando afferma che nelle società contemporanee si pensa di risolvere le crisi di coppia ricorrendo al nuovo, ovvero a nuovi rapporti, per cominciare poi a inseguire le novità fini a se stesse, in una continua ricerca e ripetizione dell’identico che in realtà non porta a nessuna soddisfazione così importante da farci restare nella relazione stessa.
      Questi strumenti per il dating, non creano il problema, ma lo accompagnano e lo amplificano, accelerando questa rincorsa al nuovo rapporto. La risposta che la tecnologia può dare non è farci trovare l’anima gemella, ma accellerarne la ricerca, fino a che il meccanismo di questo gioco può prenderci la mano e renderci dipendenti. In questo caso allora forse non resta che intraprendere un impegnativo percorso psicoterapeutico, per riscoprire la nostra più segreta e profonda domanda d’amore. Elaborare questa in una relazione stabile, tenendo presente che solo ciò che permane è mutevole e che stabile non vuol dire certa, è cosa più impegnativa e a mio parere più appagante che fuggire nelle mille nuove relazioni.
      Se chiamiamo eros il nostro desiderio, questo vuole stancarsi, faticare, affrontare e risolvere problemi, in ultima istanza vuole lavorare, se lo congeliamo per dedicarci al perseguimento di un godimento fine a se stesso condannato alla ripetizione, noi ci priviamo di una spinta vitale alla conoscenza e al cambiamento di noi stessi e degli altri.

  2. Franco ha detto:

    Trovo interessante l’argomento per questo vorrei esprimere il mio punto di vista. Scegliere le persone come quando si va al mercato e scelgo le mele, mi pare un po’riduttivo. Bisogna capire che tipo di consumatore sei. L’occhio vuole la sua parte, ma vorrei anche capire da dove vengono, il profumo che emanano, accarezzarle e non rischiare che poi dentro siano marce. Lo stesso penso avvenga per chi cerca partner on-line. Potremmo sicuramente trovare chi mette la sua migliore foto, chi nella descrizione personae esagera un po’ su certi aspetti della propria vita. Ciò non toglie che entrambi siano persone forse sole e fose bisognose d’affetto. A volte la realtà on-line è utile in quanto fuori, quasi sempre, le strade sono piene di traffico e le persone camminano correndo e apprensive. Non dedichiamo tempo alle nuove consocienze. In on-line, il momento lo dedichi quasi tutto, il pensiero si fa più attento e il bisogno di trovare qualcuno da conoscere si fa più forte e più facile. Resta il fatto che poi internet è un puro mezzo di comunicazione. Dovremmo pure incontrarci con il partner scelto prima o poi no?! E allora se rimango seduto al tavolino per ore davanti alla tazza di cappuccino finito aspettando invano che lei si faccia viva, forse è il caso di dire che lei è viva solo on-line. E tutto quello che ci siamo scritti nel tempo flertando, forse a lei è servito comunque. A me invece significa collezionare un’altra sola. Poca differenza da come quando ero più giovane.

  3. raffaella ha detto:

    trovo interessante parlare di queste problematiche analizzando meglio la questione. spesso si affronta questo nuovo tipo di approccio tecnologico al sesso, all’amore, alle relazioni in generale, raccontandone al bar come se si parlasse del tempo. invece no la situazione è molto più complessa di ciò che appare: la tecnologia avanza, cambia il modo di pensare?? e allora dobbiamo adeguarci. non sono convinta di ciò e proprio perché siamo tutti reduci da fallimenti precedenti, questa velocizzazione delle tempistiche relazionali, la risicata comunicazione verbale e non, la dipendenza da queste nuove applicazioni informatiche non può che peggiorare le nostre esistenze. chi non si allinea è automaticamente out, una specie di marziano. E io sono contenta di essere una marziana!
    Raffaella

 

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