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Dott. Giuseppe Montefrancesco
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Un trattamento contro gli stimolanti (metamfetamina); forse anche per la cocaina?

Era da tempo che non sentivamo qualche buona notizia.
Il problema del COVID 19 è apparso allontanare l’attenzione da altri gravi problemi che dovevano continuare ad averne, non ultimo quello della tossicodipendenza.
Come è noto nei confronti di tutti gli stimolanti, dalla cocaina alle amfetamine e metamfetamine ed altri, non esiste un trattamento specifico e il confronto con le loro conseguenze è drammatico e frustrante.
Alcol, nicotina ed oppioidi hanno un corrispettivo farmaco agonista o antagonista; in qualche modo è possibile intervenire nel paziente per la disponibilità di varie opportunità terapeutiche.
Questo però non accade con gli stimolanti.
Con sorpresa ho invece letto sul sito della NIDA (National Institute on Drug Abuse), che, finalmente, è stato documentato un possibile trattamento contro la dipendenza da metamfetamina; questa droga è devastante negli Usa e, in alcune località, forse più dell’epidemia da oppiacei.

I risultati provengono da un trial clinico, denominato ADAPT-2 e pubblicato nel New England Journal of Medicine, 14 gennaio, 2021. Lo studio ha interessato più di 400 volontari, di età compresa tra i 18 e i 65 anni, con disturbo da uso di metamfetamine. Nello stesso è stato adoperato un trattamento combinato con 2 farmaci, il naltrexone impiegato con iniezioni a rilascio prolungato (380 mg ogni 3 settimane) e il bupropion assunto giornalmente (450 mg/die) con compresse a rilascio prolungato.
La direttrice del sito, Nora Volkow ha aperto le news sia riportando il lavoro che un suo personale editoriale.
Di questo trascrivo brevemente alcune parti :
– la strategia di utilizzare combinazioni di farmaci esistenti ha il vantaggio di un “comportamento” già noto sia in termini di sicurezza che di azione;
– in questo trials è stata adoperata l’associazione bupropion e naltrexone, non ancora sottoposta a revisione normativa e il suo impiego deve essere ancora rettificato al meglio, ma i risultati sembrano incoraggianti;
– il naltrexone è uno specifico antagonista dei recettori oppioidi. Se pure non agisce direttamente sulla dopamina e sulla noradrenalina (azione al contrario espletata dalle amfetamine e metamfetamine) comunque impedisce gli effetti gratificanti di queste ultime perché esso intercetta ed impedisce che gli oppioidi agiscano sul sistema della gratificazione. Questa azione è fondamentale per gli effetti, non solo degli oppioidi, ma anche delle amfetamine, dell’alcol e di altre sostanze non oppioidi.
In sintesi, se si blocca il sistema della gratificazione (reward system) tutto diventa inutile perché non c’è il “guadagno” cercato. (ndr)
– il bupropion è un farmaco impiegato nel trattamento della nicotina (fase astinenziale). È un agonista che aumenta la concentrazione di dopamina e noradrenalina ed ha efficacia antidepressiva. E’ un farmaco stimolante che però agisce in modo meno rapido e meno intensamente degli altri stimolanti.
Entrambi i concetti di rapidità e di intensità sono estremamente importanti nel determinare o meno uno stato di dipendenza (ndr).

La conclusione dal New England Journal of Medicine:
Among adults with methamphetamine use disorder, the response over a period of 12 weeks among participants who received extended-release injectable naltrexone plus oral extended-release bupropion was low but was higher than that among participants who received placebo. (Funded by the National Institute on Drug Abuse and others…).

Che questa associazione farmacologica possa essere utile anche nei casi di utilizzo di cocaina ?

g. montefrancesco
Fonti
– Trivedi MH et al., Trial of bupropion and naltrexone in methamphetamine use disorder, New England Journal of Medicine, January 14, 2021
– NIDA, Nora Volkow, Editorial, 01-14-2021-
– www.insostanza.it