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Una fottuta paura della vita

Ho ricevuto questa storia che in realtA� mi A? sembrata avesse piA? la forma di un editoriale, di una dichiarazione. Mi A? sembrato volesse soprattutto insegnarmi a vedere meglio quell’ansia sociale che puA? appesantire la vita di qualcuno. Io spesso dico che i nostri figli ed anche noi non viviamo piA? esperienze ma gareggiamo stupidamente entro discipline. Allora mio figlio non gioca piA? a pallone ma va a scuola di calcio, non butta la palla in un canestro, fA� basket, non ha piA? amori di passaggio ma ogni volta si sposa.

Addirittura viene a casa con la sua ultima e si chiude in camera, tipo more uxorio. A questo io ho detto assolutamente di no. Poi ogni rottura A? un divorzio anzi tendono a rimanere nello stesso rapporto per non soffrire l’abbandono…forse pensano di aver perso una partita.

Allora la fottuta paura della vita. Leggete in basso.

Ho ricevuto:

Gli adulti non lo sanno e forse l’hanno dimenticato.

Ho 17 anni e a diciassette anni si puA? avere una fottuta paura della vita.
Bevo ogni tanto per questa paura.

I miei genitori pensano che c’A? la scuola e internet, la palestra e la danza, le vasche o la discoteca, dopo la pizzeria il sabato sera ma alcuni di noi sono curiosi della vita , quella non preordinata e scandita da orari, quella che semplicemente accade; quella che si trova sulla strada, fatta di incontri occasionali con i quali non intendo nA� il prostituirsi, nA� il cercare una scopata.

Non lo so cosa cerco: forse un nuovo amico o una nuova amica, perchA� quelli che ho mi annoiano un po’ con i loro cazzi. Io non lo so cos’A? questa smania che mi fa sperare che quando esco forse puA? succedermi qualcosa di bello, inaspettato e sorprendente: un amico che ti invita a guardare le nuvole o che ti abbraccia su una panchina mentre volano attorno le foglie. E poi parlare e parlare e parlare, parlare fino a sfinirsi, o magari ridere, percorrendo una strada mai percorsa e scoprirla bella di un fascino discreto e quasi misterioso.
Dove vanno in giro sbattendosi i ragazzi come me, se non cercando un po’ di poesia? Il fatto A? che non si sa mai prima cos’A? ‘poesia’ ma la riconosci solo quando ti accade. Se accade.

Gli adulti forse l’hanno dimenticato ma noi ragazzi abbiamo bisogno anche di questa poesia del vivere che ti sorprende con qualche imprevisto.
Allora per questo devi uscire di casa, chiuderti dietro la porta e andare, non importa dove, ma devi andare anche se sai che sfiderai il ridicolo, perchA? l’orario non A? quello delle vasche, perchA? non A? sabato sera, ma un qualsiasi giorno della settimana lavorativa. Magari sono le tre di pomeriggio e tutto A? chiuso.

E quando devo uscire io spesso ho paura.

Paura che nessuno si interessi a me. Paura di non avere niente da dire.
Paura di apparire troppo insicura e poco interessante.
Allora prima di uscire vado nella sala da pranzo e bevo di nascosto dalle bottiglie di papA�, a sorsi, cosA� divento un po’ piA? baldanzosa e, a volte, spiritosa e leggera.
La lingua si scioglie e gli incontri fanno meno paura. A volte poi bevo quando sono in camera, da sola. In genere la notte dopo che i miei genitori sono andati a letto. A volte bevo forte e scrivo del mio sballo nel mio diario. In genere sono molto triste. Eppure preferisco sentirmi molto triste che andarmene normalmente a letto. PuA? essere che l’uso dell’alcol mi serva per provocare questa altalena di emozioni comunque forti: un’esagerata allegria e un’esagerata tristezza per sentirmi un po’ piA? grande nel pararne gli urti.

Chiara

2 risposte a “Una fottuta paura della vita”

  1. mara ha detto:

    Mi ha colpito questo articolo per la curiosità di Chiara di “percorrere una strada mai percorsa”, di desiderare un “imprevisto” che contrassegni in modo particolare il numero anonimo del calendario; il tutto all’insegna del romanticismo e della poesia che caratterizzano le aspettative adolescenziali, ancora intinte di recriminazioni fiabesche. Rivivo anch’io la noia vissuta in un piccolo paese, con gli stessi amici, nei soliti luoghi ed il desiderio di conoscere “altro”: altre persone, altri modi di pensare, di parlare, di mangiare, di vivere…
    Ma percepisco anche la solitudine di Chiara, la paura che “nessuno si interessi a lei” che si sente insignificante, la sua tristezza. Ecco allora la possibilità di cambiare prospettiva: invece di aspettare che qualcuno si interessi a lei, che potrebbe non accadere, potrebbe lei interessarsi ad altri, attivandosi ad esempio con attività di volontariato (che spazia in mille ambiti, dalla flora, alla fauna, alla persona). Può essere un modo per vivere emozioni nuove, forti, conoscere altre persone, rafforzare la fiducia in sè stessi e l’autostima. Insomma vivere nuove esperienze per migliorare il mondo e noi stessi.

  2. garzia ha detto:

    Una fottuta paura della vita, il racconto scritto da Chiara potrebbe essere stato scritto da me, donna 50enne, alla sua età: stesse emozioni, stessa curiosità, stesso desiderio di poesia, stesso bisogno di trasgressione per non sentirsi normale…. nella norma… nella massa…. nel niente. Una fottuta paura della vita, potrei scrivere oggi, genitore di un figlio che osservi con la consapevolezza che quello che vive ” la paura ” è un percorso necessario, che vedere camminare il proprio figlio sul filo della vita senza la rete di protezione sotto… fa una fottuta paura.
    Fa una fottuta paura vivere a 17 anni come a 50, e menomale Chiara, perché vivere è rischiare, vivere è sfidare il ridicolo, vivere è poesia, vivere è sorprendersi e scoprire che è quella fottuta paura a rendere bella la vita.

 

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