Gli editoriali

a cura del prof. Montefrancesco

Foto dott. Giuseppe Montefrancesco
Responsabile del sito
Dott. Giuseppe Montefrancesco

Shopping compulsivo

La shopping mania, un impulso irrefrenabile: devo, devo, devo con urgenza… cedere all’acquisto!
In quel momento tutto quello che vuoi è portare a casa una cosa in più, che sia un paio di stivali, un golfino leggero- che è un amore – o un servito di piatti, non importa. Testa, occhi, pancia convergono sull’oggetto di turno. L’impulso ti arrovella alla ricerca di giustificazioni per cedere. Già sai che non resisterai. Non è più un piacere ed è così labile il confine tra il gusto dello shopping e l’ossessione: la dipendenza è tutta lì comprare ad ogni costo.
Lo shopping ossessivo compulsivo è detto anche shopaholic, termine anglofono, per indicare le persone che hanno la mania patologica dello shopping; il suffisso aholic significa “uno che è dipendente da” oppurecompulsivamente ha bisogno di“.
E’ tra i disagi sociali emergenti, anche se l’American Psychiatric Association non l’ha ancora classificato come vero disturbo, a sè stante. Una pioggia di motivi, quasi tutti giustificati: la solitudine, il vuoto, lo stress, il bisogno di essere accettati e invidiati, soprattutto amati. La socialità del disturbo ovvero la sua trasversalità tra le classi non è contraddittoria rispetto ad un periodo di difficoltà economiche. Di fatto spiega come la necessità dell’acquisto, nei sui significati reconditi o espliciti, individuali o di massa, sia fondamentalmente quella di partecipare al rito della vita, senza mai essere esclusi, anche se questo avviene come atto nevrotico o come vera ossessione. L’oggetto intermedia la realtà personale e il desiderio; magicamente, per i simboli e i significati che porta con sè, restituisce certezza al proprio io. Senza critica, illusoriamente. Poi ancora un nuovo acquisto…pena l’espulsione dall’intero circuito dei giochi. Lo shopping compulsivo spesso si associa a stati depressivi o a comportamenti ossessivo-compulsivi; puòdivenire una vera e propria dipendenza, come quella da cibo, sesso, internet, gioco. Sembrano così lontane le droghe e l’alcol…quelle sì che appaiono subito gravi e pericolose.

Cosa può fare la medicina? Propone farmaci e psicoterapie. Separati o ansieme. Vengono proposti diversi approcci psicoterapeutici, individuali o di gruppo. Psicoterapie cognitive, freudiane, sistemico relazionale, analisi transazionale, ipnosi, training autogeno.Inutile spronarci a ritornare ad una vita più semplice, costellata da più rapporti, sinceri, autentici e da meno oggetti, da meno apparenza (sic!).
Per il trattamento dello shopping compulsivo, vengono impiegate diverse classi di farmaci, SSRI, stabilizzatori dell’umore, antagonisti oppioidi e antipsicotici, nomi impronunciabilia bupropione, fluoxetina, fluvoxamina, nortriptilina, clomipramina.
Meglio un cachemire.
dott/ssa Gioia Fiengo

Per saperne di più: Hartston H., The case for compulsive shopping a san addiction, J Psychoactive Drugs, 2012,44,64-67.
Bret s. Stetka, MD, Kit Yarrow PhD,Why we shop: the neuropsychology of consumption, Medscape, Nov 22, 2013.
Kisella S., The Secret Dreamworld of a Shopaholic. I love shopping. Milano. Mondadori, 2008.
Kit Yarrow, Decoding the New Consumer Mind.