Gli editoriali

a cura del prof. Montefrancesco

Foto dott. Giuseppe Montefrancesco
Responsabile del sito
Dott. Giuseppe Montefrancesco

Swippare; un lieve tocco per incontrare qualcuno

Probabilmente, complice l’imminente primavera con i conseguenti picchi di ormoni sessuali, due magazine femminili, nel mese di marzo hanno pubblicato articoli sulle nuove app, per smartphone o tablet, utili a combinare appuntamenti con internet.
Gli articoli in questione sono: Voglio lui. Viaggio tra le nuove app per trovare l’uomo giusto, e Se posso amarti me lo dice il web. Le due autrici ne hanno scritto con deliziosa ed invidiabile ironia, come se avessero un sapere di riserva, un non detto, che permetteva loro di scriverne sorridendone. In entrambi gli articoli si parlava del dating, ovvero della possibilità di combinare appuntamenti con internet. Pratica diffusa tramite queste applicazioni che si chiamano Badoo, Meetic, Blander, Skout, Twoo, Tinder, ecc. Per iscriversi è sufficiente un’immagine, un nickname, e le preferenze sessuali. Catalina Toma, esperta della comunicazione sui social-network , dell’università del Wisconsin, sostiene che la maggior parte delle immagini subiscono ritocchi per essere migliorate e che nelle auto descrizioni il più delle volte si mente. Eppure questa pratica del dating si va diffondendo come un’epidemia virale.
‘Swipe‘ è il lieve tocco del dito sul display dello smartphone o del tablet. ? ‘swippare’ è l’insistere di questo gesto: in metropolitana, nelle sale d’attesa, nei bar, tutti ?swippano, ossia decidono, trascinando un dito sul display, se l’immagine di una persona piace oppure no. Uno swipe verso destra e si finisce tra i papabili, uno swipe verso sinistra e vieni cestinato(Lucia Corna). C’Aè da aggiungere che queste applicazioni sono pensate e progettate perchè l’utente vi sia connesso il più a lungo possibile. Gli studiosi del fenomeno sottolineano il fatto che queste app possono dare dipendenza come le slot-machine, quindi una dipendenza simile al gamblig. Ma cosa si vince? Un ‘mi piace’, un regalo virtuale, forse qualche emoticon e se fai ‘bingo!’ un appuntamento con quello che ne può conseguire.
Tra gli iscritti ai siti di dating, di età compresa tra i 20 e i 40 anni, di tutte le estrazioni sociali e culturali, i più attivi sono gli uomini. Forse perchè come come Don Giovanni, gli uomini amano collezionare incontri con donne e ne cercano mille o più. Le donne si stanno adeguando anche se loro, come dice un mio amico, in genere aspirano a un solo uomo ma che sia quello ‘giusto’. Allora alcune considerazioni. Qualcuno penserà che incontrarsi su un sito di dating non è molto differente che incontrarsi in treno, in spiaggia o al bar. Ma considerato che le immagini e le autodescrizioni mentono, nella realtà degli incontri casuali, gioca non tanto l’immagine ma tutta la presenza, ovvero quell’insieme di gesti, movenze e posture che spesso ci dicono qualcosa di vero su una persona tramite il linguaggio non verbale. Si dice che l’amore per effetto della dopamina duri dai tre ai diciotto mesi dopo di che la coppia o riesce a rigenerarsi dall’interno o si cercano novità all’esterno. Allora questi siti di dating diffondono la pratica degli appuntamenti per sperimentare la novità, o per tradire, in una nevrotica disgiunzione tra desiderio e godimento sessuale. Ma quello che è più inquietante è che dietro queste app e il loro diffondersi c’è un mercato che continua a proporci beni inutili ma accattivanti che ci permettono di trovare risposte immediate alla spinta ansiogena verso l’ottimizzazione e l’efficienza.
Ottimizzare i tempi, è un’istanza che preme sempre più sulle nostre vite, da tutte le parti, e ora pretende anche di regolare e gestire, attraverso l’applicazione di algoritmi, la nostra più segreta e profonda domanda d’amore. Se pochi anni fa, come ci riferisce Bauman, uno studio dimostrava come le persone durante un’attesa non fossero impazienti, ma felici di avere un po’ di tempo per pensare ai casi propri, ora può non essere già più così, anche il tempo obbligato di un’attesa può essere eros(o)  dall’uso compulsivo di queste app, per restare occupati, per non pensare, per non guardarsi nè dentro nè attorno. Senza accorgerci che mentre stavamo aswippandoforse l’amore della nostra vita ci passava accanto sfiorandoci, ma noi avevamo i nostri sensi e la nostra mente ansiosamente puntati su un display.
Carla Caterina Rocchi –
Lucia Corna, Voglio lui. Viaggio tra le nuove app per trovare l’uomo giusto. Grazia, 5. 03. 2014, Mondadori. –
Sofia Parsi, Se posso amarti me lo dice il web, La Repubblica, del 29/03/ 2014 –
Z. Bauman, L’arte della vita, Editori Laterza, 2008